Nuovi treni per le metro di Roma: deserta la gara ma i fondi non sono perduti

I 169 milioni del governo per l'acquisto di 20 convogli possono essere ancora spesi. Il nuovo bando va predisposto al più presto

 

Che sfortuna hanno gli utenti delle metro romane. Prima la giunta Raggi impiega un tempo lunghissimo per bandire la gara finalizzata all’acquisto di 20 nuovi treni. E poi quella gara va pure deserta col rischio di perdere i fondi messi a disposizione dal Governo Gentiloni.

Ma una buona notizia c’è ed è una proroga per l’utilizzo di quei soldi fino al 31 dicembre del 2021.

Andiamo per ordine e cerchiamo di ricostruire questa vicenda che ha dell’incredibile. La necessità di far circolare nuovi treni sulle linee A e B di Roma è fuori discussione. Soprattutto sulla B viaggiano mezzi obsoleti, rumorosi, senza aria condizionata che si guastano troppo spesso per garantire un servizio adeguato.

Il Governo Gentiloni e il ministro dei Trasporti Del Rio, nel 2017 si rendono conto che il trasporto pubblico della Capitale necessita di un rinnovamento importante e mettono a disposizione del Campidoglio ben 425 milioni. L’allegato al Def del 2017 stabilisce che questi denari devono essere investiti per l’ammodernamento delle due linee metro più vecchie di Roma: 134 milioni (che poi diventeranno 169) sono destinati all’acquisto di 20 treni. Un’occasione unica che Roma non può sprecare tanto che la Sindaca Raggi e l’assessora Meleo non fanno altro che pubblicare post entusiasti nel tipico stile di questa giunta con annunci altisonanti e meriti già acquisiti.

Ma le cose vanno diversamente. La lentezza dell’amministrazione Raggi nel mandare a gara gli appalti mette a rischio l’impiego dei fondi. Oltre ai nuovi treni, Atac vuole acquistare un complesso sistema per il controllo del traffico da remoto e vuole rinnovare i cavi di trasmissione. Opere che renderebbero la linea B molto più efficiente e consentirebbero il passaggio dei treni ogni due/tre minuti contro gli attuali cinque/sei (quando va bene).

C’è una scadenza: il 31 dicembre 2020. Se entro quella data gli appalti non sono assegnati i soldi saranno destinati ad altre città. Il pachiderma burocratico capitolino si muove come una lumaca tanto che a ottobre del 2019 il direttore amministrativo di Roma Servizi per la Mobilità, Enrico Sciarra, lancia l’allarme: “Stiamo per perdere i soldi che andranno a Milano o altre metropoli del nord”.

Il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, convoca più di una riunione nel tentativo di coordinare gli uffici e velocizzare l’iter. La gara per l’acquisto dei treni riesce a partire anche se in extremis e prevede la fornitura di 14 treni (12 per la linea B e 2 per la linea A) con un’opzione per ulteriori sei convogli. Inoltre la loro manutenzione e la fornitura di pezzi di ricambio per cinque anni.

Al bando risponde una sola azienda, la spagnola Caf che già in passato ha fornito alcuni mezzi, e sembra essere interessata a questo appalto ma pochi giorni fa il colpo di scena. La Caf si ritira per motivi misteriosi (paura di non essere saldata? Difficoltà a mantenere i tempi della commessa?) e la gara va deserta.

La perdita dei fondi sarebbe stata cosa sicura se non fosse intervenuto uno dei tanti decreti Covid che il Governo sta sfornando a spron battuto in questi mesi. Su richiesta della Ministra De Micheli, infatti, la scadenza è stata prorogata al 31 dicembre 2021.

Non sembri tanto tempo perché poco più di un anno non è sufficiente per riscrivere la gara, bandirla, ottenere le offerte e valutarne la consistenza.

Vista la lentezza con la quale si è operato fin qui, c’è da temere che non si faccia a tempo, tanto più che l’amministrazione è uscente e i meriti andranno al nuovo Sindaco.

Ma sia la politica, sia i funzionari capitolini devono rimboccarsi le maniche e agire in fretta per non far perdere a Roma una possibilità che non ricapiterà facilmente.

Proprio in questo periodo di Covid si è capito quanto un sistema di trasporti efficiente non solo sia necessario allo sviluppo economico di una città ma anche indispensabile per tutelare la salute dei cittadini che hanno il diritto di viaggiare senza restare accalcati in vecchi treni malconci.

 

 

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