Maggioranza e opposizione insieme per il caos tavolini

Continua la gara a chi offre di più agli esercenti contando anche su uffici municipali sottodimensionati e quindi impossibilitati ai controlli. Uno solo, fuori dal coro, richiama alla ragionevolezza

All’inizio di giugno abbiamo scritto della contraddizione tra il sindaco Raggi che sbandierava rigidi controlli contro la movida e la sua amministrazione che da settimane sta facendo di tutto per incentivarla ancora di più, consentendo la proliferazione degli arredi esterni dei locali praticamente senza possibilità di controlli.

 

Prosegue intanto l’attività dei consiglieri di maggioranza e di minoranza per predisporre modifiche normative che consentano l’ampliamento e la moltiplicazione delle occupazioni di suolo pubblico (OSP), con la seduta di venerdì della commissione commercio che ha confermato come vi sia ormai una gara tra gli schieramenti politici a chi offre di più agli esercenti.

La situazione al momento vede una delibera di Giunta Capitolina che è già vigente e che ha previsto il meccanismo della presentazione delle domande di ampliamento/nuove OSP e il contemporaneo allestimento dei nuovi arredi, con l’amm.ne che si prende 60 giorni per vagliare le domande. Le possibilità di questa delibera sono limitate, in quanto c’è bisogno del passaggio in Assemblea Capitolina per fare modifiche corpose al regolamento OSP. Per questo i consiglieri continuano a lavorare con l’intento di approvare una delibera di consiglio che allarghi ulteriormente le maglie e conceda molto di più agli esercenti, come ad esempio la proroga fino a tutto il 2021 delle nuove concessioni e dell’esenzione dei canoni OSP, proposte dal M5S.

 

Quello che sempre di più sta emergendo è lo scollamento tra un’Assemblea Capitolina che sembra non conoscere limiti alle concessioni da fare agli esercenti e una realtà fatta di uffici dei municipi e Polizia Locale del tutto impossibilitati a fare qualsiasi controllo.

Sembra infatti che al Municipio I siano già arrivate alcune centinaia di richieste di nuove OSP che gli uffici non possono materialmente gestire, sottodimensionati come sono da sempre. Anche la Polizia Locale pare abbia fatto presente da tempo che con i meccanismi messi in campo non ci si può aspettare che vengano fatti i controlli.

Questo vuol dire che chiunque può pensare di occupare il suolo pubblico con la ragionevole certezza che nessuno verrà mai a controllarlo, con tanti saluti alla necessità di garantire misure minime di sicurezza per il transito di veicoli e pedoni e il distanziamento tra le persone.

 

I nuovi tavolini installati dal Caffè Greco in mezzo a via Condotti

 

Il totale disinteresse ad avere degli uffici debitamente attrezzati per gestire l’enorme numero di richieste attese sta accomunando tutte le forze politiche, il che vuol dire che tacitamente tutti puntano alla totale deregolamentazione pensando così di agevolare al massimo il commercio cittadino. In realtà così si stanno creando tantissime situazioni di degrado e di possibile pericolo, stante che il COVID19 non appare essere stato definitivamente sconfitto, che potranno generare un contenzioso che durerà per anni.

 

C’è un unico consigliere capitolino che appare rendersi conto dei rischi che si stanno generando con un tale modo di procedere ed è Orlando Corsetti, del gruppo PD nonché ex presidente del Municipio I. Sarà quindi perché conosce bene la realtà del centro storico e i delicati equilibri che la caratterizzano, ma Corsetti è l’unico che, appoggiando anch’egli la possibilità di concedere spazio esterno alle attività di somministrazione, chiede di vincolarla al vaglio preventivo delle richieste da parte degli uffici appositamente potenziati.

Purtroppo Corsetti appare destinato ad un ruolo di pura testimonianza, visto che tutto il gruppo PD appare schiacciato sulle stesse posizioni della maggioranza. E dire che la sua proposta oltre che apparire assolutamente ragionevole è stata mediata dal provvedimento approvato a tempo debito dal Comune di Milano per consentire l’ampliamento dei locali sul suolo pubblico.

A Milano infatti è dal 22 maggio che si sono date disposizioni chiare agli esercenti riguardo i possibili ampliamenti, prevedendo un iter massimo di 15 giorni per le concessioni.

A Roma invece gli apprendisti stregoni del M5S ancora si stanno barcamenando tra cavilli e disposizioni fantasiose per una disciplina provvisoria che non potrà andare oltre il 31 ottobre di quest’anno. Nonostante infatti i proclami del presidente Coia che vorrebbe prolungare i vantaggi per gli esercenti addirittura fino a tutto il 2021, dimostrando così di voler cogliere l’occasione dell’emergenza per concedere un incredibile favore all’ennesima lobby cittadina, le modifiche normative si basano sul decreto del governo che limita i suoi effetti al 31 ottobre di quest’anno.

 

Ad aggravare ulteriormente la situazione in Municipio I c’è stato un avvicendamento all’assessorato al commercio, con Tatiana Campioni che ha lasciato ed è subentrata Giulia Urso, di Articolo 1. Un nuovo ed inesperto assessore si affianca quindi ad un ufficio commercio cronicamente sottodimensionato, già oggi impossibilitato a gestire la valanga di nuove richieste arrivate e destinato al definitivo collasso quando arriveranno le ulteriori diverse centinaia di richieste attese dopo l’approvazione della nuova delibera.

La concreta impossibilità di controllare le pratiche e il territorio, già riscontrabile al momento, non appare interessare i consiglieri capitolini, come già detto, ma neanche i consiglieri municipali e la stessa presidente del Municipio I, la quale a parte qualche flebile lamentela si è guardata bene dal sollevare il problema, accodata evidentemente anche lei al suo partito per il più totale laissez faire.

 

Come abbiamo scritto a più riprese, noi non siamo contrari a misure che consentano dove possibile di recuperare all’esterno gli spazi persi per il distanziamento fisico. Riteniamo però che questo non possa trasformarsi in una tana libera tutti, con tavolini buttati su strade e marciapiedi senza alcun rispetto per le normative di sicurezza ed il diritto di tutti a transitare in sicurezza.

Peraltro l’impostazione data dall’amministrazione capitolina al problema, con a capo di tutto il presidente Coia, ricorda tanto i provvedimenti temporanei che anni fa portarono le bancarelle ai Fori o al Colosseo. Si trattò al tempo di concessioni temporanee che sarebbero dovute scadere di lì a poco e invece durarono decenni, alcune ancora oggi. Ebbene c’è il fondato timore che concessioni temporanee previste fino a fine 2021 possano essere protratte nel tempo, a forza di ricorsi e opposizioni degli esercenti (il caldarrostaro di via Condotti docet).

 

Segnaliamo da ultimo il fatto che molte delle nuove OSP si sono installate e si installeranno su spazi di sosta regolare dei veicoli, riducendo così le possibilità di parcheggio in centro storico. Come questa previsione possa accordarsi con la decisione dell’amministrazione di spegnere fino a fine agosto i varchi ZTL lo sa solo il cielo. Il povero assessore alla mobilità ha provato a difendere tale decisione con spiegazioni già risibili ma si è dimenticato di questo dettaglio, o forse non lo hanno informato della cosa. Fatto sta che anche sul fronte della mobilità l’amministrazione capitolina dimostra un atteggiamento criminogeno, invitando i romani a recarsi in centro storico con il proprio mezzo ben sapendo che la gran parte di loro non potranno che sostarlo fuori posto.

 

Niente male per dei sedicenti paladini della legalità: criminogeni al contempo sulle OSP e sulla mobilità privata.

 

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