Re di Roma: il degrado dei giardini, le bottiglie e la signora Pia

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Una residente di via Pinerolo ci ha scritto nei giorni scorsi per segnalare la situazione dei giardini di piazza Re di Roma. La signora Pia, 83 anni dichiarati con orgoglio, non usa internet o i social, ma la figlia – nostra lettrice – le ha detto che avrebbe chiesto a diarioromano di documentare la situazione e così siamo andati sul posto per conoscere Pia e due amiche con le quali la signora passa spesso i pomeriggi d’estate nell’area verde. O meglio, passava! Né Pia, né le altre due signore, infatti, vanno più  a sedersi sulle panchine nella rotonda. “Troppo sporco e troppi cattivi odori”, ci dice mentre attraversiamo sulle strisce pedonali alle quali nessuno si ferma.

Un luogo certamente poco ospitale per gli anziani la zona dell’Appia Nuova, dove le uniche aree verdi sono villa Lazzaroni (tra l’altro piuttosto distante da via Pinerolo) e appunto il giardino centrale di Re di Roma.

Con la signora Pia a fianco che ci fa da guida del degrado, scattiamo alcune fotografie. Ci indica un angolo dove l’aria è irrespirabile a causa dei senzatetto che lì svolgono i loro bisogni. “Ci vada lei, io non mi avvicino”, dice scuotendo la testa. E in effetti l’odore è davvero sgradevole. Per chi volesse verificare si tratta dell’uscita del giardino in direzione via Vercelli.

Per il resto, condividiamo lo sdegno della nostra anziana guida, ma con amarezza dobbiamo constatare che vi sono giardini in condizioni ben peggiori. Almeno qui l’erba è stata tagliata un paio di mesi fa (!) e arriva “solo” a 50 cm di altezza!! Rispetto ad altri parchi ormai sommersi dalle infestanti è quasi un miracolo (sempre per gli standard romani in epoca Raggi intendiamoci).

Vediamo allora le immagini di questo fazzoletto di verde, molto frequentato e purtroppo poco curato.

 

Nella rotonda vi sono due aree giochi. Una è frequentata dai bambini ed è stato impossibile fotografarla. L’altra, che vedete qui sopra, è chiusa senza un motivo apparente. I giovani, però, ci entrano lo stesso e la rendono un letamaio: in terra bottiglie e cartacce, per non parlare dei soliti graffiti devastanti sugli scivoli.

Le bottiglie sono una costante, sono ovunque. La signora Pia si è seduta sulla sua (ex) panchina preferita e ci indica lo spettacolo che le si presenta davanti. La vedete sullo sfondo della foto qui sotto, assieme alla sua amica. Non ha voluto essere inquadrata per intero ma ci dice che in passato ogni sera raccoglieva decine di bottiglie lasciate a tutte le ore. Adesso non lo fa più. “Mi sono stufata, mi sembra inutile”!

 

 

Ci sono tre fontanelle nell’area verde, tra l’altro pure riverniciate di fresco. Peccato che ne funzioni solo una. Le altre sono a secco.

 

 

I cestini dei rifiuti sono tutti traboccanti e mezzi scassati.

 

 

Una porzione del giardino è appannaggio di due “uccellare”, così le chiamano in zona. Si tratta di persone che ritengono sia giusto sfamare i piccioni e dunque per mezza giornata stanno lì a gettare grano e pane in terra. Il risultato lo potete immaginare.

 

 

L’unica parte con un minimo di decoro in più è quella che i giovani del quartiere hanno dedicato a Pamela Mastropietro, la ragazza uccisa a Macerata nel gennaio del 2018. Due tazebao delimitano una sorta di zona franca dai rifiuti.

 

 

Sebbene la pavimentazione sia dissestata in più punti, le scritte vandaliche ricoprano ogni manufatto, mentre riaccompagniamo a casa la signora Pia non abbiamo il coraggio di dirle che questo giardino fa schifo, ma fa meno schifo di tanti altri a Roma. Che la città è ormai messa così male che il metro di paragone si è abbassato a livelli infimi. Che perfino noi che lottiamo da anni per il decoro, stiamo perdendo ogni speranza. La tenacia e la voglia di combattere di una ottantenne ci spingono a continuare ma il confronto con le altre città d’Italia e d’Europa è impossibile. Mentre Roma e l’Italia sono governate da quelli del cambiamento, un’anziana ci spiega che questo è solo l’inizio e che lei “giovani così trasandati non li aveva mai visti”. E ci viene in mente che il cambiamento sarà solo in peggio.

 

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