Quella brutta e pericolosa abitudine di parcheggiare sulle banchine del Tevere

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Roma e il Tevere sono sempre stati strettamente connessi, fin dalla fondazione della città, con i primi insediamenti nei pressi dell’isola Tiberina. Nel corso dei secoli tale rapporto non si è mai interrotto, sebbene il fiume sia stato di volta in volta una preziosa risorsa, perché agevole via di comunicazione, o fonte di calamità naturali, a causa delle ricorrenti piene che causavano distruzioni ed edipemie.

Solo nel 1900 avviene la cesura tra il Tevere e la città, a seguito della costruzione degli argini, cosiddetti “muraglioni”, che risolveranno il problema delle inondazioni ma separeranno per sempre lo scorrere della vita nella capitale e quello delle bionde acque.

Negli ultimi anni il distacco tra la città e il suo fiume sembra essere diminuito, grazie ad iniziative come la lunga pista ciclabile, realizzata sull’argine di destra da ponte Milvio fino a ponte Marconi, e le sempre più numerose manifestazioni estive che si tengono sulle banchine.

C’è però anche un altro fenomeno che recentemente sta riavvicinando il Tevere a Roma ed è il sempre più diffuso utilizzo delle banchine come luogo di sosta dei veicoli per i frequentatori di alcuni locali posti sui barconi ma anche per chi debba semplicemente recarsi in centro.
Tale fenomeno è particolarmente frequente in prossimità di ponte Margherita, all’altezza di piazza del Popolo, dove la presenza di un noto barcone, con ristorante e discoteca, e di altri più piccoli con attività di somministrazione attira molte persone ed altrettanti veicoli. L’accesso carrabile in questo caso è dallo scalo De Pinedo, tra ponte Nenni (quello della metro A) e ponte Matteotti, dove una sbarra, non si sa bene gestita da chi, quando aperta consente di scendere sulla banchina. Chi abbia la chiave del lucchetto non è chiaro, probabilmente i titolari delle attività lì ancorate ma chissà chi altri.

 

Fatto sta che a tutte le ore su quella banchina sono presenti veicoli in sosta e transito, ma la cosa che fa pensare ad un utilizzo come parcheggio giornaliero è che molti di questi veicoli vengono lasciati al termine della banchina, in prossimità delle scale che portano sul lungotevere all’altezza dell’Ara Pacis.

La curiosità è che in quel tratto vi è il cantiere di un parcheggio interrato avviato 14 anni fa ma mai completato, con molti automobilisti che evidentemente hanno già trovato una valida alternativa a quel parcheggio, e al pagamento delle strisce blu, utilizzando le sottostanti banchine.

Ma a chi spetta disciplinare la viabilità sulle banchine del Tevere? La risposta non è facile dato il vuoto normativo esistente. La competenza delle aree golenali, e quindi anche delle banchine, è delle regioni – nel caso del Tevere della Regione Lazio – che però non risulta aver mai disciplinato il transito dei veicoli. Questo vuol dire che chiunque riesca ad accedervi può sostare liberamente. Non sottostando però al codice della strada, in queste zone gli automobilisti non possono che attenersi alle regole del buon senso, per quanto viene da chiedersi come verrebbero regolati eventuali incidenti tra veicoli in mancanza di norme certe.

Non dovendo inoltre sottostare alle normative di sicurezza della normale viabilità, le banchine presentano pericoli evidenti per i veicoli, primo fra tutti l’assenza di protezioni che impediscano di cadere nel fiume, con conseguenti gravi rischi per gli automobilisti.

Infine, le banchine del Tevere sono soggette a finire sott’acqua quando il livello del Tevere si alza oltre un certo limite, col rischio che eventuali veicoli lasciati in sosta vengano sommersi o addirittura trascinati. Non è pensabile infatti affidare all’automobilista medio la valutazione del livello del fiume, ma non essendo prevista alcuna segnaletica questo è ciò che avviene.

Considerata la centralità e possibile appetibilità delle banchine del Tevere per i veicoli, appare ineludibile una regolamentazione da parte della Regione Lazio che stabilisca chi può accedervi e quali regole si applichino alla mobilità, sia per garantire la sicurezza dei veicoli, sia per scoraggiare eventuali abusi. Quando una normativa dovessere essere stabilità si passerebbe al problema successivo, quello dei controlli. Per una volta non sarà possibile prendersela con i soliti vigili, vista la competenza regionale delle aree, ma una soluzione andrà trovata comunque.

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  1. enrico

    Premessa: con la legge italiana non si può mai sapere e quando una cosa sembra logica invece è la volta che siamo al contrario.
    A me pare strano che “in città” su quella che a tutti gli effetti è una strada abbia giurisdizione la regione, la ciclabile l’ha fatta il comune, le autorizzazioni (ammesso le abbiano) dei barconi le da il comune per me quella è Roma a tutti gli effetti.

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