Peggio di così le bancarelle? Pare di sì

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Ieri Repubblica ha pubblicato alcune anticipazioni sulla proposta di nuovo regolamento per il commercio su strada a cui sta lavorando la commissione commercio del Comune, presieduta da Andrea Coia.

Nell’articolo si dà conto degli aspetti più problematici della proposta, quali la sanatoria per le cosiddette “concessioni anomale” ed una generalizzata diminuzione delle sanzioni in caso di violazioni. Si parla anche del tentativo di prorogare l’applicazione della Bolkestein oltre la scadenza del 2018, decisa dal governo nazionale col decreto milleproroghe, ma quello non può essere che un refuso, rimasto in una stesura della proposta antecedente all’approvazione del decreto legge del governo (un regolamento comunale non può infatti superare una norma nazionale).

Noi non abbiamo avuto modo di leggere il documento ma le indiscrezioni che abbiamo avuto confermano in gran parte i timori espressi nell’articolo, descrivendolo un testo che più che cercare di riportare il commercio su area pubblica a Roma a livelli di decoro, concentrazione e presenza delle altre città italiane e capitali estere, mira a “tutelare” la situazione attuale, con un’evidente occhio di riguardo al particolare mondo dell’ambulantato romano.

La proposta di nuovo regolamento è un’iniziativa del presidente Coia e non fa che confermare che egli non ha evidentemente capito che il commercio ambulante a Roma è in una situazione tale che richiede una cura da cavallo per rientrare entro limiti accettabili di sostenibilità e decoro.

 

Tiffany

La specificità del negozio Tiffany a Roma ben rende l’ipertrofia a cui è giunto il commercio ambulante in città

 

L’alternativa è che Coia l’abbia ben presente la situazione del commercio ambulante a Roma ma abbia scelto gli ambulanti come propria base elettorale e quindi operi per tutelarne gli interessi. Nulla di illecito, per carità, ma se magari avesse fatto presente la cosa durante la campagna elettorale gli elettori avrebbero potuto fare una scelta più ragionata e forse diversa. In molti ricordano infatti il Coia che se la prendeva col commercio ambulante ipertrofico di via Tuscolana e avranno voluto votare quel Coia, mentre ora se ne ritrovano uno che fin dall’inizio ha mostrato una vera e propria sudditanza alle lobby dell’ambulantato romano (perdemmo il conto, ad esempio, delle riunioni della sua commissione dedicate a cercare di restituire la Festa della Befana di piazza Navona ai soliti noti ambulanti del centro storico).

 

Una cosa che però non ci torna dell’articolo di Repubblica è laddove si scrive “… l’opposizione si prepara a dare battaglia.“.

Da quel che abbiamo avuto modo di osservare del modo di operare della commissione commercio, vi è normalmente una curiosa sintonia tra il Presidente Coia ed i commissari rappresentanti delle opposizioni. Su ogni tema che la commissione ha trattato, dalla Festa della Befana, alla riforma dei cartelloni, all’applicazione della Bolkestein, ci pare aver notato una comunanza di posizioni tra i diversi membri della commissione, laddove invece la contrapposizione la si è sempre ritrovata tra quest’ultima e gli indirizzi politici provenienti dall’assessorato.

Insomma il pericolo, a nostro avviso, è non solo nelle posizioni smaccatamente pro-ambulanti del presidente Coia, ma anche nel sostegno che tali posizioni ottengono normalmente da parte di coloro che dovrebbero fare opposizione in seno alla commissione.

Il probabile epilogo di questa storia è che in Assemblea Capitolina approderà un testo che la commissione commercio avrà confezionato appositamente per tutelare gli interessi degli ambulanti e che tale testo verrà approvato senza modifiche, data anche la scarsa conoscenza della materia da parte dei consiglieri comunali, dalla solida maggioranza che il M5S si ritrova in aula Giulio Cesare. Ma questo, invece che essere un’occasione per riformare in senso virtuoso il commercio ambulante a Roma, si risolverà in una pietra tombale sulle speranze di cambiamento a tutto vantaggio di una delle lobby cittadine più potenti.

L’assessore Meloni ha dimostrato a più riprese di aver compreso la necessità di riformare l’ambulantato a Roma riportandolo a livelli decorosi e sostenibili ma purtroppo nei confronti di un’iniziativa consiliare come questa potrà fare ben poco.

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