Pessimo sgombero a via Curtatone, ma sia il primo di tanti

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Non accennano a scemare le polemiche per i fatti di piazza Indipendenza, dove c’è stato lo sgombero di uno stabile privato, abitato abusivamente da anni, e la successiva occupazione della piazza da parte degli sfollati.

Se ne è parlato molto perché un’operazione attesa da anni, che doveva liberare uno stabile prevedendo una sistemazione alternativa per gli sfollati, in gran parte rifugiati regolari, si è risolta in uno spostamento per strada delle persone, che vi hanno bivaccato per giorni.

Le responsabilità del Comune, colpevole di non aver preparato la cosa e di essere stato completamente assente mentre accadeva (assessore competente in vacanza incluso), sono state riconosciute un po’ da tutti. Fanno eccezione ovviamente il Sindaco Raggi, che anche questa volta si è esibita nel suo sport preferito, ossia lo scaricabatile, con l’aggravante di accusare gli altri di un “vergognoso scaricabarile” proprio mentre era lei stessa a farlo, e il candidato premier in pectore, nonché vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio che incredibilmente ha detto che il Sindaco Raggi deve occuparsi dei romani e non dei rifugiati, come se il fatto che diverse centinaia di persone vivessero abusivamente in pieno centro cittadino non fosse un problema per la città.

Si sono sentite invece parole di buon senso dal prefetto Basilone, che ha difeso l’operato della Polizia, capace di evitare danni alle persone pur in una situazione oggettivamente complicata, e che ha detto di non volersi sedere al tavolo con nessun sedicente movimento per la casa non legittimato da nessuno, così come dal Capo della Polizia Gabrielli, che ha chiesto che fine abbia fatto il piano per risolvere le occupazioni abusive a cui aveva lavorato col Commissario Tronca e per cui erano stati previsti 130 milioni.

 

Ed è proprio questo il punto che vogliamo sottolineare riguardo questa brutta vicenda. Lo stabile di via Curtatone è solo uno degli oltre 100 stabili occupati abusivamente nel Comune di Roma. Ne avevamo parlato ai tempi della delibera Tronca di quella lista di immobili da liberare e ci eravamo illusi che finalmente a Roma si ricominciava a ripristinare la legalità. Poi però il Commissario fu sostituito dal governo eletto dei 5 stelle e tutto si è bloccato.

Per non far sembrare però un accanimento nei confronti dei soli occupanti dello stabile di via Curtatone, è necessario che venga ripreso il piano citato da Gabrielli e con la necessaria preparazione ed i dovuti tempi si proceda a restituire tutti gli stabili occupati abusivamente ai legittimi proprietari, privati o pubblici che siano.

Ai profughi e rifugiati che hanno diritto all’assistenza devono essere forniti gli aiuti necessari, ma rimanendo fermi sul fatto che nessuno ha un diritto divino a vivere in una certa zona di Roma, come pare sia stato fatto in questo caso quando alcuni rifugiati hanno fatto presente che un’abitazione in provincia sarebbe stata per loro scomoda. D’altronde sono molte migliaia le persone che vivono in provincia di Roma, o anche in altre province del Lazio, o addirittura in altre regioni, e che quotidianamente vengono in città al lavoro per poi tornare a casa la sera.

La cosa indispensabile è che finalmente giunga dalle istituzioni, tutte le istituzioni, il messaggio chiaro che fenomeni di macroscopica illegalità, come lo sono le occupazioni abusive che coinvolgono centinaia di persone, non vengono più tollerati e che con i giusti tempi verranno tutti sanati.

Un tale messaggio deve giungere anzitutto dal Comune. Il Sindaco Raggi lo ha in qualche modo scritto nel post citato prima (“dobbiamo intervenire per ristabilire la legalità …“) ma finora la sua amministrazione ha quantomeno strizzato l’occhio a certi movimenti, e l’aver chiuso in un cassetto la delibera Tronca è stato un chiaro segnale per loro, per non dire che quando c’è stato da dimostrare pugno fermo contro gli occupatori abusivi si è assistito ad una vera e propria calata di brache.

Nel suo piccolo anche il Municipio I dovrebbe smetterla di assecondare certe pratiche illegali. Ricordiamo infatti quando la Presidente Alfonsi partecipò ad un convegno tenutosi proprio presso uno degli stabili occupati abusivamente additandolo addirittura come un modo di “…sfruttare efficacemente il patrimonio pubblico inutilizzato” (!?!)

Ma più di tutti sarebbe il caso che la Regione Lazio dicesse parole chiare sulla necessità di ricondurre a legalità la questione della cosiddetta “emergenza abitativa”. Che esista una tale emergenza è cosa tutta da dimostrare, considerato l’enorme numero di immobili inutilizzati a Roma ed in provincia. Ci  sono senz’altro problemi per molti di accedere a tali immobili ma probabilmente ciò è dovuto più ad un mercato ingessato da regole astruse e da un’assenza della giustizia che finisce per premiare i farabutti spingendo i più a non mettere sul mercato le loro proprietà. Come che stiano le cose, è però indubbio che finora è stata la Regione Lazio l’istituzione che più di tutte ha pensato di tutelare gli occupatori abusivi, infischiandosene dei privati che subiscono i danni delle occupazioni o della necessità di garantire la fruibilità del patrimonio pubblico.

È tuttora in corso l’incredibile occupazione di un intero stabile di proprietà della Regione Lazio nei pressi di piazza del Popolo. In quel caso ci fu addirittura un accordo tra gli occupanti, il Comune e la Regione per garantire agli stessi il diritto a rimanere nello stabile, con tutte le bollette pagate dai contribuenti, e ad avere un’alloggio alternativo per almeno due anni in caso di alienazione dello stabile stesso.

Abbiamo quindi una proprietà del valore di molti milioni di euro (nel 2006 fu stimata 32 milioni) che viene utilizzata da una congrega che nessuno ha selezionato come bisognosa e che beneficia di un alloggio in pieno centro storico senza neanche il disturbo di doversi pagare le bollette. Se ad esempio quello stabile fosse liberato e venduto, col ricavato si potrebbe fornire un ausilio per il pagamento dell’affitto a migliaia di famiglie per uno o due anni, mentre al momento ne beneficia completamente qualche centinaio di privilegiati.

 

È di ieri la notizia che il ministro Minniti ha deciso di bloccare tutti gli sgomberi dove non siano già previste delle sistemazioni alternative per gli sfollati che ne abbiano diritto. Ci sembra una decisione di buon senso ed anzi stupisce che a via Curtatone si sia agito con tanta leggerezza.

Quello che speriamo è che questa decisione del ministro non sia l’ennesima scusa per evitare di riportare alla legalità il centinaio e passa di occupazioni abusive presenti a Roma. Se gli ex-occupanti di via Curtatone rimarranno i soli ad essere stati sgombrati sarà per loro una doppia sconfitta: trattati come bestie anche coloro che avevano diritto all’assistenza ed unici ad aver subito l’applicazione delle norme.

Purtroppo temiamo che la cronica incapacità dell’attuale amministrazione, che vediamo squadernata in tutti i campi tutti i giorni, non potrà che manifestarsi anche nell’abito dei servizi sociali. L’auspicio è che, trattandosi di questioni di pubblica sicurezza, il governo vorrà mantenere viva l’attenzione e nel caso, molto probabile, che il Comune non riesca a farsi carico delle proprie responsabilità decida senza indugio di subentrare commissariando la materia.

Vediamo se questa è la volta buona che finalmente si cominci a ripristinare una certa legalità a Roma.

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