Prosegue indisturbato il far west di pedane e tavolini

A circa un mese dall'invio di un vademecum sulle OSP agli esercenti da parte dell'assessorato al commercio, la situazione sul campo è sostanzialmente immutata

La normtiva emergenziale in materia di Occupazioni di Suolo Pubblico (OSP) dovrebbe scadere a fine marzo, ma l’amministrazione ha già annunciato nuove norme a breve che dovrebbero prorogare alcune delle deroghe concesse, non tutte.

Purtroppo però sul territorio continuano ad esserci moltissime OSP del tutto illecite, ossia non rispondenti neanche alle generosissime norme della delibera emergenziale relativa all’emergenza COVID.

 

Poco più di un mese fa noi avevamo proposto un vademecum per aiutare gli esercenti a capire se la loro occupazione presentasse qualche profilo di illiceità, consci che molti di loro si affidano a tecnici che spesso tendono a forzare le norme.

Dopo circa una settimana dal nostro suggerimento, è stato lo stesso assessorato al commercio capitolino a redigere ed inviare a tutti gli esercenti un vademecum simile al nostro, chiaramente più completo. Queste le parole dell’assessore Lucarelli per presentare l’iniziativa:

Lo avevamo promesso e in queste ore sta arrivando a tutti gli esercenti questo vademecum sulle Osp. Lo abbiamo fatto per rendere chiare le regole a tutti. Ai commercianti, ma anche ai cittadini. Perché la battaglia per il decoro e la legalità va combattuta tutti insieme. Lo merita Roma, lo meritiamo tutti noi. Vi allego il vadecum in modo tale che tutti possiate leggere cosa si può fare e cosa no.

E questo il vademecum:

 

 

Tralasciando il fatto che a noi non risulta che l’assessorato avesse promesso nulla di simile e sorvolando sulla caduta di stile di un ufficio capitolino che si ispira ai nostri suggerimenti senza neanche concederci uno straccio di interlocuzione, proviamo a dare un’occhiata alla sezione “Dove NON è possibile ottenere un’OSP COVID-19?”.

 

 

Il primo punto recita: “Su sedi stradali della viabilità principale“.

Ebbene già solo fermandoci a questo primo punto dobbiamo constatare che a distanza di circa un mese l’iniziativa dell’assessorato non ha prodotto il minimo risultato. È sufficiente infatti fare qualche verifica in strade della viabilità principale per constatare che il criterio indicato viene sistematicamente disatteso.

Di seguito tre esempi.

Via Sistina:

 

 

 

 

Via Cavour:

 

 

 

 

Via Emanuele Filiberto:

 

 

 

 

 

Noi ci rendiamo conto del momento assolutamente particolare che stiamo vivendo, con una pandemia apparentemente alle spalle (lo speriamo davvero) e una guerra in Europa che rischia di avere conseguenze devastanti e che per il momento sta avendo degli impatti nefasti sulla nostra economia.

Rimane però la necessità di assicurare delle regole certe sia ai cittadini nel loro complesso che alle categorie produttive, così che gli operatori commerciali possano fare investimenti nell’ambito di un certo sistema di regole.

Se invece si continua a tollerare qualunque cosa, con la scusa che bisogna far lavorare quanto più possibile tutti, da una parte si creano situazioni di pericolo, stante che molte norme sono proprio a tutela dell’incolumità pubblica (da qui, ad esempio, il divieto di installare OSP sulle strade della viabilità principale), dall’altra si favorisce una concorrenza sleale tra esercenti dove finiscono per prevalere i più spregiudicati.

È anche grazie ad un clima di generale illegalità, vigente da molti anni, che a Roma fioriscono attività commerciali che fanno capo alla criminalità organizzata, in genere centri di riciclo di denaro proveniente da attività illecite.

 

Occorrerebbe una maggiore chiarezza di intenti da parte dell’assessorato al commercio, oltre che competenze ed esperienze adeguate ad affrontare una situazione sfuggita da anni ad ogni controllo. Inoltre è indispensabile prevedere una task force specifica che sostenga l’enorme mole di lavoro dell’ufficio commercio del Municipio I, affinché vengano lavorate le migliaia di pratiche di richiesta di nuove OSP presentate negli ultimi due anni.

Noi continuiamo a credere che una nostra interlocuzione con l’assessore sarebbe utile anzitutto a lei per rendersi conto della situazione sul campo e delle possibilità reali d’intervento nell’immediato e nel breve periodo.

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