Piccola ma significativa storia su AMA

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Continuando i rifiuti ad essere l’emergenza principale a Roma, benché non l’unica, vogliamo segnalare un aspetto di come opera l’AMA sul campo. Si tratta certamento di un aspetto marginale e apparentemente insignificante rispetto alla questione rifiuti a Roma ma a nostro avviso dà l’idea di come le cose all’interno di AMA continuino a funzionare molto male, tanto da non far sperare che si riesca ad uscire dall’emergenza senza una qualche rivoluzione.

 

La foto seguente mostra il centro AMA di lungotevere in Augusta, nei pressi dell’Ara Pacis.

 

 

Il centro AMA è la piccola e graziosa costruzione gialla con tetto in tegole e davanti ad esso vi è uno spazio carrabile interamente occupato da autoveicoli in sosta.

A destra nella foto si scorge un cartello stradale di divieto che abbiamo ingrandito nell’immagine seguente:

 

 

Si tratta di un divieto di sosta, zona rimozione, “eccetto mezzi operativi Ama”. Dal che capiamo che quello spazio dovrebbe accogliere i mezzi AMA in qualche modo coinvolti nella raccolta; pensiamo quindi essenzialmente ai furgoni con cassone che raccolgono i rifiuti e magari a qualche autovettura di supporto. Escluderemmo però che tutti i veicoli in sosta nella foto possano essere “mezzi operativi Ama”.

Di chi sarebbero allora tutte quelle vetture? Forse di automobilisti che le hanno lì parcheggiate per evitare di pagare le strisce blu? Ma allora occorrerebbe un parcheggiatore a gestire la movimentazione dei mezzi, visto che sono tutti incastrati gli uni con gli altri.

L’unica ipotesi che a noi sembra plausibile è che quelle vetture siano degli stessi addetti AMA che possono così permettersi di raggiungere il posto di lavoro in macchina senza doversi cercare o pagare un parcheggio regolare.

Che poi una tale cosa non sarebbe tutto sommato così scandalosa se però l’occupazione di uno spazio riservato ad altri scopi non creasse problemi altrove, come invece mostra la foto che segue.

 

 

Evidentemente i due mezzi frugonati AMA, non trovando posto davanti alla sede, dove sarebbe previsto, sono stati lasciati in sosta poco più in là verso l’Ara Pacis, in divieto di sosta.

Ovviamente nessun vigile si sognerebbe mai di sanzionare tali due veicoli, avendo i mezzi AMA una sorta di salvacondotto che gli permette di fare tutto. Rimane però il fatto che, come da consolidata tradizione romana, una giusta previsione viene disattesa per i comodi di qualcuno e crea un problema a tanti altri che però viene del tutto ignorato dalle forze dell’ordine.

All’obiezione che quei due furgoni in fondo lì non danno fastidio a nessuno rispondiamo segnalando che sarebbe roa di farla finita a Roma di mettere in discussione ogni norma in nome di una presunta maggiore ragionevolezza del romano medio.

Quei due furgoni occupano una parte della carreggiata che altrimenti potrebbe essere utilizzata dai veicoli che in quel tratto svoltano a destra per prendere il sottopasso di Arnaldo da Brescia. e due veicoli fermi in quel punto rappresentano un oggettivo rischio per la circolazione che non dovrebbe essere mai tollerato.

 

Ammesso che tutte le nostre illazioni e ricostruzioni siano corrette (in caso contrario ci rendiamo fin da ora disponibili a pubblicare ogni sorta di smentita o precisazione), c’è forse da aspettarsi che in AMA qualcuno si accorga della furbata e provveda affinché il servizio venga svolto come previsto? Noi siamo convinti che una cosa del genere non accadrà mai, perché evidentemente all’interno di AMA le dinamiche che informano i comportamenti di molti dirigenti ed operatori (la maggioranza?) sono altre da quelle di offrire un servizio di qualità alla città, facendo il proprio dovere ogni giorno al meglio.

Ma se gli operatori possono essere giustificati dal dover operare in condizioni difficilissime ed in fondo ognuno risponde per sé stesso, nel caso di responsabili e dirigenti non vi sono scuse che tengano per non cercare di far funzionare al meglio le risorse a disposizione.

Ci sarà un qualche responsabile della sede AMA di lungotevere in Augusta? Ebbene vorremmo sapere da lui/lei perché lo spazio riservato ai mezzi operativi di AMA è occupato da altri veicoli ed eventualmente conoscere gli itnerventi fatti per restituirlo alla disponibilità di AMA.

Come detto, questa storia non avrà impatto alcuno sull’emergenza rifiuti a Roma, ma a nostro avviso dà l’idea di quali siano ancora i meccanismi che informano l’azione di AMA: tutto fuorché gli interessi della città.

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2 Commenti

  1. Anonimo

    Penso chr abbiate centrato il problema principale di Roma , la diffusa convinzione che le regole siano inutili e che il buonsenso romanaro prevalga su tutto. Ma vediamo tutti in che condizioni si trova la città e, paradossalmente, sono quelli che le regole non le rispettano a lamentarsi di più.

  2. Andrea

    Il problema di Roma è racchiuso in un’unica frase didascalica che dovrebbero mettere sotto il nome Roma sui cartelli di ingresso alla città (ma visto i tempi attuali in tutta Italia): NON E’ DI MIA COMPETENZA.
    Le problematiche in tutti gli ambiti pubblici (AMA, ATAC, e similari) si risolvono attribuendo a ciascun dirigente o capo area o capo dipartimento, le proprie responsabilità, che devono essere chiare, precise ed evidenti (oviamente legate al tipodio compensoche percepiscono).
    Esempio: Le stazioni metro fanno pietà? Perchè non affidare a ciascun responsabile (dirigente o chi per lui) una stazione metro che dovrà essere da lui gestita al meglio. In caso contrario rimozione da quel determinato ruolo e subclassazione a ruolo inferiore con decutrazione dello stipendio.
    Stessa cosa con AMA, responsabili di zona che DEVONO far funzionare al meglio la raccolta rifiuti e la pulizia delle strade.
    Non sei in grado? Avanti un altro e declassamento di responsabilità e decurtamento stipendio.
    Non è difficile,basta volerlo.

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