Monopattini a Roma: risorsa o problema per la mobilità? La nostra proposta

Sono ambiti dai grandi e dai ragazzi, tra gli oggetti più venduti nel Natale 2019, destinati a rivoluzionare la mobilità delle città, definiti da alcuni la nuova bolla del mercato, un mercato che stando agli analisti varrà 5 miliardi di euro nel 2023: parliamo dei monopattini elettrici.

Negli ultimi mesi, li vediamo ormai tutti i giorni sfrecciare lungo le vie cittadine. In vista dell’imminente sbarco del servizio a noleggio anche a Roma, Diarioromano ha provato a Francoforte – una delle città con il maggior numero di percorsi ciclabili – il servizio di Sharing offerto dalla ditta “Lime”, vero colosso del settore.

In questo articolo, non parleremo dei pro e dei contro dei mini-mezzi a due ruote, ma vogliamo offrire un tavolo di incontro per valutare al meglio quali siano i reali vantaggi per una città come Roma nell’ospitare un nuovo servizio di Micromobilità.

Arrivati a Francoforte, quello che più ci ha colpito, è stato vedere ad ogni angolo della strada piccole flotte di monopattini legati a diverse compagnie (Lime, Circ, Tier). La cosa non ci ha stupito più di tanto considerando che una corsa in autobus, nella capitale finanziaria europea, costa ben 2,45 euro.

Decidiamo allora di scaricare l’app di Lime. Abbiamo optato per il loro servizio solo perché costituisce la flotta più grande della città, con le batterie quasi sempre cariche al cento per cento. Dopo pochi minuti di registrazione incontriamo il primo step che ci fa storcere il naso “la commissione di 1 euro per sbloccare il monopattino”. Bene!

Saliamo a bordo e con un semplice tasto posto sulla manopola di accelerazione tocchiamo i 20 km\h in pochi secondi. Partiamo dal Senckenberg Maturmuseum diretti alla Main Tower, in totale quattro chilometri. Rispettando gli incroci, i semafori, il traffico e cercando sempre di imboccare le piste ciclabili abbiamo impiegato circa 20 minuti, per un costo di 5 euro (considerando anche il primo euro di sblocco, dunque venti centesimi al minuto). Parcheggiamo e qui notiamo un passaggio che troviamo innovativo e intelligente per incentivare l’educazione stradale, ovvero l’obbligo di fotografare e inviare a Lime, tramite applicazione, il mezzo parcheggiato. Prassi che, se attuata anche a Roma per tutti i servizi Sharing, eviterebbe l’imbarazzo di vedere ogni giorno parcheggi selvaggi e poco rispettosi.

La comodità di questo mezzo è fuori discussione, ma veniamo alla questione dell’utilizzo del monopattino. Quello che abbiamo constatato è una grande sensazione di libertà, dovuta al poco ingombro e alla velocità raggiunta (in alcuni tratti 20Km\h ci sono sembrati veramente pericolosi!), che inconsciamente ti porta anche a violare le norme della strada: tagliare su un marciapiede, imboccare una strada contromano per accorciare le distanze, superare le bici nelle piste ciclabili e molto altro ancora.

Lime, per limitare tutto questo, sta attuando dei provvedimenti che ci sono sembrati molto innovativi, come per esempio ridurre automaticamente la velocità (grazie al tracciamento Gps) quando si entra in un parco pubblico o in una zona chiusa al traffico, facendo comparire la scritta “No Parking” sullo schermo del monopattino (passando da 20 km\h a poco più di 10). Ma allora sono davvero utili in una città come Roma?

La nostra risposta è solo se ben regolamentati. Il monopattino ha senso se garantisce l’incolumità dei conducenti e dei pedoni e se la città che lo accoglie è ricca di piste ciclabili. Ad esempio nel centro storico sarebbe meglio limitarne l’utilizzo, perché il grande afflusso di turisti e le strade contraddistinte dai sanpietrini ne rendono il tragitto pericoloso. Quello che auspichiamo, quindi, è che il Comune di Roma prima di permettere lo sbarco in città di flotte di monopattini  (stando alle ultime indiscrezioni Roma potrebbe accogliere fino a 30 mila veicoli) valuti bene il senso di questo passo, superando per una volta la logica della propaganda, perché un nuovo servizio di mobilità, senza infrastrutture adeguate, non è un servizio ma un ulteriore danno in una città già problematica di suo. Perché bisogna avere il coraggio di dire che ogni qual volta si parla di innovazione, potenziamento o altro, a Roma, si parla sempre e solo di centro, al massimo di quartieri limitrofi al centro storico. Come se Roma fosse solo e soltanto una meta turistica, un grande parco giochi da migliorare nei suoi meccanismi attrattivi. Perdendo così la sua visione politica e civica di capitale italiana e città con il maggior numero di pendolarismi interni ed esterni.

Va da sé che la mobilità costituisce la sfida che la città dovrà affrontare nell’immediato futuro, il banco di prova delle amministrazioni.

A nostro avviso, dunque, il Comune potrebbe invertire la prospettiva di questa rivoluzione della mobilità, e quindi rendere il centro storico, e non solo, una grande zona off limits, vietando la circolazione dei monopattini a noleggio e relegandola nei parchi pubblici e nei quartieri periferici cercando di collegare zone sprovviste di trasporto pubblico alla prima metro utile. Sarebbe un provvedimento sensato soprattutto dopo l’approvazione della legge di Bilancio (190/219) che equipara i monopattini alle biciclette, permettendogli la circolazione su qualsiasi tipo di strada nonostante la contrarietà di due ministeri tecnici, Trasporto e Interno, che hanno posto l’accento proprio sulla pericolosità dei monopattini su strade aperte alla normale circolazione, esponendo i conducenti di auto e non solo a un carico di responsabilità elevata.

Si è allora sicuri che in una città come Roma siamo di fronte a una rivoluzione? Perché diciamolo, se rivoluzione deve essere significa avvantaggiare la mobilità, ridurre i tempi di percorrenza dei pendolari, non dare in mano ai turisti un giocattolo per divertirsi. Avrebbe senso, quindi, potenziare prima le piste ciclabili, e crearne di nuove, renderle veramente sicure, capire le zone più disagiate dove intervenire, creare delle aree di parcheggio e una segnaletica adeguata. Non ultimo, bisognerebbe accordarsi preventivamente con le compagnie, eliminando almeno il primo euro di sblocco, avvantaggiando così i pendolari nella speranza di ridurre l’uso delle autovetture e la congestione delle strade romane.

 

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