Spiagge, camion bar, cartelloni: il M5S alla prova della discontinuità

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Nel giorno in cui l’assessore Meloni, appena insediato, ha scatenato polemiche per le sue dichiarazioni sui camion bar, la Corte di Giustizia Europea emetteva una sentenza fondamentale. Le spiagge pubbliche – hanno stabilito i giudici del Lussemburgo – non possono prorogare in eterno le loro concessioni, ma queste vanno rimesse a bando. E neanche il termine del 2020 è stato accettato dalla Corte che lo ha ritenuto scorretto in quanto “impedirebbe una selezione imparziale e trasparente dei candidati”.

Insomma, per dirla in parole povere, la Corte impone all’Italia di mettere a bando le concessioni per le spiagge e di farlo subito, senza aspettare il 2021. Il caso Ostia è emblematico e forse uno dei più gravi nel nostro Paese. Decine di km di litorale sono stati letteralmente sequestrati da imprenditori più o meno trasparenti che per anni hanno impedito l’accesso al mare nonostante la legge vieti la costruzione di barriere fisiche. Eppure il lungomuro è diventato il simbolo dell’arroganza dei concessionari che non solo non permettono l’accesso alla spiaggia ma pretendono di mantenere le loro licenze per sempre, tramandandole da padre in figlio, chiudendo ad ogni nuovo operatore, impedendo il miglioramento del servizio.

Durante l’amministrazione Marino, furono aperti con la forza dei varchi per il passaggio al mare. Ma caduto il Sindaco, le cose sono lentamente tornate come prima. C’è da chiedersi cosa accadrà ora, con la nuova Giunta Raggi che dovrà affrontare un tema assai complesso per il MoVimento. Il consigliere pentastellato più votato in assoluto, infatti, Paolo Ferrara (nominato poi presidente del gruppo in Assemblea Capitolina) è legato ai gestori delle spiagge di Ostia che sicuramente avranno spostato molte centinaia di preferenze in suo favore. Lo hanno fatto nella speranza che il M5S possa in qualche modo rallentare l’applicazione della direttiva Bolkestein che prevede appunto la messa a bando di tutte le concessioni su suolo pubblico. Il partito di Grillo non ha fatto mistero di essere contrario alla direttiva europea, chiedendo che non venisse applicata neanche per le bancarelle. E ora i gestori si aspettano da Ferrara e dal suo gruppo un atteggiamento quanto meno morbido.

Ma la sentenza della Corte del Lussemburgo mette una parola fine alle titubanze. Di fatto dice basta a tariffe di concessione ridicole (1 euro al metro quadro all’anno!?!) e impone le gare per dare all’utenza servizi migliori a prezzi più bassi.  Il M5S che da sempre fa della legalità la propria bandiera non potrà non applicare una direttiva europea ormai recepita dall’Italia e addirittura una sentenza della Corte.

CamionBar

 

E’ una delle prove più delicate cui verrà sottoposta la nuova giunta così come quella dei Camion Bar, improvvidamente definiti necessari a dissetare le persone, dall’assessore Meloni. Anche qui la norma superiore parla chiaro: per la tutela del decoro, nelle zone monumentali e archeologiche i camion bar sono vietati. E’ il frutto di una battaglia durata anni e ora c’è poco da discutere come vorrebbe fare il neo assessore: c’è solo da applicare la legge.

Stesso discorso per la riforma dei cartelloni pubblicitari, ormai approvata dall’assemblea capitolina nel 2014 ma non ancora completata. Un’amministrazione che fa della legalità la propria bandiera deve portarla a termine entro i primi 6 mesi di consiliatura. Altrimenti si ritornerebbe nel pantano della politica che tutti conosciamo e che Roma ha mostrato di non volere più con un voto netto.

Purtroppo l’alba di questa amministrazione è stata offuscata da troppi rancori interni al Movimento: la Lombardi che sbatte la porta del direttorio, le mogli e le fidanzate con incarichi pubblici, ben 2 capi di gabinetto del Sindaco prima chiamati e poi mandati via (Marra e Morgante), non fanno sembrare questa giunta molto diversa dalle precedenti. La discontinuità dovrà arrivare adesso, con i provvedimenti più delicati. Camion bar, cartelloni e spiagge sono tra i primi.

 

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Sarà il Provveditorato alle Opere Pubbliche a gestire gli appalti di Roma che il Campidoglio non è stato in grado di far partire. @virginiaraggi si affida al Governo. L'elenco delle opere a rischio. diarioromano.it/?p=29014

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