“Giustizia è fatta”, gongolano gli avvocati dei comitati Multopoli e Codici che si sono impegnati a lungo per far annullare le contravvenzioni sulla preferenziale di Portonaccio.

Il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso di Roma Capitale dando ragione di fatto ai 250 mila automobilisti multati tra maggio e giugno del 2017, quando la corsia riservata ai bus venne ripristinata. Per i giudici la segnaletica era confusa e insufficiente e dunque il comportamento di chi era al volante della propria auto deve essere considerato “scusabile e in buona fede”. Un colpo per il Campidoglio che invece aveva sostenuto di aver predisposto cartelli e strisce a sufficienza e con anticipo.

La decisione del Tribunale riapre la possibilità per i multati di ottenere sia il rimborso che un risarcimento. Si tratta di circa 23 milioni di euro di sanzioni considerate ingiuste ai quali si potrebbe aggiungere un 30 – 40% di indennizzo per il danno subito e arrivare dunque ad un esborso per Roma Capitale che supera i 35 milioni di euro.

Determinante per la vittoria è stata la perizia firmata dall’ingegner D’Artibale, consulente di parte, che ha ricostruito minuziosamente la storia di questa preferenziale.

Erano sei anni che la strada era stata riaperta alla circolazione di tutti mezzi e, una volta cambiata la viabilità, il Dipartimento comunale ha provveduto a riattivare la preferenziale segnalandola solo con due cartelli di piccole dimensioni, uno sulla destra e uno sulla sinistra. Quello di sinistra era però nascosto dalla vegetazione che non è mai stata potata, mentre quello di destra risultava spesso invisibile perché coperto dalla sagoma degli autobus che passano molto di frequente in quel tratto.

La segnaletica orizzontale che preavvertiva gli automobilisti è arrivata solo a luglio, quando ormai le multe erano scattate. Inoltre – sempre secondo il perito – sulla vecchia preferenziale ormai disattivata erano rimaste per anni le strisce gialle, confondendo gli utenti nel momento in cui queste vennero ripitturate. Tutto questo ha fatto ritenere ai giudici che la condotta degli automobilisti fosse scusabile.
Nella sentenza, infatti, si parla di “buona fede di massa” che giustifica il picco di multe “inaudito, abnorme e improvviso” delle prime settimane. Le violazioni sono state quindi indotte dall’errato comportamento della Pubblica Amministrazione e non possono dare luogo a una sanzione legittima.

L’avvocato del Codici, Carmine Laurenzano, si spinge oltre e ritiene che siano da annullare tutte le contravvenzioni elevate fino all’installazione del grande cartello sorretto da un braccio (foto in alto) e cioè il 25 ottobre del 2017. Saranno i giudici amministrativi a decidere quali multe decadranno e quali resteranno valide.

A luglio del 2017 l’assemblea capitolina votò all’unanimità una mozione presentata da Fratelli d’Italia che chiedeva l’annullamento delle multe, ma poche settimane dopo il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, fece marcia indietro annunciando che nessuna contravvenzione sarebbe stata cancellata. Il parere degli uffici era contrario in quanto ritenevano che la segnaletica fosse adeguata.

Ma il Tribunale ha preso una decisione opposta, confermando le precedenti sentenze del Giudice di Pace. E ora il Campidoglio dovrà far fronte alla rabbia dei cittadini e al loro desiderio di risarcimento.

 

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Pubblicato da Andrea Coia su Venerdì 3 luglio 2020
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