Morire di turismo: un rischio per Roma

Degli impatti che il turismo sta avendo su Roma abbiamo parlato più volte: una prima volta accostando lo svuotamento di Venezia con un fenomeno analogo in atto nel centro storico di Roma, poi sintetizzando lo studio di tre economisti sul tema, quindi parlando del caso di Bergamo ed infine segnalando l’errore che commette l’assessore Meloni, lo stesso peraltro di tutte le amministrazioni che hanno preceduto la attuale, nel considerare una buona notizia l’aumento del numero di turisti a Roma.

 

Torniamo a trattare il tema in occasione della pubblicazione di uno studio commissionato a McKinsey&Company dal World Travel & Tourism Council dal titolo: “Coping with Success – Managing overcrowding in tourism destinations” (che potremmo rendere come “Fare i conti con il successo – Gestire il sovraffollamento nelle destinazioni turistiche”).

 

Lo studio, disponibile a questo link, parte dalla considerazione che il settore “Viaggi e Turismo” è ormai una delle colonne dell’economia globale e grazie alla crescita mondiale della classe media, al miglioramento delle connessioni fisiche e digitali, nonché alle nuove generazioni che hanno un’insaziabile tendenza ad esplorare il mondo, esso si sta rapidamente espandendo. Ma questa crescita non è senza problemi, molti dei quali possono essere riassunti nel termine “sovraffollamento”, intendendo il sovraffollamento che sempre più si registra nelle destinazioni turistiche.

Nell’analizzare le sfide che il sovraffollamento turistico pone, lo studio evidenzia alcuni aspetti generali:

– il sovraffollamento è una questione complessa, fatto di tanti problemi quali, ad esempio, l’alienazione che vivono i residenti o il sovraccarico delle infrastrutture,

– interessi diversi sono coinvolti, quali i governi, locali e nazionali, le organizzazioni commerciali, sia locali che multinazionali, gli impiegati del settore, i residenti locali, i turisti stessi, ecc.

– vi sono questioni etiche da affrontare, come ad esempio se sia giusto privilegiare il valore sul volume, ossia puntare a ridurre il numero dei turisti selezionando quelli con maggiori capacità di spesa.

 

L’obiettivo del rapporto è di fornire una serie di strumenti, tra cui delle buone pratiche ed alcune tattiche, per aiutare le istituzioni locali delle città turistiche a pianificare e sviluppare un proprio approccio al problema.

Si riconosce infatti che è possibile per un luogo godere dei benefici del turismo preservando al contempo le qualità uniche che lo rendono degno di essere visitato, a patto però di gestire il possibile sovraffollamento turistico. Le soluzioni ci sono ma sono complesse e solo la collaborazione tra i differenti gruppi d’interesse può consentire di affrontare con successo i problemi.

 

fontanaDiTrevi

 

Per il tema che tratta e per la serietà di chi l’ha prodotto, lo studio è senz’altro da tener presente per una realtà come Roma, città turistica per eccellenza che vede da anni le presenze turistiche in continua crescita tanto da cominciare a porre problemi di sovraffollamento (a Fontana di Trevi si sta seriamente prendendo in considerazione di limitare in qualche modo le presenze).

Ma in realtà è lo studio stesso che in qualche modo obbligherebbe chiunque si occupa di turismo a Roma di leggerselo accuratamente. Il rapporto include infatti una tabella in cui per tutta una serie di destinazioni turistiche vengono esaminate alcune caratteristiche che evidenzierebbero il livello di rischio di sovraffollamento turistico. Ebbene da questa tabella risulta che le destinazioni al mondo col maggior livello di rischio sono Roma, Venezia e Dubrovnik.

Tra le prime dieci della classifica di rischio vi sono anche Amsterdam, Bangkok, Praga, ma Roma è tra le tre a punteggio più alto.

Questa dovrebbe essere una cosa da togliere il sonno ad un’amministrazione che avesse a cuore il bene della città, tenendo anche conto di quanto suggerito nel rapporto: quando il sovraffollamento va troppo in là le ripercussioni sono difficili da recuperare.

Eppure noi siamo pressoché sicuri che questo argomento mai neanche sfiorerà l’agenda dell’attuale amministrazione romana (ammesso pure che un’agenda vi sia).

Non che il titolare al turismo nella Giunta non possa comprendere l’argomento, che anzi probabilmente maneggia con grande competenza, ma con l’orizzonte temporale a dir poco breve che l’attuale amministrazione ha e con tutti i gravi problemi cittadini che ancora aspettano di essere affrontati in maniera costruttiva, questa pur importante materia è destinata ad essere ignorata.

 

Mettiamo allora questo tema nella lista delle cose importanti per Roma, pronti a sottoporlo a chi dimostrerà un minimo di capacità di ascolto. Ad occhio e croce dovremo attendere la prossima amministrazione; nel caso speriamo allora che l’appuntamento del 9 gennaio dia qualche segnale chiaro per il futuro della città.

 

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Una risposta

  1. D’accordo su tutto, compresa l’attenzione ancora non sufficiente rispetto al tema overtourism – peraltro affrontato con grande energia da alcune delle destinazioni citate, Amsterdam su tutte, con piano ad hoc (di quello di Amsterdam si può leggere in inglese qui: http://www.independent.co.uk/travel/news-and-advice/amsterdam-overtourism-solution-tourists-technology-van-gogh-museum-canal-boat-rides-a8015811.html).
    Da segnalare però che proprio Roma si è fatta iniziatrice di una ampia discussione sul tema culminata nella sottoscrizione di un Protocollo per il Turismo Sostenibile tra le 5 maggiori città d’arte italiane (con Firenze, Napoli, Venezia, Milano) siglato a fine novembre e incluso anche dal MIBACT tra le best practice sul tema (il 2017 era proprio l’anno del Turismo Sostenibile).
    Solo un inizio, certo, ma sicuramente segnale importante di attenzione che ora dovrà tradursi in provvedimenti e iniziative dedicate.

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