Dal sito web della Confcommercio Roma riprendiamo l’ennesimo allarme sulla tassazione monstre vigente a Roma.

 

Oltre 2mila euro. È quanto paga in più un contribuente romano con un imponibile Irap da 50mila euro rispetto a un suo collega di Trento. Non a caso è Roma a guidare la classifica delle città più tartassate d’Italia, che vede invece all’ultimo posto proprio il capoluogo del Trentino.

«Questo elemento è una delle cause della mancata ripartenza di Roma – sottolinea Rosario Cerra, a capo della Confcommercio capitolina – ed è uno dei temi centrali su cui tutto il sistema politico e amministrativo dovrebbe lavorare. Non è immaginabile una crescita della città senza una riduzione delle tasse.”

 

Il motivo principale del salasso fiscale a cui sono sottoposte le aziende romane, ma anche tutti i cittadini, è rappresentato dalle addizionali IRPEF regionale e comunale, entrambe ai livelli massimi consentiti dalla normativa nazionale. Vi è anzi l’addizionale comunale che supera tale limite, posizionandosi allo 0,9%, a causa del debito accumulato negli anni dal Comune di Roma.

Abbiamo quindi la Regione Lazio che chiede ai cittadini la bellezza del 3,33% di addizionale regionale per un bilancio fatto essenzialmente di sanità (moltissimo) e trasporti (un po’). Ebbene fatevi due conti di quanto versate alla Regione Lazio ogni anno e mettetelo in relazione con i servizi sanitari e trasportistici che ricevete. Mal di fegato eh? Ma per farvi sentire ancora un po’ più male vi segnaliamo solo un paio dei sicuramente innumerevoli sprechi che in Regione Lazio si permettono da anni, quando non da decenni, e che se risolti permetterebbero una diminuzione dell’addizionale.

Immobili abbandonati – c’è l’esempio del complesso dell’ex-ospedale San Giacomo, una struttura enorme sita in una delle zone più pregiate dal punto di vista immobiliare, che viene lasciato marcire da anni e che ben presto comincerà a richiedere fondi ingenti solo per farlo stare in piedi; ma ancor di più c’è lo stabile di via Maria Adelaide, anch’esso in zona di altissimo pregio (alle spalle di piazza del Popolo) che non solo non viene messo a reddito ma dove agli occupanti, di cui nessuno ha verificato l’effettivo stato di necessità, vengono pagate le bollette da anni, comprensive di aria condizionata estiva a gogo.

Banchine del Tevere – da tempo immemore esse vengono affittate l’estate a canoni risibili a persone che poi le riaffittano a prezzi decuplicati o centuplicati. Oltre che di dubbia legittimità, dovendo essere escluso il subaffitto, la cosa dimostra quanto poco in Regione ci tengano ai beni pubblici e come invece ben tutelino gli interessi privati.

 

Riguardo invece il Comune, o Roma Capitale come si chiama ora, l’elenco di sprechi che esso si permette da decenni è in continuo aggiornamento. Ricordiamo il sempreverde scandalo degli affitti ridicoli degli immobili comunali, che periodicamente viene sollevato solo per permettere il cambio della guardia di quelli che ci devono guadagnare, l’ufficio affissioni, in cronico deficit laddove nelle altre città italiane generano reddito, i ridicoli canoni di occupazione del suolo pubblico (che ancora prevedono meno di un euro al metro quadrato al giorno!?!), l’ancora tollerata, pur in era Tronca, evasione tariffaria sui mezzi pubblici.

 

Vogliamo scommettere che in campagna elettorale nessuno parlerà della tassazione spropositata che i cittadini romani subiscono e di come essa potrebbe essere ridotta?

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Una risposta

  1. Tutto d’accordo ! Tranne per ” i ridicoli canoni di occupazione del suolo pubblico ” la passata giunta ha fatto delle distinzioni, quasi tutti pagano cosi ma alcuni pagano una tombola !!!!! Posso portare tutte le prove del caso. L’errore di fondo che commettete e dividere la somma totale per 365 (i giorni dell’anno). In realtà noi lavoriamo 15 giorni ogni 50 (in alta stagione, a gennaio mai). Sempre convinto che prima o poi la magistratura saprà riconoscere la verità !

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