Metro A, B e Roma-Lido: l’attesa dei treni potrebbe aumentare del 30%

Lo scrivono i commissari Atac preoccupati per la scarsa manutenzione. Castro Pretorio e Policlinico: ancora non sono iniziati i lavori per le nuove scale mobili

 

 

Per i nostri lettori non è una sorpresa. Più volte Mercurio Viaggiatore ha spiegato che il concordato Atac è a rischio e non sarà possibile rispettare tutti gli accordi con i creditori. Ma adesso arriva la conferma addirittura dai commissari giudiziali dell’azienda. Il quotidiano la Repubblica ha potuto leggere una nota inviata all’A.d. di Atac Giovanni Mottura e alla Sindaca Raggi nella quale i commissari prefigurano scenari drammatici.

La mancata manutenzione straordinaria dei mezzi per mancanza di fondi provocherà nei prossimi due anni un forte peggioramento del servizio, se non addirittura un blocco. Il Campidoglio è stato avvisato da tempo dall’azienda che già lo scorso 30 novembre ha allertato l’assessore alla mobilità, Pietro Calabrese: molti treni della metro non potranno più circolare senza la revisione generale prevista dalla legge – è il senso di quanto scritto da Atac – per cui o il Ministero dei Trasporti concede una deroga o il servizio arriverà a bloccarsi.

I commissari hanno rincarato la dose e hanno già tracciato uno scenario plausibile: la frequenza dei treni scenderà in maniera decisa. Sulla linea B si passerà dagli attuali 3 minuti e 20 secondi (tra l’altro già teorici) a 4 minuti e 30 secondi sulla tratta centrale. E a ben 9 minuti sulle tratte secondarie (quindi la diramazione per Jonio).
Sulla linea A, normalmente molto carica di passeggeri, dagli attuali 3 minuti si arriverebbe a 4 minuti e 45 secondi tra un treno e l’altro. 

Non va meglio per la Roma-Lido che supererebbe i 15 minuti di attesa nell’ora di punta.

Ma l’aspetto più grave e scandaloso riguarda le stazioni Castro Pretorio e Policlinico che sono state chiuse da tempo per consentire la sostituzione delle scale mobili arrivate a fine vita. Secondo quanto si legge nella lettera dei commissari, non è ancora stato sottoscritto un contratto con la ditta appaltatrice, né sono partiti i lavori. Motivo per cui non si sa quando le stazioni verranno riaperte. Dunque si chiudono due tra le fermate più frequentate della città per un intervento che si poteva prevedere con largo anticipo ma non si fanno partire subito i lavori!!!

 

La lettera avrebbe scosso la maggioranza a 5Stelle che a pochi mesi dalle elezioni sperava di raccogliere i frutti della vulgata sul risanamento di Atac e che invece si trova ad affrontare una nuova pesante crisi e un servizio in continuo peggioramento. L’imbarazzo  filtra dal Campidoglio anche se la scusa ufficiale è quella del Covid: la pandemia ha ridotto il numero di biglietti venduti e quindi ha provocato un buco non previsto nel bilancio. Per questo l’assessore Lemmetti tornerà a bussare cassa al Governo nazionale. Se non arrivano soldi, il concordato non regge più e si rischia il default.

Ma la scusa dei biglietti invenduti non potrà mai giustificare il ritardo nell’avvio dei lavori per le scale mobili, frutto solo di cattiva organizzazione, pressapochismo e strafottenza nei confronti di decine di migliaia di pendolari.

Di fronte a questi dati non sorprende il calo vertiginoso del numero di utenti dei mezzi pubblici a Roma. Dal 2011 al 2018 ben il 40% dei pendolari ha abbandonato Atac ed è passata a mezzi di trasporto alternativi. La tendenza prosegue nel 2019, mentre ovviamente il 2020 non può essere preso in esame per via dei lockdown. La tabella qui sotto, predisposta dal Comune di Roma, mostra che solo la capitale e Napoli hanno subito un pesante calo, mentre in tutte le altre città italiane gli utenti o sono rimasti stabili o sono, in alcuni casi, aumentati.

 

La situazione di Atac si fa sempre più seria e il rischio che il servizio subisca un taglio netto è stato messo nero su bianco dai commissari. L’attuale giunta e quella che verrà non potranno far finta di niente.

 

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