Nuova ciclabile di Ostia: luci e ombre di un progetto frettoloso

Residenti e ciclisti lamentano la pericolosità della pista ma tutti i lungomare ne hanno una. Le correzioni da prevedere

Le realizzazioni dei 5Stelle in questi quattro anni hanno sempre sollevato polemiche e la pista ciclabile di Ostia non fa eccezione. Intendiamoci, quando parliamo di opere messe in cantiere dalla giunta Raggi pensiamo solo alle piste ciclabili perché altro non è stato fatto se non manutenzione ordinaria. Per cui è sulle piste che si concentra l’attenzione dei cittadini, pronti a puntare il dito contro l’operato della Sindaca.

A Ostia, da pochi giorni, il lungomare è affiancato da un ciclabile lunga 5 km, che si va ad aggiungere ai 2 km precedentemente in funzione da via Giuliano di Sangallo al Porto Turistico di Roma. I nuovi 5 km, però, sono stati realizzati in fretta e furia sull’onda dell’emergenza Covid, senza seguire un progetto razionale. Si è finito così per creare un’opera che ha aspetti positivi e negativi.

Proviamo ad elencarli, partendo dalle critiche sollevate in questi giorni da cittadini e ciclisti.

  1. Soppresse 12 fermate di bus. Le linee 061 e 0632 che transitavano sul Lungomare sono state deviate su strade limitrofe per l’impossibilità di far sostare i mezzi pubblici e i passeggeri in attesa. Laddove, infatti, c’erano le fermate ora c’è la pista. Secondo gli utenti gli autobus sono più difficili da raggiungere e impiegano più tempo a immettersi sulla Litoranea. Roma Servizi per la Mobilità sta studiano il caso e promette una soluzione entro poche settimane. Vedremo.
  2. I mezzi Ama hanno difficoltà a raggiungere i secchioni degli stabilimenti balneari. Questo è davvero un peccato di superficialità e approssimazione. Si sa che quando si realizza una pista vanno previsti dei percorsi per i servizi o al limite dei punti di parcheggio per i cassonetti. Ovunque si fa così e non si capisce perché a Ostia questo un aspetto tanto importante sia stato trascurato.
  3. Nessun posto per i disabili vicino agli stabilimenti balneari. Altra grave pecca della pista che costringe i portatori di handicap a parcheggiare a 30 metri dall’ingresso agli stabilimenti. Impossibile essersi dimenticati una delle basi della progettazione stradale.
  4. Riduzione ad una sola corsia del traffico veicolare. Per far posto alla pista, il Lungomare in direzione Torvaianica è diventato ad una sola corsia e i cittadini si lamentano perché gli imbottigliamenti sarebbero aumentati e i mezzi di soccorso faticano a passare.Questa critica non è sensata, anzi la riduzione delle carreggiate è una costante in tutta Europa per evitare doppie file e sosta selvaggia. Non crediamo affatto che prima la situazione fosse migliore ed è probabile che ci fossero sempre auto che intralciavano il traffico e che ora non ci sono più. Quanto ai mezzi di soccorso, lo stesso problema si verifica in tutte le strade ad una sola corsia per cui non è una specificità di questo Lungomare.
  5. Confini tra carreggiata per auto e quella per le biciclette non ben definiti. Questa critica è stata sollevata dal X gruppo della Polizia Locale che lamenta di non essere stato coinvolto nella progettazione della pista. “Alcuni tratti saranno percorsi tanto da mezzi pesanti quanto da biciclette e non è chiaro il sistema di protezione”, spiega Raffaele Paciocca, sindacalista della Polizia di Roma Capitale. Su questo, però, è ancora possibile intervenire con nuove barriere protettive, magari dei parapedonali ben posizionati seguendo le indicazioni del vigili.
  6. Buche e gradini. Qui casca l’asino perché per fare in fretta si è deciso di disegnare le strisce della pista su un asfalto ammalorato, pieno di dislivelli e voragini.
    Buca e gradino lungo il percorso (foto RomaToday)

    In un secondo tempo si è intervenuti col bitume ma è difficile perdonare Giunta comunale e Municipio per cotanta superficialità.

 

In sostanza, la pista ciclabile era necessaria e pertanto è stato giusto realizzarla ma magari si poteva fare con una maggiore programmazione e una maggiore trasparenza. Eh già perché proprio l’amministrazione della trasparenza (!) non ha comunicato né i costi, né le ditte incaricate dell’appalto tanto che la consigliera di opposizione Mariacristina Masi, di Fdi, denuncia l’opacità dell’operazione e la mancanza di documenti che lei stesso ha chiesto ma che non sono mai arrivati.

Una pista sul Lungomare ci voleva, perché in tutte le città che affacciano sul mare ci sono ciclabili. Bene ha fatto l’amministrazione a realizzarla ma avrebbe potuto farlo meglio e con maggiore approfondimento.

 

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