Manifesti: almeno questa volta non si sono viste le lasagne

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Scene come questa qui sopra erano la regola a Roma fino al 2012/2013. Le cosiddette “lasagne” di cartaccia abusiva infestavano ogni angolo della città durante le campagne elettorali. Ed era una gara tra gli attacchini a chi riusciva ad affiggerne di più in poco tempo. La melma di carta e colla che colava sulle strade le rendeva scivolose e pericolose. E il decoro, beh…..neanche a parlarne.

La campagna elettorale del 2016 non è andata così. Il lavoro dei blog antidegrado di questi ultimi anni è stato fondamentale per risvegliare le coscienze di cittadini e politici. Quello che fino a poco tempo fa sembrava normale, oggi è considerato brutto e riprovevole (almeno da una buona parte dei candidati). Solo i blog hanno martellato i partiti con decine di articoli, centinaia di Tweet, migliaia di messaggi via Facebook per sollecitarli a non usare più la cartaccia. I giornali paludati si sono guardati bene in questi anni dal sollevare la questione perchè, si sa, per loro i “problemi sono sempre altri”. E invece l’inchiesta Mafia Capitale ha dimostrato che l’uso dei manifesti era veicolo proprio di merce di scambio tra la politica corrotta e chi voleva corromperla. Tutti (e non è un caso) i consiglieri coinvolti nell’indagine sulle corruttele di Buzzi e Carminati hanno fatto largo uso di manifesti (abusivi) nelle scorse tornate elettorali e molti di questi manifesti venivano pagati dai capibastone criminali. C’è poi il caso dei manifesti contro Romafaschifo usati per intimidire in puro stile mafioso.

E così anche la politica ha dovuto ammettere che le lasagne non erano solo un problema di decoro (già grave di per sè) ma anche un tema di onestà e trasparenza. Quell’onestà che qualcuno (poi arrestato) spacciava sui propri manifesti abusivi nel 2013.

 

Gramazio2

 

E così, oltre ai Radicali e al M5S che tradizionalmente non fanno uso di manifesti, anche molti altri partiti hanno scelto di limitarli o di bandirli. Orfini ha incardinato il presunto cambiamento del Pd proprio su questo. E così molti altri, tanto è vero che questa campagna elettorale è stata meno violenta dal punto di vista delle affissioni, forse la meno violenta in assoluto negli ultimi 20 anni.

Quindi tutto bene? Niente affatto. La politica ha continuato a fare abuso dei manifesti e ad usare gli spazi delle plance in maniera difforme da quanto prevede la legge. Ne abbiamo parlato citando il caso di Adinolfi, di Storace ma lo dimostra soprattutto un interessante studio predisposto dall’architetto Bosi di Vas che ha pubblicato sul sito romano dell’associazione una ricostruzione degli eventi legati ai manifesti di questi ultimi mesi. E lo ha fatto citando le leggi e i regolamenti che alcuni candidati hanno trasgredito.

Vi consigliamo di leggerlo e di guardare le interessanti fotografie perchè spiega con facilità come ci si dovrebbe comportare in una città normale e come invece ci si comporta a Roma. E’ il tema della campagna #nonvotarechisporca che abbiamo lanciato assieme agli amici di RomaPulita!, Retake, Romafaschifo, Carteinregola, Zero Waste e Cittadinanzattiva. Una campagna che ha dato frutti importanti con migliaia di segnalazioni ricevute e diverse decine di sanzioni comminate. Alcuni pseudocandidati come Iorio o Di Stefano che hanno saputo solo sporcare ogni spazio disponibile in città avranno sicuramente perso voti invece di acquistarli con la loro immonda marea di carta.

Insomma, almeno su questo siamo sulla via del cambiamento. Ancora c’è molta strada da percorrere e molta distanza per poterci qualificare come una città normale, ma qualche passo avanti è stato compiuto. E un pò di merito possiamo intestarcelo anche noi.

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  1. lor

    vorrei aggiungere un elemento:
    smaltire e recuperare tutti quei manifesti costa moltissimo al Comune di Roma, perchè la carta e la colla usata per le affissioni molto spesso non sono riciclabili e quindi tonnellate e tonnellate di quei rifiuti vengono smaltiti con oneri enormi, rischi ambientali, e con il surplus della “ecotassa” il cui pagamento ricade sulle casse del Comune e quindi dei cittadini.
    Il pagamento dell’imposta di affissione -laddove venga pagata! cioè quasi mai e comunque ci sono gli esoneri in campagna elettorale- non contempla i costi di raccolta e smaltimento.
    Perciò doppio danno: evasione dell’imposta di affissione e costi di smaltimento e recupero, tutto a carico dei romani.

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