Roma non riparte dopo il Covid. Prosegue il calvario per chi deve gettare rifiuti: file di ore

Ama non apre tutti i centri di raccolta e quelli aperti fanno orario ridotto. La Sindaca finge di non accorgersene. La denuncia e i video dei Lavoratori Ama
Coda all’isola ecologica di Mattia Battistini

 

Al di là delle polemiche in corso tra virologi sulla attenuazione della pandemia (che è un fatto e non un’opinione), c’è da capire perché a Roma la gran parte dei servizi pubblici stenti a ripartire o in molti casi non sia proprio ripartita. Se gli operai lavorano nei cantieri,  i negozianti vendono la loro merce, i parrucchieri ricevono i clienti, le palestre allenano gli sportivi, perché i tribunali, le biblioteche o gli uffici comunali restano sbarrati?

Ne parleremo nei prossimi giorni soffermandoci sulle singole attività che per qualche motivo non sono state riprese e noteremo come questo blocco, per lo più pretestuoso e niente affatto legato alle norme di sicurezza del virus, stia rendendo la vita difficile a cittadini e imprese. Un Paese come il nostro, già in crisi profonda, che si avvia a chiudere il 2020 con un calo del Pil del 15% dovrebbe rimboccarsi le maniche e non addurre scuse impossibili per non lavorare.

Perché anche chi ritiene di avere il futuro protetto da stipendi pubblici potrà incappare in ritardi di pagamenti, amministrazioni che vanno in default o riduzione degli stipendi. E quando se ne accorgerà sarà troppo tardi.

Cominciamo allora con un vero scandalo tutto romano: l’impossibilità di gettare rifiuti ingombranti sol perché Ama non apre tutte le isole ecologiche a tempo pieno. Una questione minore, dirà qualcuno. Niente affatto! Si tratta di un’emergenza ambientale che sta provocando l’abbandono di centinaia di oggetti la cui rimozione costerà centinaia di migliaia di euro alle casse capitoline.

Già a maggio, per primi, avevamo denunciato l’incomprensibile chiusura del centro di raccolta Campi Sportivi e le file chilometriche davanti agli altri centri. Questi, infatti, non seguono più l’orario normale precedente alla pandemia, ma sono aperti solo 4 ore al giorno, per di più permettendo l’accesso di una sola auto per volta. Le code che si formano sono così lunghe che migliaia di romani stanno gettando tutto in mezzo alla strada.

Invece di riaprire i centri chiusi, Ama e Campidoglio ne hanno sbarrati altri. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello di Ponte Mammolo che non ha mai riaperto dalla fine del lockdown. Gli utenti, esasperati, mollano i loro rifiuti sulla strada come denunciato dall’account Twitter “Lavoratori Ama”, che ha pubblicato diversi video e fotografie. Cliccate sul video per vedere le scene incredibili.

 

 

Chi invece cerca di fare il proprio dovere di bravo cittadino e quindi si mette in coda per conferire correttamente il rifiuto, è sottoposto a una vera tortura. L’attesa davanti ai centri può durare assai di più delle 4 ore di apertura e molti vengono mandati via ancora col vecchio frigorifero o mobile della nonna che ingombra la macchina.

Qui di seguito il video, sempre di Lavoratori Ama, davanti all’isola ambientale di via Teano.

 

 

Al centro di raccolta sulla Togliatti, un cittadino, dopo aver fatto un’ora e mezza di coda per lasciare una sedia, ha assistito a una rissa tra utenti esasperati.

 

 

I centri di raccolta sono rimasti chiusi dall’8 marzo al 4 maggio e ciascuno di noi ha accumulato in casa, in cantina o in garage diversi rifiuti, magari frutto di lavoretti svolti durante la quarantena. Che alla riapertura la domanda sarebbe stata enorme era prevedibile ma Ama di tutta risposta che fa? Apre solo alcuni centri di raccolta e per di più mezza giornata.

Se Roma avesse un Sindaco e non una persona avulsa dalla realtà, questi avrebbe chiesto scusa ai cittadini impegnandosi a far tornare a regime i centri nel minor tempo possibile. Invece la Raggi se l’è presa con quelli che definisce ossessivamente “zozzoni”, senza neanche domandarsi perché nelle ultime settimane ci sia stato un aumento così drammatico dei rifiuti lasciati in strada.

I “Lavoratori Ama” giustamente si domandano nella loro pagina Facebook se tra gli zozzoni la Sindaca annoveri “anche quegli utenti disperati, incazzati e spazientiti che, trovando le isole chiuse, lasciano i loro ingombranti davanti ai cancelli”. E poi sollecitano i vertici dell’Azienda a riaprire a tempo pieno le isole richiamando anche coloro che operano in “tele-poltrona”.

C’è da dire, infatti, che diarioromano è assai favorevole al telelavoro se si tratta di un mestiere che può essere svolto da casa senza danneggiare l’utenza o il datore di lavoro. Ma nel caso di operatori ecologici, parlare di telelavoro è una bestemmia. Chi, con la scusa del virus, resta sul divano e evita di svolgere le proprie mansioni è ingiustificabile. E’ arrivato il momento di darsi da fare perché ciascuno di noi deve fare la propria parte se non vogliamo morire di povertà entro pochi mesi.

 

 

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