Non è sempre tutta colpa dei vigili

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La scorsa settimana abbiamo parlato della notoria inefficacia della Polizia Locale a Roma, nello specifico con riferimento al mancato rispetto della normativa sull’arte di strada.

In estrema sintesi, abbiamo dato conto di un mancato intervento degli agenti in servizio a piazza di Spagna nei confronti di un “artista” che suonava il violino attaccato ad un amplificatore. Al nostro rilievo che la normativa non consente l’utilizzo degli amplificatori nei luoghi tutelati del centro storico (ex art.4 Del. A. C. n.24 del 12/04/2012) gli agenti provavano a chiedere conferma al Comando Generale ma senza successo, con l’ufficio che diceva di dover approfondire la cosa.

Così commentavamo la cosa:

Che l’ufficio responsabile dell’applicazione della normativa non sia in grado di fornire un immediato ed efficace supporto all’agente di turno è cosa di estrema gravità, meritoria della rimozione del responsabile dell’ufficio. Per di più la materia era stata sollecitata a tutti i livelli da esposti ripetuti per cui essa avrebbe dovuto già essere stata sviscerata in maniera completa.

 

Abbiamo provato ad approfondire la cosa e da colloqui informali con alcuni agenti e funzionari della Polizia Locale abbiamo capito quanto segue:

  1. per la Polizia Locale il regolamento per l’arte di strada (la delibera citata sopra) è in gran parte inapplicabile e scarica su di loro anche compiti che dovrebbero svolgere i municipi,
  2. da anni la Polizia Locale segnala all’amministrazione capitolina la necessità di rivedere tale normativa per consentire agli agenti di fare i controlli e sanzionare gli abusi in maniera efficace, ma purtroppo finora nessuna delle ultime amministrazioni ha mai dimostrato di appassionarsi al tema, finendo col lasciare la questione nell’indeterminatezza.
  3. l’attuale amministrazione aveva iniziato un processo di modifica della normativa (abbiamo parlato anche noi dell’iniziativa della commissione cultura) poi misteriosamente abortito,
  4. sul punto specifico dell’utilizzo degli amplificatori nelle piazze tutelate del centro storico, sembra che la Polizia Locale tenda ad interpretare in senso estensivo la sentenza del TAR LAzio n. 5494/2013, quella che ha abrogato l’art. 1 del regolamento, ossia il divieto totale  di utilizzo degli amplificatori.

 

Alla luce di questi approfondimenti ci sentiamo di attenuare il giudizio drastico di condanna nei confronti della Polizia Locale. Se infatti si conferma una generalizzata disorganizzazione nel Corpo, dove non si sa mai chi fa cosa e gli agenti sembrano essere mandati ogni giorno allo sbaraglio senza indicazioni chiare a parte le priorità del momento, è indubbio che normative scritte male e troppo complicate da far rispettare rendono impossibile il loro lavoro sul campo.

 

Nell’ultimo post parlavamo di pesce che puzza dalla testa, intendendo che molta dell’inefficacia degli agenti di Polizia Locale deriva da una dirigenza del Corpo inadeguata.

Nel confermare questo nostro giudizio vogliamo estendere il concetto di “testa” anche alla parte politica dell’amministrazione capitolina, quella che se ne infischia delle segnalazioni che vengono da chi le norme le deve far rispettare.

 

Già in passato abbiamo sottolineato le gravi responsabilità dell’assessore alla cultura (benché nessuno si sia mai accorto della sua esistenza), Luca Bergamo, e della presidente della commissione cultura, Eleonora Guadagno (che invece ha dato notizia di sé solo quando ha proposto l’imprescindibile revoca della relegatio a Ovidio), nel mantenere in vita un regolamento per l’arte di strada semplicemente indegno. Il testo approvato in epoca Alemanno, mal scritto e ulteriormente azzoppato dal TAR, non prevede alcuna tutela per i veri artisti di strada mentre lascia campo libero ad esibizioni invadenti e fuorilegge.

Le notizie che ci giungono dalla Polizia Locale, pur informali, ci confermano l’irresponsabilità dell’assessore e della presidente, incapaci di adoperarsi per garantire alla città esibizioni decorose e non invasive.

Si direbbe che anche in questo caso, come per le bancarelle o i cartelloni pubblicitari, l’attuale amministrazione preferisca fare gli interessi della lobby dei “peggiori”, ai danni del decoro della città e dei diritti degli altri cittadini.

 

Al di là degli slogan ormai ritriti, l’amministrazione Raggi/M5S è pro lobby e contro i cittadini, sempre.

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