Non si tratta solo di “incapacità”. Alla Raggi manca la visione

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In occasione dei tre anni di giunta Raggi, il Messaggero ha lanciato una campagna per le dimissioni della Sindaca a causa della sua “manifesta incapacità”. Prima il direttore Cusenza, poi Mario Ajello – firma di punta del quotidiano – hanno ribadito che Virginia Raggi è “incapace” nel gestire la città.

Che il programma dei 5Stelle fosse il nulla più assoluto, lo avevamo scritto il 23 luglio del 2016 con un articolo che fino ad oggi è ancora il più letto di questo blog. Non serviva aspettare il terzo compleanno per capire che questa amministrazione non sarebbe andata lontano e che anzi avrebbe provocato la paralisi più totale. La nostra critica era dettata dalla mancanza di una parola chiara su alcuni dei cancri di Roma che tre anni fa avevamo individuato nel commercio ambulante, nei trasporti, nei cartelloni pubblicitari e nel decoro.

Oggi, tutti i giornali e tutte le forze politiche puntano il dito contro la Raggi per almeno tre di questi motivi (dimenticano come sempre il tema dei cartelloni pubblicitari sebbene sia di fondamentale importanza). Nelle sue paginate il Messaggero ha ricordato il regalo della festa di piazza Navona ai Tredicine, le bancarelle invasive e straccione ovunque, il disastro Atac e metropolitane, i rifiuti ovunque. Non ci stiamo autocitando per mostrare con finta modestia quanto fummo bravi tre anni fa, tutt’altro. Stiamo solo sottolineando quanto i problemi di Roma siano sempre lì, sempre gli stessi, che si espandono come metastasi in un corpo ammalato. E dunque la critica da fare alla Raggi e alla sua squadra non è quella di incapacità (troppo facile), ma quella di non avere la visione dello sviluppo di una capitale. Non sapere neanche da dove cominciare per far rinascere Roma dalle sue ceneri.

La differenza sembra sottile ma non lo è! Un incapace, infatti, ha un programma ma non riesce ad attuarlo per la propria inettitudine. Chi non ha la visione, non sa neanche da dove cominciare. Un problema che riguarda una intera classe politica, fatta eccezione per alcuni, che finirà nello stesso pantano non appena sostituirà la Raggi in Campidoglio.

Si fa il nome di Giorgia Meloni come futura candidata della Lega e dunque con grandi chanches di elezione. Ma anche di Barbara Saltamartini (!) e di Giulia Bongiorno. Perché – secondo Salvini – queste tre donne dovrebbero essere migliori della Raggi non è dato sapere. La Saltamartini non ha alcuna esperienza amministrativa e la sua sembra la classica candidatura pronta ad essere bruciata, ma Bongiorno e Meloni che idee hanno della città? Al di là della chiusura dei campi rom o delle armi da dare ai Vigili urbani, quali progetti strategici hanno per riformare il commercio, sistemare i rifiuti, rilanciare i trasporti? Purtroppo si resta nella solita indeterminatezza che non porta ad un vero dibattito sui temi. Questo vizio tutto italiano di non andare a fondo delle questioni lo abbiamo pagato quando i romani hanno votato in massa la Raggi solo “per punire quelli di prima” e lo pagheremo nuovamente se in Campidoglio salirà una Meloni solo “per sostituire la Raggi incapace”.

Scendiamo allora sui temi concreti e prendiamo il caso dei trasporti. La pagina Salviamo La Metro C ha inviato una lettera aperta alla Sindaca elencando  le questioni concrete sulle quali ha fallito. Eccone alcune:

a) invece di concentrarsi sulla prosecuzione di opere avviate come la linea C, hanno gettato tempo e denaro per funivie senza senso

b) non sono riusciti a mandare a gara la manutenzione dei bus e l’acquisto di nuovi mezzi

c) non hanno investito i 425 milioni disponibili per il risanamento delle metro A e B

d) non hanno realizzato la piccola variante della tratta T3 della metro C che avrebbe salvato le talpe sotto piazza Venezia

e) non hanno dato impulso ai cantieri fondamentali del nodo Flaminio, Acilia Sud e Tor di Valle, rimasti fermi

f) non hanno coordinato il progetto del nodo Pigneto che infatti non è mai partito

g) non hanno sbloccato nessuna opera minore come il Ponte ciclopedonale di Conca d’Oro, l’ingresso principale della metro Jonio, i parcheggi di scambio di Annibaliano e Conca d’Oro.

E la lista potrebbe continuare a lungo. Tutto questo  è il frutto della mancanza totale di visione di una città. Se non si comprende che i trasporti sono il sistema vitale di una capitale e che senza di questi nessuno investirà a Roma, condannandola alla marginalità perenne, non significa essere incapaci. Significa non capire niente di come si governa.

Se non si capisce che un commercio sano attira lavoro, mentre un ambulantato ipertrofico alimenta solo il nero e l’illegalità, non si ha idea dell’importanza del terziario.

Se non si risolve il tema buche con un appaltatore unico, responsabile delle strade per un numero di anni invece di affidare mille gare a mille micro-imprese senza controllo, si prendono in giro i cittadini.

Se non si applicano ai rifiuti le best practices adottate nel resto d’Italia, si finge di volere una soluzione.

Che è lo stesso limite di tutti gli altri candidati che non dicano espressamente quali sono i propri obiettivi. La Raggi, replica al Messaggero scrivendo che ha assegnato le case popolari (!) o che ha uno sguardo attento alle periferie. Ma che significa? Ovviamente nulla, solo fuffa per nascondere la sua mancanza di visione, di comprensione delle vere esigenze di Roma.

Ma chi prenderà il suo posto sarà in grado di stilare un piano strategico per la capitale?

 

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3 Commenti

  1. adriano

    ma chi, la meloni che non si presentò neanche all’incontro che organizzaste nel 2016 con tutti i candidati sindaco?

  2. Anonimo

    Bellissimo articolo, magari qualcuno che voglia candidarsi per le prossime elezioni potrà prenderlo come guida per il suo programma, magari…

    • Filippo Guardascione

      Addirittura! Grazie ma non esageriamo. Occorre solo capire che le decisioni da prendere scontenteranno qualcuno. Ma sono necessarie

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