Roma ha un nuovo sindaco, ora occorre un nuovo modo di governare

L'elezione di Gualtieri col 60,2% contro il 39,8 di Michetti. Ora un cambio di registro che coinvolga quanti più cittadini e risorse civiche. Basta annunci in stile Raggi

Roma ha un nuovo sindaco, Roberto Gualtieri, sostenuto dalla coalizione di centrosinistra e risultato vincente al ballottaggio con oltre il 60% dei voti.

Ci congratuliamo vivamente con Roberto Gualtieri, augurandogli buon lavoro e assicurando che manterremo con lui lo stesso atteggiamento collaborativo ma sempre indipendente e all’occorrenza critico che abbiamo riservato ai suoi predecessori, Raggi, Marino e Alemanno.

 

 

E a proposito di atteggiamento critico, non vogliamo tacere del fatto che alla vigilia della candidatura di Roberto Gualtieri avevamo espresso più di un dubbio sulla sua apportunità. Quei rilievi rimangono validi, soprattutto il fatto che Gualtieri sia stato in qualche modo imposto dal PD evitando, ad esempio, ipotesi di riflessioni cittadine dal basso che qualcuno aveva proposto.

Va però dato atto al neo sindaco di aver svolto il percorso delle primarie e successivamente di essersi posto come il candidato dell’intero schieramento di centrosinistra, non più quindi del solo PD. Così come gli va dato anche atto di aver riconosciuto l’errore commesso nel 2015 dal PD romano di mandare a casa per via notarile il proprio sindaco Ignazio Marino.

Rimane però il fatto che il PD romano è rimasto sostanzialmente lo stesso di quella brutta storia, lo stesso che mancò di fare la dovuta opposizione al sindaco Alemanno, quando non ci fece veri e propri accordi sottobanco, nonché di nuovo il partito di opposizione che non ha mai dato notizie di sé durante gli anni del governo Raggi.

Sono quindi motivati i dubbi di tanti che temono che Roberto Gualtieri, in quanto imposto da quel partito, possa rappresentare più alcune vecchie ben note dinamiche cittadine che il bisogno di discontinuità e di una prospettiva futura di crescita di cui Roma ha disperatamente bisogno.

A ulteriore conferma di tali dubbi, vi è la circostanza che ben sei dei consiglieri che si recarono a firmare dal notaio per far decadere Ignazio Marino risulteranno eletti nella nuova Assemblea Capitolina (cinque nell’ambito del PD e uno con la Lista Calenda). Nessuna intenzione di esporre costoro al pubblico ludibrio, ma in mancanza di una chiara presa di distanza da quell’infelice atto sia da parte loro singolarmente che da parte del PD, è legittimo il dubbio che certe dinamiche possano essere replicate, nel caso il sindaco cominci a prendere iniziative non gradite da alcuni centri di potere, come fece Ignazio Marino durante il suo governo.

 

Tutto ciò ricordato, noi vogliamo pensare positivo e contare che Gualtieri più che rispondere ai soliti potentati romani vorrà coinvolgere cittadini e forze civiche per rimettere Roma in carreggiata. Della necessità di includere quante più risorse possibile per collaborare al riscatto di Roma Gualtieri na ha parlato a più riprese durante la campagna elettorale, ribadendolo così durante il suo primo discorso da sindaco eletto:

Chiedo a tutti i cittadini e a tutti i corpi sociali di unirsi a noi, di partecipare alla grande stagione di rilancio di Roma. Roma può essere alla guida di una nuova fase del Paese e sono convinto che la città ha tutte le risorse per raggiungere questo obiettivo“.

 

 

La partecipazione dei cittadini alla vita pubblica è da sempre un mantra per noi. Sulla base dei proclami elettorali nel 2016 ci illudemmo che il Movimento 5 Stelle potesse realizzare tale partecipazione, ma ben presto dovemmo prendere atto di un’amministrazione Raggi chiusa come nessun’altra prima alle istanze dei cittadini. Cinque anni di totale sordità dell’amministrazione capitolina alle richieste e proposte dal basso hanno contribuito a creare a Roma il clima di scetticismo che ha portato ad un astensionismo record.

Ebbene questa è la prima indispensabile discontinuità che Gualtieri dovrà dimostrare: basta annunci roboanti, peraltro spesso falsi, a cui ci ha abituato Virginia Raggi e invece sì ad un dialogo continuo con i cittadini per descrivere le linee di azione del governo capitolino e recepire proposte e istanze dal basso. Andrà studiato il modo di realizzare un tale dialogo, ma noi siamo convinti che solo coinvolgendo quanti più cittadini possibile nel riprendere le redini della città si abbia qualche possibilità di riuscita.

Un’idea potrebbe essere cominciare fin da subito con incontri pubblici sul genere di quello che fece Marino con i blogger nel dicembre del 2014, invitando anche i futuri assessori a rendersi disponibili.

Proviamo ad immaginare il salto di qualità che si potrebbe fare a Roma se, ad esempio, dei problemi della raccolta e gestione dei rifiuti o del TPL si potesse parlare pubblicamente con l’assessore competente, invece che limitarsi a innumerevoli denunce sui social ignorate dall’amministrazione.

 

Il neo sindaco Gualtieri ha anche colto la relazione tra la mancanza di partecipazione dei cittadini e l’enorme astensionismo registrato alle ultime elezioni. Questo ha anche dichiarato subito dopo la notizia della sua elezione:

Una dimensione della politica più vicina alle persone è anche la risposta al fenomeno dell’astensionismo, che ci addolora. Vogliamo lavorare perché questo si superi e si riduca. A chi in questi anni ha maturato una sfiducia per la bella e buona politica, noi diciamo che non vi deluderemo, lavoreremo sempre insieme alle persone, con le persone, per costruire una bella politica partecipata.

 

Noi prendiamo queste parole del sindaco Gualtieri come un impegno concreto a cambiare completamente registro nei rapporti tra l’amministrazione capitolina e i cittadini. Contiamo che al più presto venga nominata una giunta capitolina del livello necessario al gravoso compito che la attende e aspettiamo di vedere quanto prima dei chiari segnali della “bella politica partecipata” annunciata del nuovo sindaco.

 

Pur con tutte le perplessità che abbiamo ricordato, siamo moderatamente ottimisti sulla possibilità che a Roma le cose possano riprendere a funzionare, consentendo alla città di intraprendere un percorso virtuoso. Ci vorrà molto tempo e l’aiuto di tutti ma quantomeno si intravede uno spiraglio di futuro. Come sempre cercheremo di fare la nostra piccola parte sia dal lato della proposta che da quello della vigilanza attiva, ben lieti di accogliere e rilanciare i contributi di chiunque voglia partecipare a questa impresa.

 

Spendiamo infine anche una parola per il candidato del centrodestra, Enrico Michetti, uscito perdente dal ballottaggio. Consideriamo un vero scampato pericolo la sua sconfitta non tanto per le sue idee, che sinceramente non siamo riusciti a cogliere nelle poche occasioni in cui l’abbiamo sentito parlare, bensì per il livello davvero inaccettabile di alcuni suoi ragionamenti: emblematici sono stati la sua incapacità di esprimere un concetto sui diritti civili (tirando in ballo le barriere architettoniche o l’evasione tariffaria sui mezzi pubblici!?!) o il suo rivendicarsi parte della DC durante l’invasione dell’Ungheria da parte dell’URSS (nel 1956, ossia ben dieci anni prima che lo stesso Michetti nascesse), entrambe le perle snocciolate durante il confronto con Gualtieri su SkyTg24.

Come abbiamo spesso scritto, noi ogni volta auspichiamo che lo schieramento di centrodestra metta in campo candidati di qualità con cui confrontarsi nel merito delle questioni, così da costringere il centrosinistra ad individuare davvero le migliori risorse da contrapporre, e invece di nuovo dobbiamo prendere atto di un candidato di scarso profilo di cui temere l’eventuale elezione. L’avrà imparata la lezione il centrodestra per il bene di tutti? Nutriamo dubbi.

 

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