Proroga ai balneari. L’Ue apre una procedura di infrazione

Il nostro Paese rischia una multa di 1,5 miliardi. Solo nella Capitale 77 stabilimenti hanno la concessione scaduta. Canoni irrisori e fatturati altissimi

 

Mentre la grande stampa parla solo di Covid, di Mes e delle app poco efficienti del Governo, in pochi hanno notato l’apertura della procedura di infrazione contro l’Italia da parte dell’Ue sulla questione balneari. In pratica il nostro Paese va dritto dritto contro un muro e si prepara a pagare una multa salata per aver favorito 10 mila imprenditori a scapito di milioni di persone.

Non ci voleva un genio a capirlo se perfino diarioromano a dicembre del 2018 aveva previsto che il regalo del governo ai balneari sarebbe costato caro a tutti noi. Da Bruxelles hanno inviato una lettera a Palazzo Chigi dai toni molto duri: la proroga al 2033 di concessioni scadute da anni “scoraggia gli investimenti in un settore fondamentale per l’economia italiana, causando nel contempo una perdita di reddito per le autorità locali”.

La Commissione Europea chiede che le autorizzazioni siano rilasciate “mediante procedura di selezione aperta, pubblica e basata su criteri trasparenti e oggettivi”. Insomma tutto il contrario di quello che ha fatto l’Italia.

Per dirla in poche parole, la porzione di spiaggia dove sono stati installati gli stabilimenti balneari è limitata e va messa a gara, come prevedono le direttive europee ma anche il buon senso. Non è possibile che un terreno demaniale sia trasmesso da padre in figlio o da azienda ad azienda come se fosse una cosa privata. 

Gli amici di Carteinregola hanno raccolto in un dossier molto materiale e scrivono in un recente articolo: “Le spiagge sono beni demaniali, cioè dello Stato, e non è giusto che vengano concesse per decenni agli stessi privati – spesso con un passaggio tra generazioni – a canoni risibili, escludendo tanti nuovi piccoli e grandi imprenditori che potrebbero offrire servizi – e ritorni per lo Stato – migliori”.

Ed è proprio così, non è giusto. Ma il Governo Conte sostenuto da Lega e 5Stelle ha inserito la proroga nella legge di bilancio 2018 e poi il nuovo governo Conte, sostenuto da Pd e 5Stelle, l’ha confermata con l’appoggio di Forza Italia. Insomma una vera azione bipartisan a favore delle lobbies e a danno dello Stato.

Ad agosto scorso, avevamo riportato i dati del Rapporto Spiagge di Legambiente che vale la pena ricordare.   I 10.812 balneari del nostro Paese versano 100 milioni l’anno di tassa di concessione, significa una media di 9.200 euro ciascuno. Sempre secondo Legambiente, il fatturato del settore è di 100 miliardi, vuol dire che l’incasso medio è di 920 mila euro. In pratica le spiagge le abbiamo regalate.

Le Iene, riportano dati da brivido: Il Twiga di Briatore, a Forte dei Marmi, fattura 4 milioni di euro l’anno e paga un canone di 12 mila euro (!).  Lo stesso imprenditore, volendo allargare lo spazio a disposizione del suo stabilimento, ha preso in affitto la spiaggia adiacente da un privato. L’affitto annuo era di 220 mila euro, mentre il privato concessionario  versava allo Stato 14 mila euro di canone di concessione. Di fatto questo privato aveva un guadagno netto di 206 mila euro l’anno, sfruttando un terreno demaniale.

In Italia, il 60% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti, circa 19,2 milioni di metri quadri che sono diventati di proprietà privata e che non passeranno mai di mano se il Governo continua a prorogare loro le concessioni. Secondo uno studio del Mef, il canone di concessione incide in Italia solo per 0,19% del fatturato di ogni stabilimento (circa 1,27 euro al metro quadro per ogni mese della stagione estiva).  In Francia i bandi hanno aggiudicato molte spiagge a prezzi adeguati (fino a 39 euro al mq/l’anno) e grazie a quelle somme lo Stato e i comuni hanno realizzato opere pubbliche.

Solo nel Comune di Roma sono 77 i balneari che hanno la concessione scaduta. Li abbiamo cercati sul sito messo a disposizione dai Radicali Italiani che stanno conducendo una battaglia in favore della messa a bando delle spiagge.

Si tratta di 14 stabilimenti ad Ostia (tra i quali Kursal, Mami, Delfino, Battistini, Arcobaleno Beach, Plinius); 24 a Castel Fusano (per citarne alcuni il Bungalow, la spiaggia di Bettina, Miami, la Bussola, la Caletta); 1 a Castel Porziano (il Jumbo Village) e 38 a Torvaianica.

La multa che il nostro Paese sarà costretto a pagare potrebbe superare gli 1,5 miliardi di euro. Una cifra monstre che impoverisce tutti noi, oltre a dover pagare lo scotto di essere una delle pochissime nazioni europee dove le spiagge non sono state messe a gara.

 

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