Roghi tossici: l’esempio del comitato Caffarella e la collaborazione con le forze dell’ordine

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La buona volontà e l’impegno riescono ad ottenere risultati perfino in una guerra che sembra persa in partenza: quella contro i roghi tossici a Roma. La città, negli ultimi anni, è diventata la nuova “terra dei fuochi”, a causa del proliferare incontrollato di accampamenti abusivi e lo scarso controllo delle autorità.

Ci sono interi quartieri, come Tor Sapienza o Conca d’Oro, tenuti in ostaggio da fumi e diossine che si sprigionano giorno e notte, costringendo i residenti a tenere le finestre chiuse. Ma dalla Caffarella, un territorio sconfinato con angoli di bellezza incommensurabili, arriva una inversione di tendenza. Un attivissimo Comitato cittadino è riuscito ad avviare una collaborazione virtuosa con le forze dell’ordine e a tenere sotto controllo il fenomeno. I cittadini si sono organizzati in moderne vedette che, grazie ai social e whatsapp, sono in grado di allertare il comitato in pochi minuti. Questo, a sua volta, riesce a far intervenire Carabinieri forestali o Polizia con i quali ha stretto un rapporto di cooperazione.

La Caffarella ha caratteristiche peculiari che la rendono differente rispetto ad altre aree verdi di Roma. Molti ignorano che al suo interno vi sono diverse fungaie, si tratta di piccole grotte o zone umide dove vengono coltivati i funghi che troviamo nei mercati. Tralasciamo al momento la questione igienica di queste coltivazioni e concentriamoci sulla filiera produttiva. Questi improvvisati contadini portano il concime e il terriccio in grandi buste di plastica che poi non vengono smaltite correttamente ma vengono bruciate! Il fumo prodotto dalla plastica bruciata è altamente tossico e appesta l’area circostante.

Una fungaia sotto la Caffarella (foto Appiohblog)

 

Vi sono poi appezzamenti di terreno dedicati alla coltivazione della frutta e le cassette di legno necessarie al trasporto vengono spesso bruciate senza alcun criterio.

Anche alla Caffarella non mancano gli insediamenti abusivi di senza fissa dimora che per riscaldare le baracche, bruciano vecchi mobili o legname che è coperto da collanti o residui chimici che sprigionano inquinanti nell’aria. E ovviamente il parco è stato scelto dai rom per la raccolta del rame e dei materiali ferrosi raccolti o rubati nel resto della città che qui vengono bruciati ad ogni ora.

Una nomade a ridosso del Parco col carrello pieno di cavi elettrici

 

Insomma i fattori sono tanti e non è facile tenerli sotto controllo, soprattutto considerando la vastità della Caffarella che da via dell’Almone, sull’Appia Pignatelli, arriva alla Colombo verso il Parco Scott fino alla lunga via Latina da San Giovanni a Colli Albani. Si tratta di un’area di quasi 20 km quadrati che sarebbe impossibile da controllare senza la collaborazione dei cittadini.

Ecco perché i residenti si sono costituiti in un Comitato che ha nella pagina Facebook “Caffarella, no Roghi Tossici!” il suo centro operativo. “Paradossalmente la terra dei fuochi romana è più nociva per gli abitanti di quella campana perchè si trova a ridosso delle case, mentre in Campania è concentrata in aree di campagna”, spiega Flavio De Septis, coordinatore del Comitato e amministratore della pagina Facebook. “A settembre abbiamo presentato un esposto inviato praticamente a tutte le autorità – prosegue De Septis – e il commissariato di Tor Carbone si è dimostrato sensibile al problema e ha cominciato ad inviare controlli in diverse ore della giornata”.

Poi il Comitato è riuscito ad ottenere ascolto anche dai Carabinieri Forestali che hanno iniziato a monitorare un’altra parte del Parco. In sostanza la zona è stata divisa tra Polizia e Forestali e i cittadini chiamano gli uni o gli altri a seconda dell’area di riferimento. I risultati sono arrivati quasi subito. Il 22 ottobre sono stati effettuati i primi arresti di tre rom che hanno avuto l’aggravante “terra dei fuochi”, per cui sono stati condannati a 1 anno e 4 mesi di reclusione.

 

 

 

 

Poi ci sono stati altri arresti e sequestri in due diversi momenti di grandi quantitativi di rame, per oltre 180 kg. A ridosso di Natale un elicottero della Forestale è atterrato su un terreno agricolo nel quale da anni, per più volte a settimana, venivano bruciati illegalmente residui e cassette della frutta.

A Fonte Laurentina, in un cantiere edile, il capo cantiere dava fuoco ai resti delle lavorazioni appestando l’aria oppure li seppelliva. Anche lui è stato arrestato e per giudicarlo è stata utilizzata la tabella CER (Codice Europeo del Rifiuto), un parametro per identificare la tossicità del materiale bruciato.

 

Il Comitato ha cercato anche di sensibilizzare la politica a tutti i livelli. Oltre ai contatti con i Municipi, soprattutto il VII dove la brava Monica Lozzi si è data subito da fare, anche alla Camera dei Deputati è stato trovato ascolto. Ilaria Fontana, parlamentare 5Stelle, ha fatto inserire nella manovra economica 2020 la possibilità di usare i fondi “Green New Deal” (fondi stanziati al fine di ridurre l’emissione dei gas serra) anche contro i roghi tossici.

Mentre in Regione, il consigliere Marco Cacciatore ha presentato una mozione per far dichiarare la Caffarella zona a rischio ambientale, consentendo in questo modo l’arrivo di alcuni fondi speciali.

 

Un’attività frenetica che ha portato ad una decisa diminuzione dei roghi, ad arresti e denunce. Solo il Campidoglio è sembrato meno sensibile all’appello dei cittadini della Caffarella, sebbene la Sindaca abbia promesso l’arrivo di telecamere a raggi infrarossi che possono riconoscere un rogo ad una distanza di quasi 2,5 km. Vedremo se davvero verranno installate e soprattutto se sarà predisposto anche un centro di monitoraggio, perché se ci sono telecamere occorre anche qualcuno che le guarda, altrimenti è tutto inutile.

Il modello Caffarella, ci piace definirlo così, è a nostro avviso esportabile in altri quartieri di Roma che vivono lo stesso problema. E se i vari comitati riuscissero a costituire tra loro una rete, il territorio capitolino diventerebbe ostile per chi vuole bruciare e intossicare e forse lo si costringerebbe a smettere. Negli scorsi giorni abbiamo riportato la notizia che sotto Ponte delle Valli sono riapparsi i roghi. Quell’area è stata martoriata nelle estati del 2017 e 2018 e poi si è registrato un miglioramento. Adesso però i fumi stanno ricomparendo e prima che la situazione sfugga nuovamente di mano, occorre organizzarsi e seguire l’esempio di quanto fatto alla Caffarella.

 

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