Libri rari e baccalà fritto tra fontane e monumenti. Roma è anche questo

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Si chiude oggi la breve serie dei consigli di agosto per fare i turisti nella propria città. Consigli che restano validi per tutto l’anno qualora aveste tempo e voglia di ammirare le meraviglie di Roma, spesso dimenticate anche da noi, troppo presi a denunciare quello che non va. In calce, i link alle precedenti tre puntate. 

 

 

Ultima settimana di silenzio nella Capitale, frammentato soltanto dal passaggio degli autobus. Ultima settimana per scoprire ciò che Roma nasconde sotto gli occhi di tutti, prima di vantarsi con i propri amici delle meraviglie scoperte a km 0.

Con il vostro ombrello a portata di mano, posizionatevi in Piazza dell’Orologio. Non apritelo prima di aver dato uno sguardo al cielo per ammirare il colore dei laterizi, che modellano, appunto, La Torre Dell’Orologio.

Costruita nel 1648 dal Borromini, noterete, posizionato sotto il quadrante dell’orologio, un meraviglioso mosaico (disegno di Pietro da Cortona), rappresentante la “Madonna della Vallicella”, mentre all’apice della torre ci sono, a sostegno delle campane, delle volute in ferro.

Con una camminata non troppo spedita, avviatevi verso via del Pellegrino 78, perché la cultura e l’arte non risiedono soltanto nelle opere, realizzate da artisti conosciuti o poco conosciuti, ma anche nei libri.

Vi troverete, infatti, in una piccola libreria, che utilizza come pubblicità, per farsi conoscere, soltanto la sua vetrina: la “Libreria del Viaggiatore”. All’interno scoprirete autori ricercati, forse impossibili da trovare, manuali per i viaggi e personale gentile, pronto a consigliarvi e a risolvere qualsiasi dubbio sui posti da visitare.

È vero che per quest’anno siete rimasti a Roma ma questo non vuol dire che non possiate essere dei viaggiatori, anzi.

Con il vostro nuovo libro, probabilmente raro, andate a Campo de Fiori, semplicemente per passare dentro la piazza e sentirvi ancora più romani. E se lo stomaco dovesse lamentarsi per la fame, provate il “Forno Campo De Fiori” (ne vale la pena) oppure allungatevi fino a Largo dei Librari, 88 per gustare i filetti di baccalà fritti “Dar Filettaro a santa Barbara” (si potrebbe definire come il primo fast-food alla romana).

Con la pancia sazia, continuate per Via dei Giubbonari e tutta Via dei Falegnami per ritrovarvi così in Piazza Mattei ed ammirare un piccolo gioiello non abbastanza conosciuto: la “Fontana delle Tartarughe”.

 

La leggenda vuole che uno dei duchi Mattei, dipendente dal gioco d’azzardo, abbia perso una grossa parte dei suoi soldi. Venuto a conoscenza dell’accaduto, il futuro suocero gli rifiutò la mano della figlia. Il duca, volendo rimediare immediatamente all’insulto subito, fece erigere la fontana in una sola notte, di fronte al suo palazzo, invitando il mattino seguente il futuro suocero ad affacciarsi alla finestra. Meravigliato dell’accaduto, colui che la sera prima aveva dato il diniego allo sposalizio, si dovette ricredere, concedendo nuovamente la mano della figlia.

Dopo questa storia romantica, proseguite per via Sant’Angelo in Pescheria e ammirate l’omonima chiesa e, se possibile, perdetevi un po’ tra le stradine fino ad arrivare al Portico d’Ottavia.

Ricordandovi che il quartiere appena visitato, “Il Ghetto”, è tra i più antichi ghetti ebraici al mondo, secondo soltanto a quello di Venezia, arrivate sul Lungotevere de Cenci e – ammirando l’isola Tiberina ed il Tevere – risalite per il Lungotevere dei Tebaldi fino a Ponte Sisto ed allora, prendendo via Giulia, riempite la vostra bottiglietta, ormai vuota, nella Fontana del Mascherone.

 

La fontana, composta da marmo bianco, di età romana, getta l’acqua dalla bocca del mascherone per riversarla in un semi-catino a forma di conchiglia. La sua particolarità risale al 1720. Si racconta, infatti, che, quando il nobile Zondadari fu fatto Gran Maestro di Malta, la fontana gettò vino per tre giorni.

A questo punto, ubriacati ormai dal sapere, non vi resta che continuare la passeggiata senza una meta ben precisa.

Perdersi a Roma è ritrovarsi.

Seppur inconsci di quello che stiamo toccando e vedendo, altri prima di noi l’hanno fatto, anche secoli prima, permettendoci di godere di queste spettacolari opere.

Non distruggiamo o imbrattiamo il passato, perché è grazie ad esso che, ancora nel presente, vantiamo di avere la città più bella al mondo.

 


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