Le scelte urbanistiche della Raggi potrebbero costare 428 milioni di euro

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StadioRoma

 

Se lo Stadio della Roma si farà a Tor di Valle, lo Stato dovrà pagarsi il Ponte di Traiano, necessario a far defluire i veicoli dopo le partite. Quest’opera costerà 100 milioni e sarà a carico del contribuente mentre nel progetto originario approvato dalla giunta Marino era onere dei privati. La scelta della giunta Raggi di ridimensionare il progetto, eliminando le Torri, ha avuto come conseguenza una netta diminuzione dei costi per i costruttori e un aggravio pesante per il pubblico.

Questo è ormai un dato di fatto, ma la notizia più incredibile si riferisce proprio al ponte di Traiano. Avevamo visto nei mesi scorsi quanto fosse indispensabile quest’opera, pena il blocco dell’intero quadrante nel quale resterebbero intrappolati migliaia di automobilisti. La superficialità con cui è stata affrontata la vicenda dall’amministrazione a 5stelle ha fatto scivolare il Ponte tra le opere prioritarie ma non finanziate. Poiché in conferenza dei servizi non sarebbe mai passato un progetto del genere, è stato necessario che qualcuno mettesse mano al portafoglio e trovasse i 100 milioni mancanti. Il ministro dello Sport Luca Lotti e quello delle Infrastrutture Del Rio hanno messo a disposizione questa somma. Ma ancora non è chiaro se siano soldi aggiuntivi o se vengano stornati da un altro ponte indispensabile che andrebbe costruito nella zona,  il Ponte dei Congressi. Comunque vada, per le finanze pubbliche sarà un bagno di sangue.

Ma non basta: secondo l’ex assessore all’urbanistica, Caudo, questo tipo di finanziamento è pure in contrasto con le leggi. In particolare la legge 147 del 2013 prevede che l’equilibrio economico delle opere vada trovato all’interno dell’opera stessa e non con soldi dello Stato. Caudo ha inviato una lettera sia al presidente della Regione Zingaretti, sia alla Sindaca Raggi. Per ora l’unico che ha parlato è stato Zingaretti che ieri ha ringraziato il governo per aver affrontato il problema della mobilità.

Resta poi il nodo della Roma-Lido che andrà trasformata in una vera metropolitana. Con quali soldi? Anche in questo caso la giunta Marino li metteva a a carico dei costruttori ma ora è tutto da ridiscutere.

Torri delle finanze

 

TORRI DELL’EUR

C’è poi un’altra scelta dell’amministrazione Raggi che ha provocato una grossa perdita di denaro pubblico. Le Torri di Ligini, quelle che molti hanno soprannominato Beirut, erano state scelte dalla Telecom come proprio quartier generale. La società proprietaria, Alfiere Spa (di proprietà mista Telecom e Cassa Depositi e Prestiti), avrebbe dovuto pagare oneri concessori relativi al risanamento degli edifici (circa un milione). Ma l’assessore Berdini decise di richiedere oneri per 24 milioni come se le Torri non venissero risanate ma trasformate (era il vecchio progetto di Renzo Piano che prevedeva centinaia di appartamenti di lusso).

Questa richiesta spropositata ha provocato la rescissione del contratto da parte di Telecom che non vi trasferirà più i propri uffici. La Alfiere ha presentato un ricorso al Tar e lo ha vinto. Il Tribunale Amministrativo ha riconosciuto che i 24 milioni non erano dovuti e che gli oneri concessori richiesti in precedenza erano corretti. La Alfiere ha così deciso di chiedere i danni al Campidoglio per aver fatto sfumare l’affare e pretende un risarcimento di 328 milioni. Oltretutto si calcola che l’operazione sfumata sia costata alla città 180 milioni per i mancati investimenti di Telecom e 120 milioni in indotto e posti di lavoro perduti. Anche su questo fronte, l’ex assessore Caudo ha pubblicato delle riflessioni di grande interesse.

Insomma una debacle su tutti i fronti, considerato il fatto che le Torri sono tornate a simboleggiare degrado e abbandono. L’albergo che sarebbe dovuto nascere accanto alla Nuvola non trova investitori perché nessuno spende centinaia di milioni per un hotel che affaccia sugli scheletri. E ad aprile, quando all’Eur si terrà il campionato di Formula E, le tv di tutto il mondo mostreranno un quartiere che potrebbe essere splendido in condizioni catastrofiche.

Insomma la politica urbanistica della giunta Raggi, dopo solo un anno e mezzo di governo, sta provocando disastri. Questi sono solo due esempi, perché purtroppo le partite aperte sono molte: dall’ex Fiera di Roma, agli ex Mercati Generali, dalle ex Caserme Guido Reni,  ai tanti depositi Atac in abbandono. C’è da sperare che almeno le prossime scelte siano prese con maggiore consapevolezza.

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2 Commenti

  1. raffaello

    questa speculazione, la più grande che la Città di Roma abbia mai visto (e subito), ha un solo nome: MAFIA.

    • Marco Pascucci

      In questi casi non userei la parola “mafia”. Mi sembra che la parola in grado di descrivere meglio le scelte della giunta Raggi e le conseguenze che ne derivano sia un’altra. Questa parola è, a mio avviso, “incapacità”.

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