Roma Capitale – Come “fumarsi” 8 milioni di euro

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Solo pochi giorni fa abbiamo parlato dell’apparentemente assurda decisione dell’Amministrazione Capitolina di non voler cogliere l’occasione delle elezioni politiche del 4 marzo per rieleggere presidente e consiglio nel Municipio VIII.

Nel pezzo abbiamo anche accennato alla necessità di tenere il referendum sull’ATAC, promosso da Radicali Italiani e da svolgersi nonostante lo schiaffo in faccia ai cittadini della Giunta Capitolina che ha prorogato il contratto di servizio di ATAC senza ascoltare il loro parere.

 

Quello che mancava nel nostro articolo è una quantificazione dei costi che questi due ulteriori turni elettorali comporteranno per le casse capitoline.

Ebbene abbiamo provato a farli due conti e la cifra che è venuta fuori è enorme in assoluto ma semplicemente stratosferica per una città che è alla canna del gas in termini di risorse disponibili (come ad ogni pie’ sospinto ci ricorda la stessa amministrazione).

Per i costi delle elezioni di un singolo Municipio possiamo rifarci a quanto speso per le recenti elezioni ad Ostia (Municipio X), dove il Comune ha stanziato la somma di 2.100.000 euro per coprire tutti i costi.

Dovendosi però tenere il referendum in tutta la città, ci sarà da allestire tutti i collegi elettorali romani, che dovrebbero essere circa 2.600. Considerando che nel 2013 il ministero degli Interni quantificò in 6.315 euro il costo di ogni sezione elettorale, con però le elezioni che al tempo si svolgevano su due giorni, per approssimazione possiamo quantificare in 3.150 il costo di una sezione per un solo giorno di elezioni. Moltiplicato tale valore per il numero di sezioni (2.600) viene l’astronomica cifra di 8.190.000 euro. Oltre otto milioni di euro spesi per qualcosa che potrebbe essere accorpato alle elezioni del 4 marzo con un aggravio di spesa risibile.

 

Sui motivi che possano aver convinto l’amministrazione a non fare la cosa più di buon senso, ossia accorpare tutte le elezioni nel prossimo turno del 4 marzo, noi qualche idea ce la siamo fatta.

Riguardo il Municipio VIII, nonostante siano passati oltre 10 mesi dalle dimissioni del presidente Pace, sembra che il movimento grillino sia sempre più litigioso in quel quadrante e quindi probabilmente l’amministrazione cittadina non vuole presentarsi ora agli elettori senza poter contare su un minimo di coesione interna.

Sul referendum invece, prorogando il contratto di servizio ad ATAC l’amministrazione ha chiaramente violato la correttezza istituzionale, esautorando i cittadini dal diritto di esprimersi su una materia cosi pregnante per la gran parte di loro.

È evidente che in una situazione simile l’amministrazione pone il fianco a facili critiche di verticismo e quindi fa di tutto per evitare confronti con un elettorato che potrebbe sonoramente sconfessare le scelte fatte.

 

In entrambi i casi però ci troviamo di fronte ad interessi particolari del M5S come cause per rimandare il momento elettorale, senza alcuna considerazione per quelli che sono gli interessi della città e dei cittadini.

Ad aggravare questa condizione di favore in cui si mette l’amministrazione c’è la previsione di spendere inutilmente oltre 8 milioni di euro, in un momento in cui le risorse scarseggiano su tutti i fronti.

 

Possibile che solo a noi questa cosa toglie il sonno? Possibile che nessuno dall’opposizione abbia deciso di intraprendere questa battaglia di puro buon senso incalzando il governo cittadino sulla lotta agli sprechi, a partire dall’accorpare le elezioni quando ne emerga la possibilità?

 

È possibile avere qualcuno tra i vari “big” dell’Assemblea Capitolina come Giachetti, Meloni, Fassina costringere il Sindaco a dare pubbliche spiegazioni del perché abbia deciso di non accorpare il referendum con le prossime elezioni politiche “fumandosi” così 8 o più milioni di euro? O può impegnarcisi la capogruppo del PD Di Biase ad una tale opera di verità e trasparenza?

 

Certo il fatto che tutti costoro siano candidati alle prossime elezioni non aiuterà e per l’ennesima volta sarà la città ed i cittadini a dover pagare il prezzo di un governo indegno e di una opposizione ancora meno degna.

 

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