Lungotevere Arnaldo da Brescia: l’abbandono con la scusa del cantiere

L'area versa in un degrado completo per un parcheggio iniziato 15 anni fa e mai concluso. Gli annunci della Sindaca rimasti sulla carta

Uno dei nostri lettori più attenti, che ha chiamato la sua pagina Facebook “Civilizziamo Roma” (obiettivo alquanto ambizioso), ci fa notare la situazione ancora drammatica del Lungotevere Arnaldo da Brescia.

Qui, da oltre 15 anni, c’è un cantiere in stallo per la costruzione di un parcheggio interrato. Un’opera che sembra non avere un passato e un futuro nonostante a dicembre 2019 la Sindaca Raggi avesse scritto, col suo solito tono trionfante, che la sua azione “stava mettendo fine alle inefficienze del passato” perché la giunta aveva sbloccato il progetto.

La vera e tremenda storia del parcheggio, l’abbiamo ricostruita 11 mesi prima dell’annuncio della Raggi, in un articolo del gennaio 2019 che vi invitiamo a leggere e di cui tra poco riporteremo alcuni passaggi. Prima però vediamo, grazie alle foto inviate dal lettore, l’indecenza assoluta in cui versa quel tratto di Lungotevere.

 

Giustamente, Civilizziamo Roma fa notare che la Sindaca aveva pubblicato un altro post col quale si vantava di aver risanato la zona quando in realtà era solo stato passato un velo di asfalto a poca distanza.

L’area, di fatto, è in abbandono, senza alcuna pulizia con le auto che possono sostare tranquillamente sul marciapiede, impedendo ai pedoni il passaggio.

Ma perché la situazione è in fase di stallo? La prima autorizzazione risale al 2008, Sindaco Veltroni,secondo la quale il privato avrebbe potuto realizzare 344 posti auto e 40 posti moto. I primi scavi del 2010 portarono però alla luce un problema col grande collettore fognario che passa in quel tratto del Lungotevere ed i lavori dovettero arrestarsi. Passarono gli anni e il progetto parve poter riprendere nel 2012 sotto l’amministrazione Alemanno, quando fu approvata una prima variante che lo portò a ridurre a 182 i posti auto totali, di cui 101 box e 12 stalli pertinenziali e 69 stalli a rotazione.

Un nuovo imprevisto nella rete di sottoservizi provocò un’ulteriore variante presentata nel marzo 2015, con una previsione di posti immutata ma distribuiti su due piani interrati, anziché i tre previsti originariamente. Da allora niente si è più mosso fino all’annuncio che la variante è stata approvata dal Campidoglio a fine 2019.

I lavori però non sono mai ripresi e c’è da dubitare che il cantiere riapra in tempi brevi. A questo punto occorre fare alcune riflessioni. La prima riguarda la lungaggine inaccettabile per approvare o rifiutare un progetto da parte delle istituzioni. Quattro anni, solo per l’ultima variante, è un tempo non ragionevole dal punto di vista concettuale.
La seconda riflessione riguarda la scarsa qualità di chi ha presentato i progetti che per ben due volte si è imbattuto in problemi con reti fognarie e di servizio, a dimostrazione che non era stato fatto nessuno studio preliminare, né carotaggi.
La terza riguarda l’abbandono totale di un’area che nel frattempo sarebbe dovuta essere manutenuta, perché non è che la presenza di un cantiere rende quel territorio “res nullius”, dove la sporcizia può essere ovunque e le auto senza alcun controllo.

La storia di questo parcheggio, insomma, la dice lunga sulla cialtronaggine con la quale si procede nelle opere pubbliche e private a Roma, senza professionalità da parte di alcuno, né coordinamento delle istituzioni. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato ma di un modus operandi di un’intera classe dirigente di una capitale che non si riprenderà mai se il ritmo e la qualità delle sue opere sono come questa o come l’acquario dell’Eur che soffre di problemi simili e di cui vi parleremo in futuro.

 

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Una risposta

  1. Mi domando: ma se un progetto dopo 15 anni non è stato ancora realizzato, non si dovrebbe chiudere il cantiere e restituire l’area, che è pubblica, all’uso da parte della collettività? Il contratto di concessione dell’uso dell’area non dovrebbe prevedere penali in caso di ritardi o mancata realizzazione dell’opera, e non dovrebbero essere applicate sanzioni in caso di inerzia degli uffici che curano l’istruttoria del progetto? Capisco, sto sognando di stare in un’altra città..

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