Segnali di fumo dalla periferia. A Tor Marancia abitazioni e servizi che guardano al futuro

Dopo 13 anni dal concorso internazionale, partono i lavori per il centro polivalente. Il riscatto di una zona trascurata, del tutto ecosostenibile

Dopo 13 anni di attesa, sono partiti i lavori per la realizzazione di un centro polivalente nel cuore del quartiere Ardeatino, tra la zona residenziale Roma 70 e la Tenuta di Tor Marancia, in via di Grotta Perfetta.

 

Rendering da infobuild.it

 

Lo studio di architettura che realizzerà l’opera è quello di AlvisiKirimoto+Partners che nell’ormai lontano 2007 si aggiudicò il concorso internazionale “Meno è più di 4” per la costruzione di un polo aggregativo ad uso prevalentemente residenziale.

Il concorso era stato indetto nel 2006 con lo scopo di riqualificare tutto un quadrante di via di Grotta Perfetta, nato sull’onda del protocollo di Kyoto sottoscritto dall’Italia ed entrato in vigore nel 2005.

Infatti, il progetto che si sarebbe aggiudicato la gara doveva diventare uno dei primi edifici in Italia ad energia passiva, riducendo i consumi energetici al minino.

 

Rendering da infobuild.it

 

A fermare il tutto vi furono degli accertamenti archeologici che si sarebbero dovuti svolgere nel luogo indicato, a seguito di alcuni ritrovamenti nella Tenuta di Tor Marancia, proprio a ridosso di via di Grotta Perfetta. La burocrazia fece il suo solito percorso, ormai consolidato, rallentando e bloccando ogni tipo di iter progettuale e realizzativo.

Eppure, semplicemente dopo una finestra di due lustri, nel luglio del 2020 sono iniziati i lavori per consegnare alla città il suo centro polivalente entro il 2023.

 

Mappa da infobuild.it

 

Sarà una struttura avanguardista, sinuosa nelle forme e discreta nell’inserirsi nel contesto urbano senza stravolgerne la conformazione. Una forma molto vicina a due braccia che avvolgerà uno spazio verde con all’estremità i servizi offerti:

  • Un centro civico con annesso infopoint
  • Una biblioteca
  • Sala conferenza
  • Sala espositiva
  • Sale polivalenti a servizio degli abitanti del quartiere
  • Un asilo nido per accogliere 60 bambini, con cucina e uffici amministrativi

 

Rendering da infobuild.it

 

La copertura sarà percorribile a piedi in quanto la sua forma spiovente arriverà fino a toccare la quota di calpestio.

La porzione di parco antistante il centro sarà dotata di ogni comfort, con percorsi pedonali e piste ciclabili. Tutta la struttura sarà ecosostenibile e alimentata con energie rinnovabili, tramite pannelli fotovoltaici e impianti geotermici, rispettando così i criteri del fu allora concorso, aggiungendo, anzi, nuove tecnologie e sistemi costruttivi.

Con i suoi 2.628 mq di superficie apparirà come una lanterna nel quartiere, aperta con vetrate su tutti i lati e raggiungibile da più direzioni.

L’architetto Massimo Alvisi ha dichiarato tutta la sua soddisfazione nell’essere finalmente arrivato all’apertura dei lavori, sottolineando come sia stato un processo lungo e faticoso che, però, non ha mai messo in discussione “la stagione di fermento creativo legato alla trasformazione di Roma dal 2000 al 2008, che poneva la nostra città a modello europeo”.

Difatti, bisogna constatare amaramente di come la lentezza burocratica a Roma abbia frenato un processo di cambiamento per ben 13 anni, in un quartiere fragile che da tempo sta emergendo solo con le proprie forze. Ricorda Alvisi: “I concorsi si devono fare – nonostante le difficoltà burocratiche – e si devono realizzare. Costi quel che costi. Perché sono l’opportunità più grande che tutti gli architetti e soprattutto i giovani hanno di esplorare nuove idee e confrontarsi apertamente in campo internazionale. Sono fermamente convinto che Roma tornerà al centro delle scelte europee di trasformazione del territorio quale modello consapevole di rigenerazione delle periferie, riattivazione dei centri storici non solo in chiave commerciale, e nuove architetture strategiche” (infobuild.it).

 

Junko Kirimoto e Massimo Alvisi

 

Alvisi e la sua socia Junko Kirimoto in questi lunghi 13 anni hanno realizzato opere importanti in Italia e nel mondo, da Hanoi a Barletta passando per San Pietroburgo, da teatri a campus universitari, da studi privati alla Tenuta di Carma a Bagnoregio. Nonostante i loro impegni, non hanno mai mollato il progetto del centro polivalente, hanno creduto fino in fondo nelle enormi potenzialità di Roma e delle sue periferie, e di questo dobbiamo essere solo grati.

Il Recovery Fund è alle porte, la rigenerazione urbana sta battendo colpi importanti in tutte le metropoli chiamate al cambiamento, la periferia continua a lanciare la sua sfida al centro storico e alle istituzioni, si intravedono segnali di fumo… basta solo alzare la testa per poterli vedere.

 

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