Mentre Virginia Raggi fa le passerelle, a Parigi regolano i monopattini

A Parigi riducono gli operatori e introducono le piazzole di sosta. A Roma invece di approfittare delle esperienze altrui commettiamo gli stessi errori

I monopattini sono indubitabilmente un formidabile mezzo di mobilità sostenibile: agile, non ingombrante e non inquinante. Ma se come mezzo privato non pone praticamente problemi di gestione (lo si può agevolmente portare a casa o in ufficio), la versione a noleggio sta avendo controindicazioni in tutte le città in cui è stata introdotta.

A Roma ce ne siamo accorti subito di quanto questi mezzi possano essere invasivi e spesso pericolosi. Partito il primo servizio a giugno, con tanto di marchettone del sindaco Raggi e dell’assessore Calabrese, e seguito a stretto giro da altri due, anch’essi beneficiari del servizio di vallettaggio di sindaco e assessore, marciapiedi, aree pedonali, luoghi di pregio e percorsi pedonali hanno subìto l’invasione dei monopattini in sosta.

 

Foto da twitter (@claviggi)

 

Anche la viabilità dei mezzi pone più di un problema, sia per gli utilizzatori (spesso in più d’uno sullo stesso mezzo ed esposti pericolosamente agli altri veicoli) che per i pedoni che rischiano di essere investiti sui marciapiedi (benché vietati al transito) e nelle aree pedonali.

 

Stessi problemi sono stati rilevati a Milano, dove i monopattini in sharing sono stati introdotti ad agosto 2019, anche se con alcuni periodi di sospensione, ma soprattutto a Parigi, dove l’introduzione risale al 2018.

Nella capitale francese è dallo scorso anno che si discute come controllare questi servizi di sharing che in assenza di regole chiare invadono strade e marciapiedi con migliaia di mezzi. Ebbene è notizia della scorsa settimana che l’amministrazione locale parigina ha deciso di restringere il numero degli operatori di monopattini in sharing a soli tre, dai nove che erano arrivati ad essere, con regole più ferree la più importante delle quali è la necessità di sostare i mezzi esclusivamente nelle 2.500 stazioni individuate dall’amministrazione.

Niente più flusso completamente libero quindi, bensì postazioni definite dove prendere e lasciare i monopattini.

A Roma invece l’amministrazione ha annunciato di voler elevare a 10 mila i microveicoli in strada entro la prossima apertura delle scuole.

L’esperienza francese dimostra che sono tutt’altro che campate in aria le tante critiche che a Roma vengono sollevate per i troppi monopattini lasciati in ogni dove, spesso anche in sosta di intralcio per le persone disabili.

Purtroppo l’amministrazione capitolina anche in questa occasione si è limitata alla propaganda, partecipando alle inaugurazioni dei servizi privati di noleggio invece che studiarne gli impatti cercando di prevenire possibili problemi.

 

E dire che a fine giugno il sindaco Raggi si è anche congratulata con il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, per la sua rielezione, citando anche un presunto “gemellaggio esclusivo” che legherebbe le due capitali. Ma anche in quella occasione si è trattata di pura propaganda, perché se ci fosse veramente una collaborazione tra Parigi e Roma da quel dì avremmo un servizio di bike sharing tradizionale (che eviterebbe di far spennare i romani dai privati che gestiscono i servizi di noleggio) ed avremmo evitato di dover passare dagli stessi problemi che Parigi ha sperimentato con i monopattini fin dal 2018.

 

Ma anche senza voler guardare alle esperienze di realtà simili, cosa evidentemente troppo difficile per Virginia Raggi e la sua amministrazione, a sindaco e assessore sarebbe bastato dare ascolto alle voci cittadine per evitare di creare l’ennesimo problema a Roma.

Gli sarebbe bastato, ad esempio, prestare orecchio alle riflessioni che su queste pagine scrivemmo a gennaio di quest’anno dopo aver sperimentato i monopattini in sharing presenti a Francoforte. Un paio di estratti da quell’articolo:

 

Quello che auspichiamo, quindi, è che il Comune di Roma prima di permettere lo sbarco in città di flotte di monopattini  (stando alle ultime indiscrezioni Roma potrebbe accogliere fino a 30 mila veicoli) valuti bene il senso di questo passo, superando per una volta la logica della propaganda, perché un nuovo servizio di mobilità, senza infrastrutture adeguate, non è un servizio ma un ulteriore danno in una città già problematica di suo.

Si è allora sicuri che in una città come Roma siamo di fronte a una rivoluzione? Perché diciamolo, se rivoluzione deve essere significa avvantaggiare la mobilità, ridurre i tempi di percorrenza dei pendolari, non dare in mano ai turisti un giocattolo per divertirsi.

 

Purtroppo ancora una volta fummo facili profeti, dovendo constatare oggi che l’introduzione dei monopattini in sharing a Roma è stata pura propaganda senza alcuna pianificazione o riflessione. Ed anche la previsione che questi mezzi si sarebbero rivelati essenzialmente dei giocattoli per turisti (e oggi sappiamo anche per i giovinetti che li usano per improvvisare corse in centro storico) si è purtroppo realizzata.

 

Chiudiamo citando una recente dichiarazione di Massimo Cacciari:

Sono più pericolosi i ladri o gli incapaci in uno stato? Giulio Cesare rubava, Napoleone rubava… Per un sistema politico, il più pericoloso è l’idiota incompetente. Il 90% oggi sono idioti incompetenti, il pericolo è sommo“.

Noi non vogliamo rassegnarci al dilemma prospettato dal professor Cacciari, convinti che sia possibile avere governanti onesti e decentemente capaci come in tante altre parti d’Italia e del mondo. Temiamo però che al momento la situazione sia esattamente come lui la descrive, anche a Roma, e quindi “il pericolo è sommo“.

 

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Una risposta

  1. Si potrebbe utilizzare il sistema vigente in molti supermercati: per sbloccare il mezzo introdurre una moneta da 2€. Per recuperare la moneta, riportare il mezzo in un’area di sosta (il costo dell’utilizzo del mezzo è escluso).

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