Rovistatori: torna l’idea di legalizzarli. Ma sarà un fallimento

 

Virginia Raggi vuole mostrare a Matteo Salvini di saper gestire l’emergenza rom. Non ha gradito le critiche che il ministro degli Interni le ha lanciato pubblicamente in questi giorni sia sulla presunta nuova occupazione dell’ex Penicillina sia sulla gestione delle buche. Il piano che la giunta 5Stelle si era data quasi due anni fa prevedeva il superamento dei campi rom entro la fine del 2020. Il tempo ormai è poco ma i campi sono ancora tutti al loro posto, con il degrado e le difficoltà che provocano.

Fallire anche su questo fronte sarebbe indigesto per la Raggi che dovrebbe fare i conti con la delusione dei suoi elettori e col fuoco amico di Salvini. In queste ore dal Gabinetto del Sindaco è partito l’ordine di sbrigarsi. Occorre dare un segnale e mostrare che almeno la Barbuta e la Monachina stanno per essere chiusi. Per farlo si è spinto sull’assegnazione di case popolari alle famiglie zingare e già 6 appartamenti sono stati consegnati. Ma è una goccia nel mare, soprattutto se si considera che alla Barbuta vivono quasi 600 persone, alla Monachina 115 e a Castel Romano 1.100. Né basta il bonus di 800 euro che il Comune offre a quei nuclei familiari che vogliono prendere una casa in affitto dai privati. Perché nessuno vuole affittare un appartamento ai rom, neppure con la garanzia di Roma Capitale.

Insomma per accelerare il processo occorre trovare un lavoro a queste persone in modo che possano permettersi altre tipologie di alloggio e non più i campi. Ecco che in queste ore è rispuntata la vecchia idea dell’assessore Baldassarre di legalizzare il mestiere dei rovistatori. Si tratta, come tutti sanno, di centinaia di persone che girano nei quartieri della capitale, accompagnati da un carrello o un passeggino adattato a contenere oggetti, e tirano fuori dai cassonetti tutto ciò che possono riciclare. Recuperano metalli, abiti, oggetti elettronici ormai non funzionanti, pentole e così via. Una parte di questa roba finisce sui tappeti dei mercatini illegali improvvisati. Altra parte viene venduta a chi la riusa.


 

L’idea della Baldassarre è dare una sorta di patentino ad alcuni rovistatori in modo che possano collaborare con l’Ama e conferire all’azienda i rifiuti riciclabili in cambio di una somma di denaro. Già 36 rom sarebbero stati individuati e altri potrebbero presto aggiungersi. Parlammo di questa proposta nel febbraio del 2017 e la giudicammo strampalata. Non abbiamo cambiato idea in quanto le obiezioni di allora restano valide. In primo luogo significherebbe accettare se non addirittura incentivare questa forma di rovistaggio che troppe volte provoca degrado e inquinamento. Intorno ai bidoni restano in terra oggetti e immondizia, gettati dai recuperanti che li ritengono non utili. Inoltre, una volta che la merce viene portata nel campo rom o in altre aree verdi della città, viene selezionata. E ciò che non serve viene gettato in terra o nei fiumi come accade nell’Aniene, all’incrocio tra la Salaria e Prati Fiscali, diventata una discarica.


 

Ma l’obiezioni principale è un’altra. Perché queste persone dovrebbero accettare di lavorare legalmente per conto di Ama, incassando cifre sicuramente non alte, se possono continuare con il loro mercato nero nella quasi certezza di impunità? Il Campidoglio avrebbe previsto una multa di 200 euro per chi rovista senza permesso. Ma da quando i rom pagano le multe? E dove vengono notificate? E come si attua una procedura di riscossione coattiva se non risultano intestatari di alcun bene? Insomma l’ipotesi di spaventare chi prosegue nell’attività illegale è davvero velleitaria.

Inoltre sarebbe auspicabile un percorso che porti all’eliminazione dei cassonetti come in tutta Italia e in tutta Europa e non alla loro permanenza che stimola a gettare l’indifferenziato.

Il tema dei campi rom è davvero complesso e non pretendiamo di avere la ricetta giusta anzi non vorremmo trovarci nei panni della Raggi che ha promesso una chiusura non facile. Se infatti si usa la ruspa, adottando il Salvini Style, le persone sgomberate non faranno altro che spostarsi in altre zone. Se si prova a proseguire con i bonus per chi rientra nella nazione d’origine e ad assegnare le case popolari forse il risultato potrà essere migliore, anche se i tempi saranno lunghissimi. Sicuramente corsi di formazione per insegnare un mestiere sono utili, ma il rovistaggio no. Quello è meglio eliminarlo del tutto.

 

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