Sindaco Marino assolto ma il PD fa finta di niente

Una settimana fa la notizia dell’assoluzione in Cassazione dell’ex-sindaco Marino dall’accusa di falso e peculato per la vicenda scontrini. “Il fatto non sussiste” è la formula utilizzata dai giudici dell’alta corte per annullare la condanna a due anni di reclusione comminata a Ignazio Marino.

 

È una buona notizia per Roma, che così si evita di dover annoverare nei suoi albi un Sindaco condannato per fatti attinenti alla sua carica, ma nello stesso tempo è una sconfitta perché così si certifica che una legislatura scaturita da un regolare percorso democratico è stata interrotta per motivazioni infondate.

Ricordiamo tutti infatti lo stuolo di consigliere e consiglieri PD in Assemblea Capitolina che si presentarono dal notaio per sfiduciare il Sindaco Marino, saltando qualsiasi passaggio in aula per illustrare le motivazioni del loro atto.

A onor del vero la dirigenza del PD, che a Roma vuol dire essenzialmente Matteo Orfini, ha sempre detto che la sfiducia a Ignazio Marino fu determinata dalla sua incapacità di governare, non dalle inchieste che lo riguardarono.

Marino non era adeguato a quel ruolo,  stava amministrando male Roma” ha dichiarato Orfini alla notizia dell’assoluzione.

Peccato per lui che con il governo M5S a Roma siamo stati tutti costretti a rivedere il senso dell’espressione “amministrare male Roma”, stante che dopo quasi 3 anni di amministrazione a 5 stelle nessun governo cittadino ha ancora dato manifestazioni di sé alla città.

 

Come riflessione successiva all’assoluzione a noi è piaciuta perticolarmente quella pubblicata da Giovanni Caudo sulla sua pagina facebook. Eccola:

 

IL FATTO NON SUSSISTE……..MA PURTROPPO I FATTI RESTANO E IL DANNO “POLITICO” E’, SE POSSIBILE, ANCORA PIU’ INSOPPORTABILE.

COMUNICATO STAMPA
MARINO ASSOLTO IN CASSAZIONE – CAUDO: “BISOGNA CHE QUALCUNO CHIEDA SCUSA ALL’EX SINDACO DI ROMA”
“Bisogna chiedere scusa alla Città e a un uomo, Ignazio Marino. Il PD ha ora l’occasione di fare un gesto politico non per la persona ma per le istituzioni offese. A Roma non si potranno costruire prospettive di rilancio senza affrontare fino in fondo quanto è successo nell’ottobre del 2015 con la cacciata di Marino e della sua Giunta: E’ ora che il Partito democratico faccia davvero i conti con la traumatica chiusura anticipata di quella consiliatura”. Così dichiara il Presidente del III Municipio Giovanni Caudo commentando l’assoluzione arrivata questo pomeriggio per l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino alla Corte di Cassazione. “Questo – ha aggiunto Caudo – non solo per la sua persona ma per l’istituzione che rappresentava. La decisione dell’allora gruppo del PD di dimettersi in blocco facendo cadere l’allora sindaco Marino ha rappresentato una ferita profonda in una comunità politica che fa ancora fatica a rimarginarsi. Questa assoluzione deve quindi rappresentare l’occasione per chiudere i conti con il passato attraverso una piena assunzione di responsabilità per quanto successo 4 anni fa”.

 

Sottolineiamo questo passaggio: “A Roma non si potranno costruire prospettive di rilancio senza affrontare fino in fondo quanto è successo nell’ottobre del 2015 con la cacciata di Marino e della sua Giunta: E’ ora che il Partito democratico faccia davvero i conti con la traumatica chiusura anticipata di quella consiliatura“.

 

Purtroppo la reazione del Partito Democratico all’assoluzione di Marino è stata a dir poco deludente: tutti a far finta di niente, convinti evidentemente che è solo questione di tempo e che tutti i loro elettori prima o poi dimenticheranno l’episodio del notaio, tornando a dare fiducia al loro caro vecchio partito.

E invece le cose non stanno proprio così: non è affatto solo una questione di tempo bensì di credibilità di una forza politica che tradendo platealmente il mandato dei propri elettori ha spedito a casa un Sindaco che stava ben amministrando.

Che Marino stesse amministrando bene possiamo dirlo noi che non gli abbiamo mai risparmiato le critiche, cercando di stimolarlo ad avere un miglior contatto con le forze sane della città. Purtroppo il suo mettere le mani sulle grandi partite di Roma (la chiusura di Malagrotta e gli interventi nella gestione dei rifiuti, le rivoluzioni avviate nella Polizia Locale e in ATAC, per citare solo le principali) lo ha esposto al fuoco delle lobby cittadine sotto il quale è caduto con la decisiva complicità del PD romano.

PD romano che è rimasto essenzialmente lo stesso di quello responsabile della cacciata di Marino e che, lo capiscano o no, non avrà mai alcuna possibilità di tornare al potere a Roma se prima non farà chiarezza su quella brutta pagina, presentando nel contempo delle scuse ai propri elettori per aver tradito il mandato affidatogli.

 

E a proposito di scuse, a qualcuno è venuto in mente un modo molto efficace per presentarle da parte del PD romano:

 

 

Immaginiamoci i due principali Mattei del PD (Renzi e Orfini) al posto di Dolce e Gabbana ed in quel caso potremmo tornare a parlare di un possibile ruolo del partito nel futuro di Roma.

In assenza di un tale bagno di umiltà e di segno di rispetto per gli elettori romani, il PD se lo può tranquillamente togliere dalla testa di contare qualcosa a Roma.

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2 risposte

  1. Anche il Santo Padre Francesco, che non ne poteva manifestamente più di un narciso solipsista e inconcludente, faceva parte delle “lobby cittadine” complici del PD romano?

  2. Probabilmente il Santo Padre era l’unico con fondate ragioni per essere infastidito dal Sindaco Marino e ad aver diritto di mandarlo, rispettosamente, a quel paese.
    Di certo non aveva alcun diritto di mandarlo a casa il partito che Marino l’aveva presentato come Sindaco di Roma, non per rispetto a costui ma nei confronti degli elettori che l’offerta politica l’avevano sottoscritta.

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