Perché a Roma spesso le nuove piante non vengono innaffiate e muoiono

Alle ditte vivaistiche che le piantano e che garantiscono l'attecchimento per due anni, conviene sostituire gli esemplari che muoiono piuttosto che provvedere agli innaffiamenti per due anni

Quante volte abbiamo letto di volontari che innaffiano giovani piante, da poco messe a dimora, per evitare che si secchino?

La manutenzione delle nuove alberature sembra in effetti rappresentare un problema generale a Roma.

 

È di qualche giorno fa, ad esempio, la conferma che sono tutte morte le 27 querce piantate qualche anno fa alla Romanina nel Giardino della Giustizia.

 

Abbiamo poi letto spesso degli amici Volontari Decoro Tredicesimo che innaffiano gli alberelli nel parco del Pineto, l’ultima qui:

Ogni promessa è un debito..
Mattinata dedicata all’innaffiatura delle piccole querce in Pineta e ai 5 bagolari fatti piantare recentemente dal Comune.
Come più volte segnalato dai cittadini le innaffiature degli alberi piantati in primavera nel Municipio 13 (in particolare in Via Gregorio VII, Via Monti di Creta e Circonvallazione Cornelia sono insufficienti (il grande caldo dei mesi estivi era prevedibile..) e già molti alberi sono morti o moribondi. Come per molte altre cose è evidente che c’è qualcosa da cambiare profondamente nel monitoraggio e nelle eventuali sanzioni per le ditte inadempienti. Segnaleremo dettagliatamente a fine settembre tutti gli alberi che non ce l’hanno fatta affinchè, nel rispetto dei contratti stipulati, vengano sostituiti dalle ditte che li hanno piantati.

 

Un recente post dell’Associazione per Villa Pamphilj ha dato una spiegazione all’arcano. Il titolo del post è “Chi deve innaffiare le piante recentemente messe a dimora a villa Pamphilj?” e la “signora Laura“, citata all’inizio, è una cittadina volenterosa che provvede ad innaffiare alcune rose a Villa Pamphilj.

Questo il testo del post:

E chi è che dovrebbe vigilare sia fatto?

Per individuare le responsabilità di quanto costringe la signora Laura ed altri cittadini di buona volontà a prendersi cura (anche) del patrimonio naturale comunale, basta verificare il cartello di cantiere del “LOTTO 2” affisso ai lavori ancora in corso nella villa: sì, perché dopo un primo periodo durante il quale l’azienda aggiudicataria ha onorato l’impegno di innaffiare quanto piantumato, non si è visto più nessuno, con il drammatico risultato a cui assistiamo sbigottiti.

Il motivo di tutto questo è sconcertante quanto banale: a fronte dell’obbligo contrattuale di garantire l’attecchimento delle essenze, le aziende vivaistiche preferiscono sostituire le piante che via via si dovessero seccare piuttosto che impegnare un’autobotte che provveda ad innaffiarle continuativamente, per due anni di seguito. Costa meno… è più che evidente!

Ora, la disinvoltura di certe azioni probabilmente non sanzionabili contrattualmente, lascia piuttosto interdetti (eufemismo) coloro che ne vedono le conseguenze: centinaia di piantine e decine di alberelli appena messi a dimora… rinsecchiti e moribondi in poco tempo… mmhhh no, così non si fa! E il responsabile che, per conto di Roma Capitale, dovrebbe intervenire ad evitare tutto questo, è il “direttore dei lavori”, il cui nome è riportato chiaramente nel cartello di cantiere intitolato appunto: “RIQUALIFICAZIONE AMBIENTALE E VEGETAZIONALE VILLE STORICHE VILLA DORIA PAMPHILJ” LOTTO 2 – INTERVENTI SULLA VEGETAZIONE.

Pertanto, invece di far insultare dal primo finto-principe che passa i giardinieri capitolini (che non possono e non devono intervenire su appalti esterni) non sarebbe il caso che il Campidoglio, il Dipartimento Ambiente e la IV ° Commissione Ambiente Roma Capitale si dessero una svegliata, e la dessero, a caduta, a quel “direttore dei lavori” perché faccia quello che il suo ruolo impone? Controllare che l’azienda aggiudicataria passi regolarmente ad innaffiare le piante messe a dimora… non ci sembra così difficile, giusto?

PS: viste certe professionalità, meglio sottolineare un’altra regola da rispettare: l’acqua NON va pescata con un’idrovora dal Ninfeo di Venere (sì, è successo) ma l’autobotte va condotta a villa Pamphilj già piena d’acqua. Esattamente come ha fatto per due anni l’aggiudicatario del “LOTTO 1”, tanto per dare a Cesare quel che è di Cesare eccetera eccetera eccetera…

 

 

In sostanza quindi per le aziende vivaistiche è più redditizio sostituire le piante che man mano dovessero seccarsi, piuttosto che provvedere con innafiature periodiche per un periodo di due anni.

 

Scopriamo così l’ennesimo piccolo malcostume che ha attecchito a Roma e che l’amministrazione capitolina appare tollerare senza contrasto alcuno.

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Una risposta

  1. Un piccolo suggerimento:
    a qualcuno è venuto in mente di installare, nei parchi all’interno delle ville, dei serbatoi per il recupero delle acque piovane?

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