Rivolta contro gli stranieri: “Via i neri dalle case” ma difendono gli occupanti abusivi

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L’edificio Ater di San Basilio

 

 

Il degrado urbano è direttamente proporzionale al degrado umano. Ed essendo Roma la capitale occidentale più devastata, i suoi abitanti ne sono lo specchio. Sguazzano nell’illegalità, alimentano il razzismo e difendono i criminali. Altro che Gomorra o Scampia, certe periferie di Roma sono diventate quei “non luoghi” di cui parlava già negli anni 90 Marc Augé: posti distaccati da qualsiasi rapporto con il contorno sociale, lontani dalla legge e dal rispetto.

Quello che è accaduto ieri a San Basilio fa accapponare la pelle e dovrebbe far vergognare ciascun abitante di questa città. Una famiglia marocchina – padre, madre e due bambini – che aveva ottenuto l’assegnazione di una casa popolare in via Filottrano è stata accolta da una massa di furfanti e vigliacchi. Gridando slogan disgustosi come “Non vogliamo i neri! Le case prima agli italiani! Andate via da qui!“, li hanno costretti ad abbandonare il piccolo appartamento che avevano atteso da anni, in una regolare graduatoria. Il papà, operaio edile con un reddito di 12mila euro l’anno, la mamma disoccupata e due bambini sono stati cacciati da questi xenofobi che per anni non hanno alzato un dito nei confronti di chi quell’appartamento occupava senza alcun titolo.

E’ il frutto della retorica populista che sta invadendo il mondo con Trump, con l’austriaco Hofer, con la francese Le Pen e in Italia con i vari Salvini, Forza Nuova e Casa Pound. Ma è anche la conseguenza di un territorio lasciato a se stesso, dove regna il malaffare e il racket delle occupazioni abusive è fonte di guadagni illeciti. E’ probabile che i capi-bastone che entrano con la forza nelle case e se le vendono a chi ha bisogno abbiano solleticato la pancia della gente, alimentando quelle paure irrazionali dettate dall’ignoranza: ci rubano il lavoro, stuprano le nostre donne e via dicendo. In realtà il loro scopo era quello di lanciare un segnale alle forze dell’ordine: “Questa è zona nostra, non dovete darci fastidio. Qui le case le diamo a chi vogliamo noi”!

E’ così a Roma, a fronte di 20mila domande di alloggio popolare già vagliate, ci sono oltre 10mila alloggi occupati da chi non ne ha alcun diritto. Non si tratta sempre di una guerra tra poveri, perchè chi occupa lo fa per realizzare guadagni rivendendo per 20 o 30 mila euro il “non diritto” ad una casa. Coloro che rispettano la legge, che non possono o non vogliono occupare si vedono costantemente superati dagli arroganti e dai prepotenti, dai malfattori.

L’episodio di ieri è dunque doppiamente grave: racconta di una periferia violenta e inospitale, razzista e ignorante. E dimostra che la legge non ha cittadinanza a San Basilio. Occorre una risposta severa delle istituzioni: alla famiglia straniera deve essere subito assegnato un alloggio mentre chi manifestava ieri dovrebbe essere sottoposto ad un controllo approfondito sul titolo a detenere ancora l’alloggio popolare. E’ probabile che molti tra costoro non ne abbiano più diritto e che dunque vadano, loro sì, cacciati.

“La vicenda rappresenta una grande sconfitta per la nostra città. Non possiamo tollerare zone franche in cui il diritto viene scavalcato da forme organizzate di violenza e intimidazione”, hanno giustamente dichiarato gli assessori Baldassarre e Mazzillo. Comincino allora a riportare la legalità in questi quartieri, partendo dagli elementi più evidenti di degrado: laddove è permesso di parcheggiare come si vuole, di affiggere manifesti ovunque, di taggare qualsiasi muro, di salire sul bus senza biglietto, di piazzare bancarelle al centro dei marciapiedi, sarà permesso anche occupare case e allontanare persone per bene solo perché diverse da noi.

Il controllo della città va ripreso a 360 gradi. Perché la legalità non funziona a compartimenti stagni.

 

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1 Commento

  1. Michela

    Ma agli italiani chi ci pensa? Guai se nn pagano le tasse……solo doveri e i diritti? …….qui nn si tratta di legalità e ne di giustizia ma di mancata uguaglianza……che nn ce un genitote a chi deve pensare prima alla sua famiglia o all estraneo? Per logica alla propria famiglia…..quindi lo stato provveda agli italiani e poi allo straniero e le cose andrebbero sicuramente meglio.

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