Ma davvero la Raggi vuole sostituire Cafarotti con Coia?

Che vantaggio può portare alla città sostituire un assessore inesistente con qualcuno che finora è riuscito solo a fare disastri?

Indiscrezioni di stampa hanno dato conto nei giorni scorsi dell’intenzione del sindaco Raggi di sostituire alcuni assessori a lei non troppo graditi. Nella lista vi sarebbero l’assessore alla cultura Bergamo, l’assessore alla scuola e sociale Mammì ed anche l’assessore al commercio Cafarotti.

Riguardo quest’ultimo sarebbe ben nota la predilezione del sindaco per l’attuale presidente della commissione commercio, Andrea Coia, ed è lui che sembra ella vorrebbe spostare sulla poltrona di assessore.

 

Orbene noi il tema del commercio a Roma lo abbiamo sempre seguito abbastanza da vicino e quindi ci reputiamo titolati a poter dare un giudizio di entrambi gli esponenti grillini, Carlo Cafarotti e Andrea Coia.

 

Del primo non siamo mai riusciti a scriverne nulla di buono, a partire dalle prime, poco felici, uscite, come quando ammise di sentire la mancanza di “porchetta e romanella” alla festa della Befana di piazza Navona. Del resto l’assessore Cafarotti non ha sostanzialmente combinato nulla in oltre due anni di mandato. Inoltre il confronto col suo predecessore, il molto rimpianto Adriano Meloni, rimane davvero impietoso.

Un assessore incolore, quindi, incapace di prendere posizione su qualsiasi tema ma sempre a rimorchio del ben più presente presidente della commissione commercio, Andrea Coia.

L’unico tentativo di Cafarotti di prendere una posizione autonoma lo si è visto a luglio dello scorso anno, quando il colpo di mano di Coia sulla disciplina in materia di OSP deve essere parso troppo anche per il sempre accomodante assessore, tanto da spingerlo a presentare le sue dimissioni, poi però subito ritirate.

 

Molte cose possiamo invece dire del presidente della commissione commercio, Andrea Coia, tutte purtroppo dal cattivo al pessimo.

Fin dagli inizi del suo mandato il presidente Coia ha sempre mostrato un’attenzione particolare per le tante lobby del commercio romano, a partire dagli ambulanti che hanno visto la situazione delle bancarelle a Roma sostanzialmente cristallizzata dalla delibera fatta approvare da Coia nel 2017. Quel testo fu presentato come rivoluzionario dal presidente Coia ma in sostanza non ha modificato di una virgola la bancarellopoli romana. Va qui ricordato che la stragrande maggioranza degli spostamenti di bancarelle (su via Tuscolana, Tiburtina, ecc.) è stata resa possibile dall’attuazione di una specifica previsione del Piano Generale del Traffico Urbano attivata dall’allora assessore Meloni, non certo dalla delibera Coia.

 

Ci deve essere stato poi lo zampino del Coia nel blocco della riforma degli impianti pubblicitari, quella approvata dall’Assemblea Capitolina nel 2014 e che, se attuata, avrebbe riportato ordine nel caos da cartelloni romani, aumentato gli introiti per le casse comunali e dotato finalmente la città di un vero sistema di bike sharing tradizionale. Il presidente Coia fu infatti prontissimo a dar retta alla lobby delle ditte pubblicitarie che con un discutibile studio provavano a dimostrare quanto pessima fosse la riforma approvata nel 2014. Un cumulo di obiezioni strumentali che sono servite solo a fermare la riforma e che solo recentemente si sono sciolte come neve al sole.

 

Un vero e proprio capolavoro lo realizzò il Coia allorché convinse la sua maggioranza a sfilare al Municipio I la competenza sulla festa della Befana di piazza Navona; per anni il Municipio aveva infatti provato a redigere il nuovo bando per assegnare le concessioni ambulanti della festa ma senza mai riuscirci. Il presidente Coia decise di promuovere il passaggio di competenza e di curare la redazione del nuovo bando, il cui risultato fu di affidare per dieci anni alla solita famiglia di ambulanti romani la stragrande maggioranza delle concessioni della festa. Peraltro l’esito di quel capolavoro di bando non solo ha restituito alla città una festa della befana che mai si era vista così brutta ma ha anche dato non poco lavoro alla magistratura romana.

 

Altro grande successo del presidente Coia è l’intervento sui Piani di Massima Occupabilità (PMO), un’altra responsabilità sfilata al Municipio I a dicembre 2019, a causa del sostanziale blocco nelle procedure in cui era occorso il Municipio. Peccato che il Comune, in oltre un anno, non sia riuscito a fare nessun passo avanti, dimostrando ancora una volta la siderale distanza tra le intenzioni di Coia e le sue capacità realizzative.

 

Arriviamo poi alla normativa emergenziale in materia di OSP, dove l’opera di Coia ha portato al far west più totale, con tavolini, pedane e arredi vari installati senza seguire alcuna regola. Caso emblematico è rappresentato dalle OSP spuntate in piazza di Spagna, espressamente vietate dalla normativa emergenziale ma tollerate da mesi come nulla fosse.

 

In conclusione ci chiediamo: ma davvero il sindaco Raggi vorrebbe sostituire il pur incolore Carlo Cafarotti con un mago dei disastri come Andrea Coia?

 

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