Più che un Sindaco, Alice nel paese delle meraviglie

È difficile descrivere lo scoramento che ci ha assalito quando abbiamo letto il post che segue sulla pagina facebook del Sindaco Raggi:

 

 

 

Chi ci segue sa quanto siamo sensibili al tema del bike sharing a Roma, anzitutto perché pensiamo che, nonostante la vulgata dei sette colli che farebbero di Roma una città inadatta alle bici, la mobilità ciclabile sia un’ottima opzione per diminuire i veicoli a motore in città; ma soprattutto perché fummo proprio noi, allora sotto il cappello di Bastacartelloni e con la decisiva collaborazione dell’arch. Bosi di VAS Roma, a spingere affinché nella riforma degli impianti pubblicitari fosse previsto un sistema di bike sharing tradizionale.

 

Eh già, perché un sistema serio di bike sharing, per intenderci sul tipo di quello in vigore a Parigi da 11 anni, è previsto nella legislazione capitolina fin dal 2014, addirittura, udite udite, approvato con il voto favorevole dell’allora consigliera Virginia Raggi!

 

Cosa dobbiamo pensare allora nel leggere le parole del Sindaco Virginia Raggi che come se fosse un marziano sceso ieri dall’astronave, esordisce con un innocente “Un nuovo servizio di bike sharing per la nostra città …“.

E del servizio di bike sharing previsto dalla riforma dei cartelloni che ne facciamo allora?

Delle due l’una: o il Sindaco ha completamente rimosso dalla testa quanto da lei stesso approvato nel 2014 ed ignorato per oltre 3 anni di mandato in cui la città è rimasta in gran parte priva di un servizio di bike sharing, oppure il Sindaco lo sa bene di quanto previsto dalla riforma dei cartelloni ma tace spudoratamente (sì, SPUDORATAMENTE!) non sapendo evidentemente come giustificare una sua così clamorosa mancanza.

 

Sorvoliamo per carità di patria sulla solita modalità “annuncio” che ormai il Sindaco riserva ai suoi post. Ella infatti presenta la cosa come se fosse già fatta:

Questo nuovo servizio di bike sharing si inserisce nel percorso che stiamo portando avanti per promuovere una mobilità sempre più sostenibile.

Mentre stiamo ancora alla pubblicazione di un avviso che potrà anche non ricevere alcuna risposta.

E questo è secondo noi l’esito più probabile di un’iniziativa tanto stupida quanto irresponsabile.

 

Stupida perché puntare ancora una volta su un sistema di bike sharing a flusso libero in una realtà come Roma vuol dire non voler vedere la realtà dei fatti e la recente esperienza dei due operatori a flusso libero che si erano cimentati a Roma (Gobee.bike e Obike). Come è stato abbondantemente dimostrato dagli innumerevoli atti vandalici che hanno riguardato le bici del bike sharing, GPS o non GPS, dei mezzi leggeri e facilmente manovrabili come le biciclette non possono essere controlalti se non assicurati fisicamente ad una postazione fissa. Solo in quel caso è rintracciabile chi li preleva ed eventualmente li lascia fuoriposto, li butta nel Tevere o in qualche fontana.

 

 

Vorremmo tanto che il Sindaco o chi per lei ci spiegasse la seguente frase del suo proclama:

La geolocalizzazione, infatti, permetterà il monitoraggio delle biciclette in tempo reale evitando così furti e atti vandalici.

 

Ma lo sa il Sindaco che tutti i mezzi Obike era geolocalizzati o su Marte queste notizie non arrivano?

Come diavolo pretende il Sindaco di evitare che una bici venga gettata nel Tevere per il solo fatto che sia geolocalizzata? Forse che per il Sindaco la geolocalizzazione comprende un qualche tipo di controllo remoto che si accanisce su un eventuale vandalo?

(segnaliamo in questo passaggio un altro forte attacco di scoramento, non potendo credere di dover leggere certe baggianate da parte del Sindaco di Roma e dovendo già accettare il fatto che nessuno mai, a partire dal Sindaco Raggi, si sognerà di fornire una spiegazione nel merito delle baggianate stesse).

 

È poi un’iniziativa irresponsabile perché farà perdere ulteriore tempo ad una città che è indietro di oltre 10 anni rispetto a tante altre città europee che hanno ormai consolidati sistemi di bike sharing, guarda caso tutti basati sui sistemi tradizionali.

 

Noi abbiamo finito le parole e le idee per cercare di smuovere l’amministrazione su una questione tanto decisiva quanto in realtà facile da risolvere, se solo si smettesse l’assurdo ostracismo rispetto alla riforma degli impianti pubblicitari.

Ad aprile di quest’anno lanciammo una petizione per chiedere al Sindaco di applicare tale riforma, dovendo purtroppo prendere atto che evidentemente non siamo in molti ad avere a cuore il bike sharing a Roma.

Abbiamo provato a a coinvolgere le associazioni dei ciclisti sul tema del bike sharing, a sollecitare via social figure cittadine che in passato si sono fatti sentire sul tema della ciclabilità, provato con giornalisti d’inchiesta come Riccardo Iacona o Corrado Formigli, peraltro entrambi convinti utilizzatori della bicicletta, ma niente sembra aver funzionato.

 

Sbaglieremo noi in qualcosa, senz’altro, ma leggere le parole senza senso del Sindaco su un tema a noi così caro ci provoca una reazione di sdegno. Oltre all’incapacità conclamata, oltre al venir meno alle proprie responsabilità di buon amministratore della cosa pubblica, qui c’è una vera e propria presa in giro dei cittadini.

Facendo infatti finta di niente del fatto che la normativa già preveda da 5 anni un sistema di bike sharing tradizionale, così come del fatto che a Roma ci sono già stati sistemi di bike sharing a flusso libero che sono miseramente falliti (come peraltro è accaduto in moltissime altre città del mondo, segno che il sistema è tutt’altro che infallibile), vuol dire provare a fare fessi i cittadini.

Ebbene noi non ci stiamo e il Sindaco Raggi, rispettosamente, lo invitiamo a provare a far fesso qualcun altro.

Non siamo usi ricorrere al torpiloquio ma in questa circostanza particolare invitiamo chi legge a pensare ad una parolaccia e ad indirizzarla al Sindaco, che stavolta se l’è proprio meritata.

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Una risposta

  1. Una riprova della evidente incapacità di questa Giunta viene dal fatto che in questo momento esistono contemporaneamente ben tre procedimenti relativi ad un servizio di bike sharing per la capitale. La sbandierata volontà di voler togliere questo servizio dalla riforma dei cartelloni, sbandierata dall’Assessore Cafarotti agli inizi di quest’anno, è rimasta solo a parole, perché nei fatti vige il Piano di Localizzazione degli impianti pubblicitari approvato all’unanimità dalla Giunta il 13 novembre del 2017, che prevede di riservare un corrispettivo di 8.000 mq. di superficie pubblicitaria da assegnare a chi vincerà la gara impegnandosi a garantire in cambio tale servizio. Invece completare la riforma dei cartelloni, con Deliberazione n. 191 del 24 ottobre 2018 la Giunta Capitolina ha preferito approvare delle “linee guida per lo svolgimento del servizio di Bike Sharing a flusso libero, in via sperimentale, per la durata di tre anni, sul territorio di Roma Capitale”. Con tale delibera è stato dato mandato al Dipartimento Mobilità e Trasporti di intraprendere un’azione esplorativa sulle attuali condizioni del mercato, per individuare gli operatori pubblici o privati qualificati interessati all’esercizio del servizio di bike sharing “a flusso libero” da svolgere sul territorio di Roma Capitale in forma sperimentale, nonché di procedere alla pubblicazione dell’Avviso per la manifestazione di interesse e l’individuazione dei soggetti interessati all’esercizio di tale servizio.
    Non è dato di sapere che esito abbia avuto l’avviso: con questo ulteriore avviso fatto sulla base sempre delle suddette linee guida ma per un servizio di bike sharing stavolta esclusivamente per bici elettriche, peraltro già avviato nel IX Municipio con il progetto Elviten, la Sindaca Raggi e la sua Giunta hanno dimostrato di avere le idee chiare .

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