Milano Porta Nuova: quello che a Roma non c’è (purtroppo!)

Milano Porta Nuova Rendering
Porta Nuova in un rendering

 

 

La premessa è indispensabile. A chi scrive il quartiere di Porta Nuova piace. E sebbene in alcuni aspetti sia criticabile, riteniamo che i pregi siano maggiori dei difetti.

Sgombrato il campo da possibili equivoci, come nello stile di diarioromano dove le opinioni sono sempre trasparenti, ci è sembrato interessante partire da questo complesso per raccontare alcune trasformazioni di Milano che negli ultimi 10 anni ha radicalmente cambiato il proprio volto. Non solo Expo, ma una visione complessiva del tessuto urbano, ha prodotto una città interessante, stimolante e vivibile.

Milano Porta Nuova plastico
Il plastico del complesso

 

 

Porta Nuova, il grande quartiere moderno sorto tra il rione popolare di Isola e la Stazione Garibaldi, è un passaggio importante di questo cammino verso il XXI° secolo. Il progetto è stato contestato dagli ambientalisti che lo ritengono una colata di cemento e uno specchietto per le allodole soprattutto per il “finto” campo di grano (ne parleremo tra poco). Eppure quell’area di Milano era in abbandono e lasciarla nelle condizioni precedenti non avrebbe migliorato l’ambiente circostante. I detrattori sostengono che nel capoluogo lombardo si sia costruito troppo: le ex aree industriali del Portello, della Bicocca, della Fiera. Le zone di Porta Vittoria, di Rogoredo. Tutte hanno visto nuove edificazioni rimaste sottoutilizzate anche a causa della crisi economica. C’era davvero bisogno di questa teoria di grattacieli a Porta Nuova?

Probabilmente se si fosse fatto lo stesso ragionamento nei secoli scorsi non sarebbero nati molti quartieri che oggi riteniamo indiscussi, come gli ottocenteschi Prati a Roma o Magenta a Milano. Le nuove costruzioni nelle grandi città italiane negli ultimi due decenni sono state caratterizzate da una pessima qualità architettonica e da nessuna visione urbanistica. Quartieri dormitorio come Porta di Roma sono l’esempio di quello che non serve: case anonime circondate da alienanti centri commerciali, senza servizi e senza legami con il tessuto urbano.

Porta Nuova è tutt’altro. E’ una ricucitura dell’esistente in chiave moderna. Sorge in un quartiere semicentrale e non in una periferia sconfinata. E’ vivo, perché ospita case, ma anche uffici, commerci, centri sportivi, ristoranti. E’ servito da ogni mezzo di trasporto possibile, dai bus, alla metro, ai treni regionali. E’ l’impronta di una grande architettura che lascerà il segno.

Non vedere queste differenze macroscopiche tra una Porta di Roma e una Porta Nuova vuol dire non capire quello che si sta compiendo nel mondo avanzato: buttare giù il brutto e l’inutile per sostituirlo con qualcosa di attuale e produttivo.

Milano Porta Nuova piazza Gae Aulenti
Piazza Gae Aulenti

 

Porta Nuova torre Unicredit 2
La Torre Unicredit

 

 

LA PIAZZA E I GRATTACIELI. Il quartiere ruota intorno ad una piazza di 100 metri di diametro (piazza Gae Aulenti), che è sempre viva e accogliente. Inoltre comprende circa 20 edifici tra torri, ville, uffici e centri culturali.

Domina il grattacielo Unicredit (231 metri) oggi l’edificio più alto in Italia, progettato dall’argentino Cesar Pelli. Poi la Torre Solaria e il celebre Bosco Verticale di Stefano Boeri che ospita ben 900 alberi in quasi 9000 metri quadri di terrazze. Fanno da contorno il Palazzo della Regione Lombardia, la Torre Diamante con gli edifici minori (detti diamantini), le Torri Garibaldi e il Palazzo Axa. Un complesso progettato da 20 archistar italiane e straniere che è stato per alcuni anni il cantiere più grande d’Europa con duemila operai impegnati nella costruzione.

Milano Porta Nuova Bosco Verticale
Il bosco verticale di Stefano Boeri

 

Un po’ demagogico il campo di grano al centro del quartiere. In realtà si tratta dell’opera di una artista americana, Agnes Denes, ideata come legame con l’Expo. Per irrigarlo sono stati necessari ettolitri di acqua e dunque la sua presunta funzione ambientalista è andata a farsi benedire dato che la qualità del grano, raccolto lo scorso mese di luglio, sembra non sia commestibile.  Al suo posto a novembre verrà creato un parco pubblico, chiamato Biblioteca degli Alberi.

Milano Porta Nuova campo di grano
Il campo di grano prima della mietitura

 

Più interessante invece l’esperimento dell’orto urbano voluto per far avvicinare i bambini alla natura e mostrare loro che un pomodoro non nasce in un supermercato.

Milano Porta Nuova Orto Urbano
L’orto urbano

 

I NEGOZI E LA CULTURA. La zona ora è ricca di ristoranti, pub e centri culturali offrendo lavoro che non c’era. A quanto sembra, lavorare nel quartiere è gradevole per la sua vicinanza al centro (Corso Como e Brera sono a 5 minuti di cammino) e gli ottimi collegamenti di trasporto pubblico.

Porta Nuova Palazzo Axa
Il palazzo Axa (a sinistra) e il nuovo arredo urbano della zona
Porta nuova Palazzo Regione Lombardia
Palazzo Regione Lombardia

 

Un Fondo Sovrano del Qatar ha acquistato l’intero pacchetto azionario e immobiliare, segno che Milano riesce ad attrarre investimenti stranieri. E grandi marchi o piccoli negozi hanno aperto all’interno di Porta Nuova, rendendola un nuovo polo di attrazione sia per il turismo sia per la vita di tutti i giorni, dirottando i flussi dal centro storico per decongestionarlo (cosa che sarebbe indispensabile a Roma).

E così tra gli imponenti grattacieli si trovano le librerie della Feltrinelli Red (Read, Eat e Dreams), le scarpe della Nike, la moda di Alexander Mc Queen, le palestre di Virgin Active, i gioielli Pandora, il cibo di Eataly e molti altri brand famosi. Ma anche artigianato locale e prodotti tipicamente regionali.

Belle e originali le installazioni d’arte come le trombe dorate di Alberto Garutti che collegano il sottosuolo alla superficie consentendo di sentirne i suoni. E poi la Casa della Memoria in ricordo delle vittime di stragi e terrorismo, la Fondazione Riccardo Catella in un piccolo edificio liberty, e l’Incubatore per l’Arte, uno spazio dedicato alla cultura e all’artigianato.

Porta nuova Alberto Garutti
L’installazione “trombe” di Alberto Garutti

 

ROMA-MILANO. Roma non ha niente del genere. E’ un bene o un male? Qualcuno ritiene che quel cemento nella capitale avrebbe portato solo speculazioni immobiliari. Eppure in molte città del mondo, esempi simili hanno prodotto benessere e occupazione, mostrando tra l’altro un nuovo esempio di vita urbana. Dove le auto sono confinate fuori, gli edifici sono energeticamente autonomi e gli spazi immaginati per i secoli a venire.

Accanto allo splendido passato di Roma, uno sguardo sul futuro sarebbe indispensabile. Per dimostrare che la nostra città è viva e può ancora suscitare speranze di un domani migliore.

 

 

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6 risposte

  1. Se a Parigi hanno anche fatto una piramide di vetro davanti al Louvre (giusto per citare un esempio di nuovo vicino al vecchio), non vedo perchè a Roma non si possa fare cose simili. Come giustamente detto nell’articolo, “Le nuove costruzioni nelle grandi città italiane negli ultimi due decenni sono state caratterizzate da una pessima qualità architettonica e da nessuna visione urbanistica.” Comunque anche Milano per decenni è stata ferma (il Pirellone è del 1961), poi 8/9 anni fa è iniziato il risveglio. Certo che fino a che a Roma c’è Marino, la vedo dura….

  2. più che marino a roma il problema sembra essere una classe imprenditoriale pidocchiosa e retrograda.
    e dire che con un assessore come caudo la “rigenerezione urbana” dovrebbe avere orecchi pronto all’ascolto presso l’amministrazione; ma evidentemente oltre il condominiuccio de noantri i costruttori romani non sanno andare.

  3. A Roma nun ze po’ ffà
    A Roma è zozza speculazzione edilizia
    Meglio i pregevoli agglomerati (semidisabitati) di ponte di nona e porta di roma (minuscono non casuale), ormai preda dei rom e dei roghi tossici.

  4. sono di Roma, ma fuori il centro storico, cosa c’è? Ora come ora, solo l’EUR, ma oltre quello? Io penso che se vuoi renderla veramente grande e dargli l’onore che merita qualcosa di moderno va fatto. L’EUR qualcosa di moderno ha un “grattacielo” di 120 metri e un altro da 103 e penso sia uno dei pochi posti dove qualcosa di moderno si possa ancora fare…
    O lo stadio a Tor Di Valle (il primo progetto) che avrebbe portato 3 grattacieli a Roma, più turismo, riqualificazione di quell’aria, fermata di metro, il raddoppiamento della metro Lido e addirittura un parco tutto a carico dei privati.
    Ecco quindi io mi chiedo se scartiamo progetti del genere, come possiamo andare avanti?
    Io sono contro i grattacieli vicino al centro storico, ma a Tor Di Valle che si trova praticamente all’altezza del raccordo dove lo distanziano dal centro storico da ben 12 Km e dicono che “deturpa il panorama di Roma” ma come si fa?
    Preciso che io sono contro Marino, ma non contro il suo progetto, che la Raggi purtroppo ha rovinato.

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Pubblicato da Andrea Coia su Venerdì 3 luglio 2020
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