Parco Sannazzaro: le condizioni difficili e una ricetta per la sua rinascita

Chiacchierata con Bruna, la portavoce dei volontari che curano l'area verde. Il problema dei rifiuti, gli ingombranti nascosti e l'area giochi abbandonata. Senza sfalcio, rischio incendi

Uno dei più attivi collaboratori di diarioromano, che avete letto soprattutto riguardo le vicende del San Camillo col nostro scoop sul parcheggio occupato dalle auto d’epoca e riguardo la tutela del Parco Sannazzaro, ha scelto da oggi di firmarsi con lo pseudonimo “Riformista Solitario”. Con questo articolo prosegue ad informare i lettori sulla triste parabola dell’area verde di Talenti.

 

Una delle cose di cui siamo più orgogliosi qui in redazione è che, di solito, quando prendiamo a cuore una causa non la abbandoniamo.

Così è anche per le vicende legate al Parco Sannazzaro di cui abbiamo iniziato a raccontarvi in una prima puntata ad agosto dello scorso anno e in una seconda puntata nel successivo mese di settembre.

Siamo tornati a trovare il gruppo degli “Amici del Parco Sannazzaro” e abbiamo in particolare fatto una chiacchierata con Bruna S., padrona di Kim (una simpatica femmina di golden retriever) e portavoce del Gruppo.

Le chiediamo se, dalla nostra prima visita, ci sono stati dei miglioramenti.

Allora, l’Ater (che gestisce una porzione del Parco, l’altra è di proprietà dell’INPS – N.d.a.) ha accolto la nostra richiesta di sostituire i cestini dei rifiuti dell’indifferenziata con quattro postazioni di contenitori con ruote, ciascuna formata da tre contenitori dedicati rispettivamente a rifiuti indifferenziati (di colore grigio), plastica (di colore giallo) e vetro (di colore verde). Tuttavia i contenitori installati sono da 240 litri, quindi sovradimensionati rispetto alle possibilità di gestione dei volontari e alle esigenze dell’area. Inoltre, questi contenitori richiedono dei sacchi altrettanto grandi che sono reperibili solo online e comunque si fa fatica a trovarne di volume adeguato e che si adattino a questi contenitori. I sacchi hanno un costo estremamente elevato: oltre un euro per ogni sacco contro i due euro di un rotolo da dieci sacchi per quelli di misura standard da 120 litri.

Tra l’altro, uno dei contenitori grigio per i rifiuti indifferenziati è stato consegnato senza ruote.

La cosa più grave, tuttavia, è che l’Ater insiste nel peccato originale di far eseguire interventi senza alcuna programmazione, da maestranze poco informate sull’area nella quale andranno ad operare”.

 

Chiediamo a Bruna di farci qualche esempio.

Ci risponde animata da tutta la passione che traspare per questo polmone verde: “Nell’intervento di sfalcio di qualche settimana fa, l’impresa intervenuta, allo scopo di far entrare gli automezzi, ha letteralmente divelto due parapedonali messi a protezione dell’entrata di via Jacopo Sannazzaro senza rimetterli a posto a fine lavori. Avrebbero potuto evitarlo in ogni caso visto che il Parco è comodamente accessibile da qualunque automezzo dall’entrata di viale Jonio, ma gli operai intervenuti probabilmente lo ignoravano. Inoltre, con i decespugliatori hanno eliminato le piante aromatiche che erano state messe a dimora,  sulla scarpata che confina con via Isola Bella, in occasione del primo intervento concluso ad aprile 2021, probabilmente perché nascoste nell’erba alta. Ma anche questa è la prova che nessuno aveva avvertito della loro presenza.

 

Bruna prosegue: “Anche quest’anno non hanno previsto un piano di innaffiamento per gli alberi messi a dimora lo scorso anno. Con l’estate alle porte è abbastanza probabile che molti non riusciranno ad arrivare vivi e vegeti all’autunno.

Ma come dicevamo, è il peccato originale di questa pur meritoria opera di razionalizzazione del verde e di sistemazione dell’area: non c’è stata alcuna progettazione da parte di un tecnico del verde e si è proceduto senza un accurato rilievo dell’area altrimenti sarebbero stati individuati rifiuti ingombranti che ancora sono da rimuovere: una lamiera interrata che affiora dal terreno creando pericolo di taglio e di inciampo (recentemente l’abbiamo ricoperta più che abbiamo potuto e messo un pallet sopra a protezione), un frigorifero e tre pozzetti in cemento prefabbricati. Abbiamo inviato una pec alla direzione dell’Ater e per conoscenza anche al Municipio, alla Polizia Locale e ai Vigili del Fuoco elencando tutte le criticità che potete vedere anche voi, sperando che l’Azienda si attivi”.

La pericolosa lamiera abbandonata…….
…………………protetta dai volontari al meglio
La carcassa di un frigorifero

 

E per quanto riguarda la più vasta porzione del Parco di proprietà dell’INPS?

L’INPS –  risponde Bruna – aveva da anni la buona abitudine di incaricare un’impresa dello sfalcio dell’erba, fino a tre volte all’anno. Ma come avete anche voi raccontato nel vostro primo articolo, è più di un anno che l’erba non viene sfalciata. Temendo un possibile  incendio (ne avvengono diversi nell’area limitrofa del parco dell’Aniene) che potrebbe propagarsi oltre che nel Parco anche nelle strutture confinanti, abbiamo allertato con una pec lo scorso anno l’INPS all’inizio dell’estate, mettendo in copia i Vigili del Fuoco. Come risultato l’INPS ha inviato una impresa a sfalciare una fascia perimetrale di tre-quattro metri e ad allargare la viabilità interna. Un intervento tardivo, frettoloso ed insufficiente visto che il Parco è circondato da decine di edifici di civile abitazione, confina con quattro scuole (il liceo Orazio, la scuola elementare Caterina Usai e due asili), il Polo Nomentano dei Vigili del Fuoco (!), un centro sportivo e una pizzeria. Per non parlare del danno ambientale e della strage di animali selvatici che abitano il Parco, tra cui una famigliola di volpi, in caso di incendio”.

Noi facciamo quello che possiamo  – prosegue Bruna – raccogliamo i rifiuti di piccole dimensioni, portiamo periodicamente all’isola ecologica i rifiuti ingombranti che vengono abbandonati ai confini del Parco (cogliamo l’occasione per ringraziare dalle pagine di Diarioromano quel simpaticone che ieri notte ha abbandonato tre porte marroni appoggiandole sulla bacheca posta in prossimità di uno dei due accessi di via Isola Bella), svuotiamo i cestini e annaffiamo quanti più alberi ed arbusti possibile, ma è impensabile che un Parco urbano di circa 13 ettari possa essere gestito da un manipolo di volontari che può, nel migliore dei casi, concorrere e cooperare ad un migliore risultato con gli Enti e le Istituzioni preposti alla gestione“.

Le porte abbandonate

 

Ma cosa sarebbe necessario fare per avere un Parco vivibile?

Sarebbe necessario che Ater e INPS rimettessero a Roma Capitale la proprietà di quest’area in modo che diventi un Parco a tutti gli effetti. Ovviamente, sarebbe poi necessario curarne la manutenzione ma questo è un problema che riguarda tutto il verde comunale e speriamo che il nuovo Sindaco inizi ad occuparsene in maniera strutturale”.

A proposito, chiediamo prima di congedarci, e lo scivolo che aveva un buco e creava pericolo per i piccoli utenti ?

E’ rimasto nello stesso stato di quasi un anno fa: la Polizia Locale è probabilmente intervenuta un paio di volte, limitandosi ogni volta a lasciare un nastro che però è stato puntualmente rimosso da ignoti. Lo scivolo continua ad essere utilizzato con pericolo di lesioni da taglio per i bambini. Recentemente un anonimo e volonteroso genitore ha mitigato il rischio sovrapponendo degli strati di nastro isolante blu al taglio presente nel materiale plastico“.

 

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