Solo 637 interventi su 310mila alberi. E basta un po’ di vento….

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albero caduto via mascagni

albero caduto via mascagni 2

 

Ieri pomeriggio in via Pietro Mascagni, al Salario/Vescovio un grosso ramo si è abbattuto sulle auto in sosta e ha sfiorato diversi passanti. Sono intervenuti i Vigili del Fuoco che hanno messo in sicurezza l’area dopo aver potato la parte rimanente dell’albero che rischiava di rovinare al suolo.

Tre auto sono state gravemente danneggiate mentre una mamma e un bambino sono stati sfiorati dal ramo gigante che si è staccato di netto. Poteva essere una tragedia e ora avremmo pianto altre, ennesime vittime dell’incuria di questa città. Un problema, quello degli alberi, che miete morti e feriti da molti anni e che nessuno ha avuto il coraggio di affrontare alla radice (è il vero caso di usare questa espressione).

Stiamo parlando di un patrimonio arboreo di 312.583 esemplari (dati aggiornati al giugno 2016) che fanno di Roma una delle capitali più verdi del mondo. Il piano regolatore di Teulada di Sanjust del 1909 aveva immaginato una città adornata di platani, lecci, pini marittimi, querce e tigli. Fino alla vigilia della Seconda Guerra mondiale vennero piantati decine di migliaia di alberi che seguivano un criterio architettonico e paesaggistico. Pensate ai lecci di viale Mazzini tagliati a siepe come si faceva negli anni 30. Oppure ai platani che dividono il grande marciapiede di viale Parioli dall’area carrabile. Roma cambiò volto, diventando verde in primavera, gialla in autunno, fiorita in estate.

L’allora sindaco Ernesto Nathan istituì diverse squadre del Servizio Giardini dedicate alla cura e alla manutenzione del verde. Con l’ampliamento della città degli anni 50 e 60 il patrimonio arboreo crebbe ulteriormente fino ad arrivare alla incredibile cifra di oggi (appunto più di 310 mila). Purtroppo, però, nessuno si occupa più degli alberi con le conseguenze che tutti vediamo. Radici che sollevano le strade, fogliame che ottura i canali di scolo, rami o tronchi che precipitano a volte uccidendo.

Nel primo semestre del 2016 (ultimo dato disponibile) sono stati effettuati solo 637 interventi di cui 597 potature e 40 abbattimenti. Meno di una goccia nel mare. La giunta Alemanno aveva forse dimenticato l’esistenza degli alberi perché in quegli anni la cura fu scarsa se non del tutto assente. L’amministrazione Marino provò a dare una svolta, realizzando un censimento: 86 mila piante vennero monitorate (riportano ancora una etichetta sul tronco) e si vide che una grandissima parte di loro aveva raggiunto ormai la fine del proprio ciclo vitale. Ottanta o cento anni, infatti, sono tanti per un grosso albero che si appesantisce e rischia di morire di vecchiaia. Fu così indetto un appalto per un valore di quasi 5 milioni di euro che avrebbe avviato un vero piano di manutenzione. Ma la caduta della giunta Marino bloccò il procedimento che è rimasto lettera morta fino ad oggi. Nè Tronca, nè l’attuale giunta lo hanno ripreso nonostante nel frattempo abbia ottenuto il parere favorevole dell’Anac.

Inoltre manca un “piano del verde” aggiornato, dato che l’ultimo risale al 1948 ed ovviamente la città nel frattempo è piuttosto cambiata. Non deve stupire quindi se episodi come quello accaduto ieri siano sempre più frequenti. Eppure si tratta di ordinaria amministrazione. Basterebbe decidersi ad iniziare.

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