Per la seconda volta Grillo sbaglia il romanesco e la strategia

Il leader appoggia la Raggi ma usa "aridaje" che significa: "n'artra vorta" in tono seccato. Ancora più spaccati i 5 stelle capitolini

 

 

Ad agosto, Beppe Grillo aveva pensato bene di sostenere la ricandidatura di Virginia usando un sonetto scritto da un militante che definiva i romani “gente de fogna“. La cosa non fu presa bene perfino dalla base pentastellata e il comico tirò dritto.

Adesso Grillo torna a caldeggiare il secondo mandato della Raggi con un post sui social sovrastato da un gigante “Aridaje”. Tra le tante colpe che hanno i cinquestelle c’è quella di avere una comunicazione pessima e dei consulenti stampa davvero tremendi (quelli che lavorano per la Sindaca non fanno eccezione). Nessuno ha spiegato a Grillo che “Aridaje”, in romanesco non significa “daje” due volte, cioè doppio coraggio, ma si interpreta come l’esclamazione di chi non ne può più di una certa cosa. È come dire: “Un’altra volta?? eh no, basta, non ti posso più vedere!”.

Insomma il comico ha fatto una gaffe dialettale, ma questo è certamente un problema minore. Quello più serio, invece, riguarda la strategia politica che sembra seguire una linea schizofrenica. Da una parte, a livello nazionale, i cinquestelle e il Pd amoreggiano come due fidanzatini conviti di mettere su famiglia. Dall’altra, a livello romano, la figura di Raggi è divisiva rispetto a questo accordo e spinge al caos totale a meno di cinque mesi dal voto. A proposito di data delle elezioni, sembra ormai quasi certo il rinvio all’autunno. La solita e ormai scontata scusa del Covid ci porterà a subire una tra le peggiori giunte comunali del dopoguerra per diverso tempo in più del previsto.

Il pretesto che a ottobre ci sarà una gran parte della popolazione vaccinata non sta in piedi sia per la lentezza con la quale stanno procedendo i vaccini, sia perché a giugno i contagi saranno bassissimi (possiamo scommetterci quello che volete), essendo il “nostro” virus molto più operativo nei mesi freddi che in quelli estivi.

La reale motivazione del rinvio sta nel fatto che le TUTTE le forze politiche non hanno ancora trovato la quadra per le candidature in Campidoglio. Ed è dunque interesse di tutti rinviare il più possibile.

Torniamo a Grillo e al suo maldestro post. Le possibilità sono due: la prima è che egli davvero creda che Virginia sia stata una brava Sindaca e che meriti di portare a termine il lavoro avviato (che poi tranne qualche pista ciclabile e una sgangherata funivia non esiste). Se così fosse, Grillo si mostrerebbe totalmente distante dalla realtà e vorrebbe dire che non ha neanche il polso di quel che accade nel Movimento.
La seconda possibilità è che stia solo tentando di alzare la posta col Pd. Rafforzare per ora la figura della Raggi sapendo che è indigeribile per Zingaretti. E poi farle fare un passo indietro in cambio di un potere contrattuale più forte col candidato comune giallo-rosso. Ammettiamo che sia Gualtieri, come sembra sempre più probabile. Il ritiro della Sindaca dovrebbe avere come contropartita un forte vice sindaco grillino e un programma dettato dal Movimento. Altro che alleanza tra amanti, sarebbe il solito gioco di forza tra chi si è sempre odiato e ora simula una luna di miele.

In entrambi i casi si tratta di bassa politica in stile anni ’80, niente a che fare con l’innovazione, la trasparenza e lo streaming. Tutta roba che i cinquestelle hanno dimenticato da tempo. A pagarne il prezzo è Roma che si troverebbe ad un avere un Sindaco come l’ex ministro Gualtieri, calato dall’alto, totalmente digiuno di problemi e soluzioni e che si muoverebbe sotto dettatura dei grillini da una parte e del Pd romano dall’altra (il partito “cattivo” per usare la definizione di uno suo celebre esponente).

Il quadro al momento è desolante. Primarie vere a sinistra sembra che non se facciano. Il candidato Calenda si muove come una mosca in un bicchiere. L’ala dei dissidenti dei 5stelle, coloro che chiedono un cambio di passo rispetto alla Raggi (Enrico Stefàno, Angelo Sturni, Donatella Iorio, Marco Terranova e Paolo Tabacchi), spinge per un accordo col Pd ma sembra non essere presa in considerazione da Grillo. Nel centro-destra discutono se candidare un signor nessuno.

Di problemi, soluzioni e programmi per Roma non si parla e Raggi chiede che il suo bis sia votato su Rousseau. C’è da temere che il peggio debba ancora arrivare.

 

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2 risposte

  1. Ma quale Gualtieri d’Egitto!!!!!
    Basta co’ ‘sti figuri calati dall’alto, digiuni di una qualsivoglia conoscenza della macchina amministrativa comunale, all’oscuro dei problemi reali di fruizione della città e dei suoi servizi, abituati a muoversi con l’auto blu e con la scorta, che non hanno mai preso una metropolitana, non si sono mai azzardati ad inforcare una bici e non hanno mai vissuto in una periferia…..B A S T A !!!!
    ma per favore…..
    Sulla povera Virgy stenderei un velo pietoso simile a quello che ormai avvolge la città

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