Monopattini: a dicembre scade il bando. Occasione per rimettere ordine

Da gennaio ci saranno nuove regole per la sosta e per gli operatori. L'esempio di Londra e Parigi. A Roma l'utente medio è maschio, ha 33 anni e percorre 1,6 km

 

 

A dicembre di quest’anno scadranno le attuali concessioni per gli operatori di monopattini. Dal primo gennaio 2023, dunque, le biciclette in sharing e i piccoli veicoli a due ruote dovranno essere autorizzati da un nuovo bando che presumibilmente potrebbe essere pubblicato in estate o massimo a settembre.

Il bando sarà l’occasione per mettere ordine in questo caotico settore con monopattini lasciati ovunque, di intralcio a pedoni e disabili, e troppi incidenti provocati da una guida superficiale e disattenta. Le regole attuali sono stabilite in un avviso pubblico di maggio 2020 col quale la giunta Raggi aprì le porte a tutti gli operatori che volevano sbarcare a Roma, purché i mezzi avessero determinate caratteristiche. Anche gli operatori non dovevano dimostrare grande esperienza in quanto era sufficiente essere iscritti alla Camera di Commercio.

Il risultato di questa sorta di deregulation è sotto gli occhi di tutti, con alcuni quartieri del centro dove si vedono monopattini che sfrecciano contromano o parcheggiati in luoghi impensabili. Roma non è stata l’unica città a dover fare i conti con l’invasione della micromobilità elettrica tanto è vero che altre capitali europee sono intervenute già nel corso del 2020 e del 2021 per mettere ordine e trovare soluzioni soddisfacenti sia per chi usa i piccoli mezzi, sia per il resto della cittadinanza.

Il bando che si sta scrivendo in queste settimane, dunque, è di grande importanza perché può beneficiare dell’esperienza positiva di altre città e imparare dagli errori commessi in passato.

Roma oggi ospita sette operatori ufficiali e uno senza specifica autorizzazione, per un totale di 14.500 monopattini, concentrati ovviamente nelle aree più centrali del I e II Municipio, ma negli ultimi mesi anche in alcune zone più periferiche. Secondo i dati che ci sono stati forniti da LIME, uno dei principali player mondiali del settore, da quando si sono registrati i rincari dei carburanti l’uso delle bici e dei monopattini in sharing è cresciuto del 20%. I romani, dunque, sono spinti a cercare forme di mobilità alternativa all’automobile se il risparmio economico è reale. Ecco perché un cambio di politica della tariffazione della sosta sulle strisce blu sarebbe un ulteriore volano per l’uso di altri mezzi. Finché parcheggiare in zona Prati costerà quanto lasciare l’auto in un quartiere semiperiferico, chiunque troverà conveniente prendere la macchina.

Altri dati interessanti riguardano gli utilizzatori dei monopattini: sono per lo più maschi (quasi l’80%) con un’età media di 33 anni. Più equa invece la distribuzione per le biciclette in sharing: 40% femmine e 60 maschi. Solo in due anni, Lime ha registrato quattro milioni di viaggi.
Il percorso medio è di 1,6 km per i monopattini e 2,1 km per le biciclette, segno che si tratta per lo più di spostamenti brevi o medi che rappresentano il cosiddetto “ultimo miglio”, necessario cioè a raggiungere il lavoro, gli amici, la propria abitazione dopo aver usato altri mezzi magari pubblici.

Si tratta, dunque, di uno strumento che esercita un appeal sempre più forte e che richiede necessariamente paletti e regole certe. I problemi maggiori sono legati sicuramente alla sosta e agli incidenti.

Sosta: se non vi sono spazi dedicati è ovvio che vengano lasciati più o meno dove capita. Affidarsi al senso civico degli utilizzatori è utopia. Parigi è intervenuta da tempo, riservando ai monopattini un posto auto, in genere l’ultimo delle strade dei quartieri centrali, come si vede dalla foto che segue. Questo non ha risolto tutti i problemi perché spesso lo spazio in queste aree non è sufficiente, ma certamente ha dato un’indicazione importante.

 

Londra, invece, ha individuato alcuni spartitraffico e marciapiedi, sui quali ha disegnato gli stalli dedicati. L’esempio della foto seguente è tratto da Evening Standard che ricorda come dall’8 aprile scorso siano state introdotte telecamere per il controllo dei marciapiedi invasi dai monopattini.

E Roma? Attualmente sono disponibili solo sette parcheggi autorizzati per i monopattini ma la sfida è trovarli. Nessuno sa dove siano e probabilmente sono occupati da auto in sosta selvaggia.
Nella nostra città si è introdotto un regolamento per il deposito dei piccoli veicoli da parte di ogni singolo operatore.  Per evitare affollamenti, possono essere lasciati solo 5 monopattini e ogni gruppo deve essere distante almeno 70 metri da un altro. Essendoci, però, sette operatori di fatto si autorizza a lasciare 35 mezzi in un luogo sufficientemente grande, come ad esempio piazza Esedra. Se si riducesse il numero di aziende autorizzate a tre o massimo quattro come avviene ovunque in Europa, è chiaro che il numero di mezzi si ridurrebbe automaticamente.

Incidenti: la Regione Lombardia ha già approvato una proposta di legge per l’introduzione del casco obbligatorio. Mentre una copertura assicurativa più completa sia per l’utilizzatore sia per eventuali pedoni coinvolti negli incidenti, è stata richiesta da diversi parlamentari. Anche Firenze aveva approvato una delibera sul casco obbligatorio ma il Tar l’ha bocciata. Il tema sicurezza è comunque di carattere nazionale e i provvedimenti più incisivi vanno introdotti dal Governo e dal parlamento.

Quello che Roma può fare è scrivere un bando che sia completo e che ricalchi i casi di maggior successo in altre città. Anche la qualità degli operatori è importante perché troppe volte abbiamo assistito a società meteore che sono arrivate e sparite nell’arco di un semestre. Serve dunque solidità finanziaria, esperienza di gestione e sostenibilità ambientale per lo smaltimento delle batterie e per l’uso di mezzi ecologici dedicati al recupero e riposizionamento dei monopattini.

Il bando scriverà le regole per i prossimi anni, l’occasione è troppo importante e va sfruttata al meglio.

 


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