Miracolo a Tiberis, la spiaggia sotto Ponte Marconi a Roma

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Dal “Consorzio Tiberina – Un ponte sul Tevere” riceviamo e volentieri rilanciamo una serie di riflessioni sull’edizione di quest’anno di Tiberis, la pseudo-spiaggia allestita dall’amministrazione Raggi sotto ponte Marconi.

Come si potrà cogliere, anche quest’anno non sono mancate gravi criticità ed aspetti quantomeno oscuri dell’iniziativa (a sistematica conferma dell’assenza cronica di trasparenza da parte dell’amministrazione M5S).

Quello che però ci fa piacere leggere è la possibilità che esista un modo diverso di immaginare e realizzare iniziative che riguardino il Tevere e che il Consorzio Tiberina stia provando a metterlo in pratica per un’iniziativa prevista nell’estate 2020. Iniziando quindi a pensarci con i dovuti tempi e non ricordandosene all’ultimo come da stile “Tiberis”.

 

 

 

Per chi non lo conoscesse, fra i nostri circa 80.000 lettori, Tiberis è lo spazio a Roma classificato come “stabilimento balneare” in http://www.060608.it/it/cultura-e-svago/sport-e-tempo-libero/stabilimenti-balneari/tiberis-la-spiaggia-sul-tevere.html.

 

Tramite ricerca on-line e accesso agli atti, abbiamo accertato che:

  • a metà Luglio l’Amministrazione di Roma Capitale emetteva un Avviso Pubblico per la ricerca di sponsorizzazioni a sostegno della manifestazione temporanea “Tiberis 2019”,
  • entro la scadenza del 25 del mese, giungeva una (unica) proposta di sponsorizzazione, da parte di una Onlus che offriva 10 vele ombreggianti color ocra, 20 lettini, 15 ombrelloni, 135 sedie, 29 tavoli messi a disposizione alla stessa da Italgas, in precedente imprecisata data.

 

Vi erano state anche, peraltro, dichiarazioni di stampa che anticipavano un intervento da parte di quello che sarebbe stato il Soggetto prescelto (la Onlus) a seguito dell’Avviso del 13.7.2019: del 28.6.2019 è https://garbatella.romatoday.it/san-paolo/tiberis-spiaggia-tevere-ritardi-apertura-2019.html. Ovviamente di detto successivo Avviso non si aveva alcuna anticipazione da Roma Capitale, ché forse altri Soggetti avrebbero avuto interesse a parteciparvi, con possibili maggiori benefici per la città; anzi, dall’intervista nell’articolo sembrava che già tutto fosse stato definito e stabilito a norma di legge. In definitiva, miracolo di rapidità o di preveggenza? O altro?

 

Quanto al progetto sviluppato, sembra inoltre dall’articolo su linkato che proprio il Soggetto prescelto a fine Luglio – a seguito dell’Avviso – lo avesse precedentemente donato all’Amministrazione Capitolina, avendo quindi tutti gli elementi in anticipo per redigere al meglio la proposta di sponsorizzazione; abbiamo chiesto ulteriori lumi, tramite accesso agli atti, all’Amministrazione Capitolina stessa.

 

Non entriamo nel merito se per la Onlus esistessero elementi di incompatibilità o conflitti di interessi. Ma non sembri insolito – anche ai profani di procedure relative agli Enti Pubblici – che per donazioni e sponsorizzazioni si debba passare per Avvisi, visto che comunque si crea un abbinamento di nome, che può essere anche nell’interesse del donatore/sponsor, e che comunque i benefici per l’Amministrazione possono essere massimizzati. Se si procede nei tempi e si è trasparenti.

 

A sua volta la prestazione gratuita di professionisti per le Pubbliche Amministrazioni è fortemente limitata, e comunque va regolamentata ad hoc (sono recenti vari casi, segnalati alla Magistratura e ai “media”, di Soggetti esterni inseritisi impropriamente in ambiti decisionali come sorta di tutor), soprattutto per ciò che riguarda le attività professionali riservate (rispetto per esempio a generici supporti strategici).

 

Apparecchiare è verbo che si usa a Roma anche in senso figurato, ma sull’altro Avviso sulle attività di ristoro, per apparecchiare le tavole, non abbiamo chiesto informazioni.

 

E’ tornato su Tiberis il medesimo giornalista autore dell’articolo e dell’intervista di cui sopra, che sta seguendo l’iniziativa sul territorio: https://arvalia.romatoday.it/marconi/tiberis-spiaggia-tevere-recensioni.html.

 

Alcune dichiarazioni da Giuseppe Maria Amendola, presidente dell’Associazione Amici del Tevere e del Consorzio Tiberina:

 

<<Ho letto molti articoli fotocopia sui principali quotidiani romani, quasi comunicati stampa o veline, su Tiberis. L’aver fatto un po’ meglio dell’anno scorso, con tralicci, tendoni, spruzzini, pavimentazioni e solarium, piante infilate nel terreno con tutto il vaso, teglie d’alluminio con vivande finalmente veicolate sui “social”, battelli e operatori vari che si agirano con dubbia regolarità autorizzativa e fiscale, anche riducendo di molto le attrezzature da spiaggia (lettini e ombrellini) spesso inutilizzati nel 2018, non fa certo di questo fazzoletto di terra un esempio da Capitale europea di come procedere sul Tevere. Sembra che il Comune da solo non ce la facesse neanche per un così modesto obiettivo, e non solo ha attivato una tardiva e poco chiara procedura di raccolta di sponsorizzazioni, su cui abbiamo effettuato una richiesta di accesso agli atti, ma ha anche ricevuto in dono – da quanto noto – un progetto. Diventa tutto così molto autoreferenziale, e non c’è confronto né con la cittadinanza né con esperienze professionali di spicco (non si offenda Renzo Piano – per un argomento di questo rilievo – se ricordo che anch’egli si è dovuto apertamente e regolarmente mettere in gioco con Calatrava per il progetto del nuovo ponte sul Polcevera a Genova, benché avesse espresso l’intendimento di regalarlo). Ma per fortuna non c’è solo Tiberis a Roma, e non c’è solo questo modus operandi, che a conti fatti pesa assai sulle casse dell’Amministrazione Capitolina, fra Ditte esterne e costi interni che già in passato essa ha dichiarato di non saper rendicontare, come quelli degli operatori del Servizio Giardini distolti da altre attività. Dov’è, fra l’altro, il Tevere in tutto ciò? Nella spiaggia? Nella teglia? Nello scorcio simile a quello da Ponte Marconi? Nell’airone impaurito?>>

 

<<Utilizzare le sponde e gli specchi d’acqua del Tevere a Roma non è invenzione d’oggi. Come anche l’accesso gratuito a tratti fruibili, a maggiore o minore distanza dal corso d’acqua. Diventa poi uno specchietto per le allodole attrezzare Tiberis – e non ho letto di un architetto, di un urbanista, di un naturalista o di un esperto di Tevere a 360° che ne abbia lodato qualche aspetto – lasciando nel contempo nell’incuria tutto il resto, ciclabili comprese, spesso coperte di fango durante l’autunno e l’inverno. L’esperienza Tiberis, a mio avviso, è controproducente nella modalità dirigista, maturata in pochi giorni o settimane, e distoglie l’attenzione dai veri problemi del fiume, che non è un solarium, che è parte integrante della vita e della storia di Roma, e che va trattato con amore ed esperienza di molti anni di lavoro.>>

 

<<Restano ampie parti del fiume non in Concessione, su cui le Istituzioni si palleggiano competenze e responsabilità, e dall’esterno sembra un modo per dire “Non dipende da me” e lasciare tutto nell’incuria: il quadro è sotto gli occhi di tutti. Non sto a qui a dire che le Istituzioni vadano prese per mano, anche nel coordinarsi: sarebbe offensivo e fuori luogo. Peraltro sull’operato dei Concessionari privati vigilano da sempre tutte quelle preposte, dalla Regione al Comune fino alle Soprintendenze e ad Enti Statali vari. Ove più ove meno, si potrebbe dire. Sui galleggianti e barconi sul Tevere ad esempio sarebbe da aprirsi un discorso a parte: quasi tutti non hanno regolarità urbanistica e in alcuni casi, oltre alla sicurezza da verificare, sono un’offesa al decoro di Roma. Basta affacciarsi per esempio da Ponte Cavour per vedere un vero e proprio scempio, con alloggi cadenti, insegne luminose, finti mulini a vento, superfetazioni di pontili, prati finti e quant’altro.>>

 

<<Gli organizzatori di manifestazioni estive, spesso veicolati come avventurosi o avventurieri, di certo non sfigurano. È forse il momento di diversificare e creare dei motivi culturali nuovi; il graffito di Kentridge è stato una meteora, la sponda sottostante al più è talora utilizzata per letture con sedie di plastica da bar. Per una Concessione aggiudicata, ma non ancora definitivamente rilasciata all’Associazione Amici del Tevere, con auspicato avvio nel 2020 fra Ponte Mazzini e Ponte Garibaldi, stiamo provando a pensare qualcosa di nuovo: abbiamo già contattato molti artisti italiani e stranieri – di cui potrei fare i nomi, citati negli atti inviati a Regione Lazio, Soprintendenza Speciale e Comune di Roma -, arredatori, fornitori di tecnologie smart, scuole di cucina, CONI e altri potenziali Partner, con un anno d’anticipo. Molti servizi saranno gratuiti e abbiamo formalizzato la proposta di provvedere alla manutenzione e alla pulizia del tratto per tutto l’anno. Ovviamente abbiamo già pubblicato le prime idee sui “social”, raccogliendo commenti, suggerimenti, nuove proposte. E anche gli altri Concessionari che raggruppiamo nel Consorzio Tiberina, piaccia o non piaccia, lavorano con serietà, nel rispetto dei vincoli e dello stato di diritto, presentando i progetti agli Enti competenti con i dovuti mesi d’anticipo, fornendo un’offerta adatta a tutti i cittadini e ai turisti, in aree ben curate, anche guardando a raffronto al resto del Centro Storico.>>

 

<<Per un vasto tratto del Tevere in città, anche grazie al così detto Contratto di Fiume sottoscritto nell’Aprile 2018, abbiamo già le idee molto chiare e siamo pronti a sederci al tavolo con tutte le Istituzioni, con finanziamenti pronti sia di parte privata sia – speriamo a brevissimo – dall’U.E., avendo richieste già in fase finale di valutazione. Oltre a contribuire materialmente, vogliamo anche continuare a percorrere un metodo partecipativo per trovare soluzione a quegli annosi problemi, mai risolti, che portano tutti i Sindaci e candidati Sindaci a usare lo slogan “Tevere, da problema a risorsa”. Mi riferisco soprattutto all’accessibilità, alla praticabilità, alla pulizia, alla sicurezza, alla manutenzione in generale. Forse sono problemi di tutta Roma. Come è problema della città dare riparo ai senzatetto, che si rifugino sul Tevere o altrove, piccoli abusivi – potremmo dire – a raffronto di altri ben più attrezzati “illegali”, anche sul fiume stesso, che restano impuniti.>>

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