Quel senso civico messo a dura prova da Ama

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Un cittadino che vuole rispettare l’ambiente e la città prova a gettare le pile usate in un contenitore Ama. Ma lo trova sfondato da mesi e così, esausto, ci scrive.

 

Contenitore pile Ama

 

Ama via guido reni

 

Sono tempi duri questi per un cittadino italiano, ed ancor più romano, se è sensibile ai temi ambientali e decide di fare la raccolta differenziata. Da tempo ho dovuto trovare sei differenti posti in casa per raccogliere i rifiuti: vetro, plastica, carta, umido, metallo ed indifferenziata. Il rituale del selezionare dove buttare un rifiuto è la cosa che mi pesa meno, oramai la mia mente è abituata a farlo in automatico da anni, e, se mi trovo all’estero dove non so come gestire la cosa, provo quasi un fastidio fisico a non poter differenziare.

Poi c’è la rassegnazione a dover ogni mattina uscire di casa con un sacchetto differente e l’autodisciplina a non cedere ad accatastare fuori dal cassonetto i miei rifiuti quando spesso lo trovo stracolmo, La regola è “rimettilo in auto fino al successivo cassonetto”. Ma le persone che vanno a piedi, magari anziane, come devono fare?

Poi c’è la visione triste della mia città invasa da 300.000 cassonetti (ho letto questo numero), dissestati, maleodoranti, disordinati, stracolmi, invadenti,  che creano squallore in ogni angolo di essa (escluso il centro storico), che levano ancora decine di migliaia di posti auto ad una città carente.

Infine c’è l’occasione per buttare la settima tipologia di rifiuto che produco: le batterie scariche, particolarmente dannose. Le accumulo per mesi fino a che non mi ricordo di buttarle in uno di quei rarissimi contenitori distribuiti sul territorio. Il più vicino per me è a Via Guido Reni, all’entrata degli uffici AMA locali, nella sede del mercato. Arrivo questo sabato mattina, vedo bustine ammonticchiate lì, cerco di inserire le mie batterie nelle fessure e le vedo rotolare per terra, perché il contenitore è sfondato.

L’ufficio AMA è chiuso, il contenitore, ad un metro esatto dall’ingresso fuori uso, da tempo, senza un segnale, senza una alternativa, senza alcun interesse a dare un segno di civiltà nel lavoro che gli paghiamo e nel lavoro che noi facciamo per loro.

Ed allora pretendo che delle teste, credo diverse, debbano saltare in questo servizio, per non sentirmi una persona ridicola in un paese ridicolo.

Andrea Salvemini

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  1. Marco Pascucci

    Abito anche io nei pressi di Via Guido Reni, e più volte ho cercato di usare proprio QUEL contenitore per gettare le mie pile scariche. Confermo al 100% quanto scritto dall’autore dell’articolo: le pile sistematicamente rotolano per terra, e questo oramai da tempo immemore, sebbene l’AMA sia là a fianco. Poiché cerco di fare sempre del mio meglio per non danneggiare ancora di più questa nostra disgraziata città, evito comunque di gettare le pile nel cassonetto più vicino e quando posso le porto al centro di raccolta dell’AMA dell’Acqua Acetosa, approfittando del fatto di dover gettare anche qualche rifiuto più ingombrante. Naturalmente lo posso fare solo usando l’auto: chi non ce l’ha, si attacca al tram, che in questo caso non è il 2 che passa a poche centinaia di metri, ma quello che in genere si menziona in termini figurativi per descrivere queste situazioni.
    Inutile dire che il marciapiede di fronte a questo contenitore inutilizzabile, che in teoria sarebbe un marciapiede ampio, è invaso tutte le mattine da bancarelle che riducono al minimo lo spazio fruibile suppongo al di fuori della legalità. Certo non è questa responsabilità dell’AMA, ma dell’amministrazione comunale in senso lato certamente si. Vigile urbani? Se ne vedono in zona solo quando ci sono partite all’Olimpico…
    Insomma, un piccolo angolo di Roma, uno “spaccato” in quello che tutto sommato sarebbe un quartiere oramai considerato “figo” e dove gli appartamenti li vendono a 6000 €/mq, e dove io, pur essendoci nato, non sarei in grado teoricamente di ricomprarmi la casa dove vivo, se volessi per assurdo trasferirmici proveniendo da qualche altra parte.
    Evidentemente a qualcuno piace così, che vi posso dire?

    • Dario

      Anche io come Marco Pascucci e Andrea ho visto la situazione di via Guido Reni ultimamente e fa paura. Tutta Roma è in condizioni simili ma per cambiare un contenitore di pile usate ci vogliono 10 minuti. Non gliene frega niente a nessuno

      • Marco Pascucci

        Il fatto è che leggendo su questo stesso sito un altro articolo relativo al “suk” che si è creato di fronte al Policlinico Umberto I in Via Regina Elena mi viene pure il sospetto di essermi sbagliato. Nel mio commento ho scritto che le bancarelle in Via Guido Reni di fronte al mercato sono forse illegali. E invece mi sa tanto che questa situazione è perfettamente LEGALE, almeno per quanto attiene al rispetto delle delibere prodotte dalla nostra virtuosa e soprattutto “onesta” amministrazione M5S. Ripeto, alla fine evidentemente a più di uno sta bene così, per cui non discuto. Questa è la città che ci ritroviamo a vivere. Nel mio piccolo, evito di comperare alcunché da queste persone, ma so bene che questi signori campano benissimo anche senza il mio contributo.
        Precisazione: non che prima dell’arrivo in Campidoglio di questa amministrazione di “onesti” la situazione fosse granché differente, ma mi fa veramente scandalizzare come questi signori si siano guadagnati il loro consenso elettorale promettendo di cambiare tutto, quando alla fine messi alla prova dei fatti stanno preferendo non cambiare nulla alimentando il solito malcostume e la solita inefficienza che alla fine, forse, ha un ritorno in termini elettorali.

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