Stadio della Roma: Raggi chiede un parere all’Università ma lo tiene segreto

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La gestione del caso Stadio della Roma da parte della giunta Raggi non finisce di stupire. Dopo gli arresti, l’inchiesta su Lanzalone – incaricato appositamente dalla Sindaca di seguire il dossier e poi premiato con la presidenza dell’Acea –  ci si sarebbe aspettati una svolta nel senso della trasparenza. In pratica…… tu Raggi hai stravolto il progetto della precedente amministrazione, l’hai messo a rischio di realizzazione, i tuoi sono stati arrestati, adesso cambi registro e metti tutte le carte sul tavolo!

E invece no! Non solo non si sa se lo Stadio si farà o meno, ma resta l’incognita della viabilità nella zona per la quale la Sindaca ha chiesto un “finto parere” all’Università di Torino, parere che resterà segreto nonostante sia pagato con i fondi comunali. Il contenuto del contratto tra il Campidoglio e il Politecnico è stato svelato da il Tempo che ha tirato fuori delle carte davvero sorprendenti.

Facciamo un passo indietro. Che lo Stadio e un quartiere con uffici e abitazioni a Tor di Valle avrebbe creato problemi di viabilità è cosa nota. Tanto è vero che il precedente progetto, quello validato dalla giunta Marino, aveva previsto la costruzione di un nuovo ponte (quello di Traiano) che si sarebbe aggiunto a quello già previsto nell’area, il ponte dei Congressi. In questo modo vi sarebbero state tre diverse vie di accesso e uscita: i due ponti e la via del Mare, attraverso il Ponte della Magliana. La revisione del progetto voluta invece dall’amministrazione 5stelle ha cancellato le famose torri di Libeskind e di conseguenza ha diminuito notevolmente le opere che il privato avrebbe dovuto costruire in cambio della concessione. Tra queste il ponte di Traiano che nel progetto precedente era a carico di Parnasi per ben 93 milioni di euro. Si è trattato di fatto di un regalo al privato e di un furto alla città. Tanto è vero che l’imprenditore Parnasi, in una intercettazione telefonica prima dell’arresto, imponeva ai suoi di tacere sui problemi di viabilità che la zona avrebbe avuto.

Senza essere ingegneri del traffico, con un semplice esempio sul centro commerciale di Porta di Roma dimostrammo che la domenica pomeriggio, quando su tre diversi accessi si riversano 50 mila persone contemporaneamente, la situazione è di caos. Cosa sarebbe accaduto dopo una partita di calcio in un’area che deve far defluire 60 mila tifosi con una sola via di uscita??? Ecco perché anche l’Autorità per la Qualità dei Servizi Pubblici ha recentemente sollecitato la Raggi a dire se il ponte di Traiano si farà o meno e chi lo finanzierà. Da par suo la giunta – come d’abitudine – non ha risposto. E ha deciso di cercare un parere tecnico a cui appigliarsi. Una pezza d’appoggio, insomma, che dimostri che la scelta di ridurre le vie di accesso sia sensata.

Ecco che la Raggi incarica il Politecnico di Torino di effettuare uno studio che paga 30 mila euro. Il contratto è stato appunto svelato sabato dal bravo Ferdinando Magliaro su il Tempo che ha scoperto cose incredibili.

  1. in primo luogo il Campidoglio ha chiesto all’università di verificare “la congruenza tra l’offerta di trasporto e la domanda stimata sia in termini di traffico che di qualità del servizio” ma non deve fare simulazioni (!!)
  2. cosa più grave è che “si escludono analisi comparative di sorta con altre soluzioni, anche se più innovative, connesse a oneri di spesa differenti“. In pratica la Raggi chiede all’Università di affermare che quello che è l’attuale progetto va bene. E non si azzardi a suggerire di costruire il nuovo ponte, che quello lo sappiamo già che ci vorrebbe, ma non lo vogliamo sentir dire.
  3. infine, tutto dovrà restare segreto. Il Politecnico non potrà divulgare a nessuno il contenuto dello studio e dovrà addirittura distruggere i file in suo possesso. Neanche fosse il terzo segreto di Fatima.

Magliaro lo chiama un “bollino blu” che la Raggi vuole da un’autorità terza per lavarsi la coscienza e dire che il progetto è fatto bene così.

Purtroppo non basta spendere 30 mila euro dando incarico a qualche esperto per farsi dire che le scelte sono giuste. Non è così che si amministra e si pensa al futuro della città e di quell’area. Lo stravolgimento dello Stadio della Roma da parte della giunta 5stelle è costato tantissimo in termini economici alla collettività in quanto ha ridotto dal 30 al 10% le opere pubbliche che il privato avrebbe fatto a proprie spese. C’è da sperare che adesso non vorrà approvarlo senza le necessarie infrastrutture viarie, facendo nascere un quartiere chiuso da un imbuto. E in caso di emergenza, provocata da un attentato o un incendio, lasciare migliaia di persone imbottigliate. In quella sciagurata ipotesi il costo non sarà più solo economico ma anche di vite umane.

 

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