Rimpasto degli assessori: tardivo e inutile. Il bilancio della giunta Raggi è ormai segnato

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Si potrebbe infierire facilmente sul cambio continuo di assessori come mai era accaduto in una giunta capitolina: 22 da inizio mandato. Ma sarebbe troppo facile e non del tutto corretto. Sì perché un rimpasto era necessario e diarioromano lo chiedeva da tempo. E’ proprio il fattore tempo il primo difetto della mossa di Virginia Raggi. Il secondo è la scarsa qualità dei nomi.

TROPPO TARDI. Non servirà a nulla aver sostituito quattro assessori chiave a solo 20 mesi dalla fine del mandato. Se anche in giunta fossero entrati De Gasperi, Cavour e Churchill, non avrebbero fatto in tempo a imprimere una vera svolta. La Sindaca, nel suo post su Facebook, scrive che “nei prossimi mesi la nostra visione strategica della città apparirà chiara e tangibile“. In questo modo ammette che fino ad oggi una visione non ce l’aveva e che le occorrono altri mesi (ancora!!) per trovarne una. Una comunicazione imbarazzante, quella della Raggi, che davvero rasenta il ridicolo.

Dunque i nuovi assessori, incardinati in caselle fondamentali, dovranno apprendere il funzionamento della macchina, studiare i dossier aperti (ammesso che ve ne siano) e lasciare il segno di un cambiamento rispetto all’inerzia e l’incapacità dimostrata fino ad oggi. Tutto ciò in 18 mesi, dato che gli ultimi due saranno puramente di campagna elettorale. Questo rimpasto doveva essere fatto molto tempo fa. Ormai è tardi.

NESSUN NOME FORTE. Se ne va Margherita Gatta, una assessora davvero impresentabile ma vengono promossi o spostati due personaggi dalla dubbia capacità.

Linda Meleo

 

All’assessorato ai Lavori Pubblici arriva Linda Meleo, fino a ieri responsabile della mobilità e trasporti. Sostituisce appunto la Gatta, nominata solo ad agosto 2017, dopo aver millantato esperienze che non aveva. Naturopata e antivaccinista, la Gatta dà 9 come voto al suo stesso operato. In un’intervista pubblicata oggi dal Messaggero assicura che a Roma “non ci sono più buche” (!!). Di fronte alla perplessità della giornalista che la intervista, ripete: “Sulle buche non potete dire più nulla“. Poi si congeda perché deve fare le “valigine” per lasciare l’assessorato. Si, proprio le “valigine“.

Non ne sentiremo la mancanza, d’accordo, ma chi la sostituisce non ha certo brillato per competenza e abilità. Linda Meleo, al dipartimento Trasporti e Mobilità, verrà ricordata solo per le sue fughe dalla responsabilità. Sempre pronta a scaricare le colpe su qualcuno come sul referendum Atac che non volle accorpare alle elezioni politiche provocando un maggior dispendio di 16 milioni di euro per il Comune. Oppure quando scappò dall’incontro con i residenti di Bufalotta, infuriati per il People Mover che avrebbe voluto realizzare al posto della metro. Lontana dai cittadini, ai quali non offre mai risposte, non potrà che perpetuare la sua inadeguatezza ai Lavori Pubblici.

Pietro Calabrese

 

Alla mobilità invece arriva Pietro Calabrese che – come unica esperienza nel settore – vanta pochi mesi di presidenza della commissione. A leggere il suo curriculum si resta basiti per la sua proposta legata alla trasparenza. Avrebbe voluto mettere una telecamera puntata sul primo cittadino, accesa 24 ore al giorno. Scrive: “La soluzione è una telecamera sempre accesa accanto almeno al Sindaco, il che significa trasparenza totale in ogni sua funzione pubblica. Con una telecamera accanto, a un criminale non verrebbe mai in mente di ricattarlo, così come nessuno potrebbe inventarsi bugie per screditarlo. Ma non solo, pensate ad esempio mentre il Sindaco chiama un dirigente per far funzionare un servizio pubblico, immaginate quanti cittadini potrebbero partecipare grazie a quella telecamera accanto, anche solo come testimoni, immaginate l’impatto che arriverebbe a quel dirigente capendo che è cambiato tutto, che sarà controllato direttamente dai cittadini, e che per non perdere il suo impiego non avrà altra scelta che farlo bene, nei tempi e coi soldi concordati, perché il giorno della scadenza il Sindaco gli ha detto che andrà a verificare, con la telecamera…(!?!).

Calabrese si definisce un artista e un artigiano. Però è stato anche il responsabile del “Cozza Day”, nota di merito davvero da non sottovalutare.

Via anche Flavia Marzano, responsabile di Roma Semplice (cioè l’innovazione tecnologica) che verrà ricordata per aver tenuto in linea per oltre un anno, il portale del Comune in versione beta. La sua delega va alla Raggi.

Valentina Vivarelli

 

Al Patrimonio, al posto di Rosalba Castiglione, arriva Valentina Vivarelli, grillina della prima ora che si dovrà occupare degli sgomberi. Un ruolo molto delicato soprattutto alla luce dello scellerato patto 5Stelle-Pd per rinviarli all’anno del mai.

Veronica Mammì

 

Cambio anche alle politiche sociali dove Veronica Mammì sostituisce Laura Baldassarre. La Mammì è moglie di Enrico Stefàno, uno dei pochi consiglieri dotati di raziocinio che anche questa volta non è diventato assessore perché era necessaria una donna nel rispetto delle quote rosa. A parte questo obbligo assurdo della parità di genere che non tiene conto della capacità dei singoli ma solo del loro sesso, sul “familismo” di questo rimpasto occorre riportare la dichiarazione di Cristina Grancio, ex consigliera grillina, ora nel gruppo misto perché polemica con la Sindaca: “Stretti collaboratori personali, consiglieri capitolini più fidati e loro parenti: più che un rimpasto quello annunciato dalla Sindaca Raggi assume i contorni di un arroccamento che raffigura efficacemente il crescente isolamento di questa amministrazione. Un film del resto già visto con i recenti ingressi in Giunta degli assessori De Santis e Fiorini. Interrotti bruscamente i legami con la società civile che avevano consentito l’eccezionale risultato alle elezioni amministrative di due anni e mezzo fa, non resta che rivolgersi alla ristretta cerchia che difende il fortino del Campidoglio, mentre le migliori professionalità che potrebbe esprimere la società civile restano fuori dalla porta”.

Difficile dare torto alla Grancio soprattutto considerando che la casella più delicata, quella dei rifiuti, resta sguarnita. La Raggi la tiene per sé solo perché nessuno se la sente di assumersi una responsabilità così complessa rispetto ad una giunta che non vuole impianti o discariche ma non rilancia la differenziata.

Forse l’unica nota positiva di questo rimpasto è il ritorno di Enrico Stefàno alla guida della commissione mobilità, ma anche questa volta se la dovrà vedere con un assessore sottodimensionato.

I NODI RESTANO. Non è cambiando qualche nome che si rialza la testa. Il coraggio se non ce l’hai non te lo puoi dare, scriveva Manzoni. E una città dove il verde non ha più manutenzione e non ci sono i carri attrezzi per l’incapacità a scrivere un bando, dove l’unica grande opera – quello dello Stadio – viene bloccata per ruberie e incapacità, non si risolleva con assessori fedelissimi. Un bravo manager sa che gli Yes Man non fanno procedere l’azienda. La Raggi prima o poi lo capirà, ma sarà troppo tardi.

 

 

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