È di qualche giorno fa la notizia che dieci ristoratori del centro storico di Roma sono stati rinviati a giudizio per occupazione non autorizzata di suolo pubblico. Giunge quindi a maturazione, dopo quasi un anno e mezzo, la misura che la Presidente Alfonsi aveva deciso di applicare per cercare di contrastare il fenomeno del cosiddetto “tavolino selvaggio”.

Ne avevamo dato conto ad agosto del 2015, prendendo ad esempio alcuni locali di via della Croce, tra cui i due (“Acqua Salata” e “Blanko”) i cui titolari si trovano ora a rischiare fino a due anni di reclusione. Al tempo la Presidente aveva appena annunciato l’intenzione di applicare gli articoli 633 e 639 bis del codice penale, i quali prevedono la reclusione fino a due anni e una multa fino a 1.032 euro per chi occupa arbitrariamente il suolo pubblico o privato allo scopo di trarne profitto. Purtroppo già allora dovemmo prendere atto che l’annuncio di una tale drastica sanzione non riuscì ad incidere in nulla nel fenomeno dell’occupazione abusiva del suolo pubblico. Ed anche durante le indagini della Procura i locali incriminati hanno continuato ad occupare abusivamente le strade.

A giudicare dalla situazione di questi giorni si direbe che neanche il rinvio a giudizio abbia convinto gli esercenti a smetterla di fare il proprio comodo in barba alle norme e senza versare neanche un euro nelle casse pubbliche.

La cosa che però dovrebbe togliere il sonno a più d’uno, governo nazionale incluso, è il fatto che nella situazione di questi dieci ristoratori potrebbe trovarsi ragionevolmente almeno il 70% degli esercizi che espongono arredi all’esterno.Tale è infatti la percentuale stimata di abusivismo delle OSP nel centro storico di Roma.

Ed allora se da una parte dobbiamo dare atto alla Presidente Alfonsi di aver per una volta perseguito una strada scomoda (non è infatti mai facile mettersi contro una lobby potente come quella del commercio), dall’altra ci chiediamo perché ci si sia fermati ai dieci locali rinviati oggi a giudizio e non si sia invece battuto a tappeto tutto il centro storico a partire dalle situazioni più scabrose.

 

vite
Le centinaia di tavoli abusivi di via della Vite

 

La verità è che la normativa comunale in materia di OSP sembra essere fatta apposta per invitare agli abusi, stante che, a parte questa nuova previsione di un reato penale, il processo sanzionatorio è del tutto inefficace, con i ristoratori che sistematicamente ad ogni rimozione degli arredi provvedono a riallestirli il giorno stesso.

Sarebbe quindi indispensabile un intervento legislativo del Comune che dia efficacia alle sanzioni (ad esempio prevedendo che la licenza stessa del locale possa decadere in caso di abusi ripetuti) per poter sperare di ricondurre il fenomeno del tavolino selvaggio a livelli fisiologici.

Certo che con l’attuazione della direttiva Bolkestein e la prosecuzione della riforma degli impianti pubblicitari il Dipartimento del Commercio non avrà molta testa e tempo per occuparsi di modifiche al regime delle OSP. Eppure la cosa non dovrebbe prendere molto tempo e se ben fatta potrebbe portare legalità, decoro e concorrenza leale in un settore che più criminale non si potrebbe.

Da lato del Municipio, dato atto alla Presidente Alfonsi del coraggio nell’applicare una misura tanto forte, non possiamo non rilevare che praticamente più nulla è stato fatto da allora, come se si fosse preso atto dell’inutilità di qualsiasi iniziativa in assenza di modifiche normative. Noi rimaniamo convinti che il Municipio potrebbe fare molto di più, anche a legislazione vigente, e nessuno ci toglie dalla testa che la Commissione anti-abusivismo, creata appositamente in questa legislatura, altro non è che una foglia di fico per poter dire di averle provate tutte per combattere l’abusivismo, senza però fare nulla.

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