Metro B: addio (per sempre) al prolungamento fino a Casal Monastero

 

Era il 2016, a poche settimane dal voto che avrebbe eletto Virginia Raggi: l’aspirante Sindaca si impegnava a realizzare il prolungamento della metro B da Rebibbia a Casal Monastero. Ma, si sa, le promesse in campagna elettorale hanno un valore molto relativo. E infatti a febbraio 2019, è stata messa la parola fine a questa annosa vicenda. L’assessore Meleo, durante l’audizione in commissione mobilità, ha spiegato che il contenzioso con le ditte appaltatrici è ormai irrecuperabile.

I più delusi sono i Comitati Casal Monastero e Torraccia che da anni lottano per un obiettivo che sembrava alla portata. I soldi c’erano (o meglio c’era un project financing), il progetto era stato approvato, insomma tutto faceva ben sperare. Ma quando le opere nascono male, finiscono anche peggio. La responsabilità di questo fallimento è da addebitarsi tutta alla giunta Raggi? Assolutamente no, le colpe vengono da lontano, ma la lentezza decisionale che caratterizza questa amministrazione e la contrarietà preconcetta alle metropolitane non ha aiutato a snellire un procedimento che già di suo era impantanato.

 

L’opera – dicevamo – era nata male. La giunta Alemanno aveva bandito una gara che era stata aggiudicata a Salini Impregilo, Astaldi e Vianini. Il costo previsto, di 508 milioni, sarebbe stato a carico del pubblico solo per la quota di 167 milioni. Tutto il resto sarebbe derivato dalle cosiddette valorizzazioni immobiliari. Si tratta di terreni che venivano concessi ai costruttori, consentendo loro di edificarci: i terreni scelti erano a Monti Tiburtini, S. M. del Soccorso, Rebibbia, Torraccia, Casal Monastero e Pietralata. Di questi, però, solo tre erano già edificabili secondo il piano regolatore. Gli altri sarebbero stati trasformati dalla giunta Alemanno. La quale, però, incontrò molti ostacoli dovuti a vincoli e soprattutto alla quantificazione del valore dei terreni e degli immobili.

Nacque così un contenzioso tra gli aggiudicatari della gara e il Campidoglio che non si è mai risolto. L’amministrazione Raggi avrebbe dovuto e potuto impegnarsi per trovare una soluzione ma non l’ha fatto. Una bozza di accordo era pronta ed era stata predisposta dalla giunta Marino che proponeva un incremento dei costi a carico del Comune, un primo tratto di metro da realizzare solo fino a San Basilio e una copertura aggiuntiva da parte del Ministero delle Infrastrutture. Su questa base si sarebbe potuto discutere con i costruttori ma nessuno lo ha fatto. E così le carte sono finite in tribunale e il Campidoglio oggi rischia di dover pagare una penale molto salata, fino a 360 milioni.

Oltre al danno di non aver realizzato un’opera, la beffa di dover pure rimborsare le imprese.

Che l’appalto facesse acqua fin dall’inizio lo avevano spiegato bene gli amici di MetroXRoma che più volte, e in ultimo nel 2017, si erano schierati per una revisione completa del metodo della gara. Ma non di questa specifica in quanto cambiare i termini contrattuali in corsa avrebbe esposto il Campidoglio ad una sicura azione risarcitoria (come è stato comunque). Per questa specifica gara la proposta di MetroXRoma era recedere dal contratto in danno, pagando sicuramente delle penali ma inferiori a quanto richiesto oggi. “Una scelta – scrive MetroXRoma – che però l’Amministrazione ha preferito non prendere, rispondendo con la solita inerzia”. Il metodo da discutere era quello del project financing di alemanniana memoria che non è perseguibile e ha creato solo danni.

Più volte anche noi avevamo dato voce agli appelli, alla raccolta di firme dei cittadini di Casal Monastero e Torraccia che si sono battuti con tutte le forze perché si trovasse una soluzione. Ma purtroppo il nulla di fatto li condanna a vivere per chissà quanti anni ancora con un’unica linea di autobus, per di più a singhiozzo. Pochi mesi fa, avevamo raccontato del disagio nel quale sono costretti a vivere a causa dei ritardi perenni di questo bus. Ma purtroppo niente è cambiato e le segnalazioni di corse saltate e mezzi fantasma continuano. Nel 2019, nella capitale di Italia, interi quartieri restano isolati per l’incapacità di gestire e di decidere.

 

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