Le “misure urgenti a sostegno delle attività economiche” di Roma Capitale premiano i soliti noti

L'apparente confusione tra tributi e canoni che fa l'amministrazione capitolina favorisce il commercio più forte ma lascia a secco tutti gli altri

 

Riceviamo e rilanciamo un contributo esterno, e qualificato, sulle iniziative che l’amministrazione capitolina sta pensando per fronteggiare la crisi da COVID19. Si tratta di misure che abbiamo già avuto modo di criticare perché premiano solo alcuni a scapito di altri. Nulla che possa veramente rilanciare la città. Il Comune – parole di ieri dell’assessore al bilancio Lemmetti – perderà dai 300 agli 800 milioni dal mancato incasso di tassa di soggiorno, Tari e occupazione di suolo pubblico. Lemmetti lancia l’allarme per le casse del Campidoglio dopo che la sua stessa giunta ha approvato la cancellazione di questi introiti? Ma siamo su Scherzi a Parte? 

 

La terribile esperienza che viviamo ci sta portando a sperimentare forme nuove di relazioni sociali e di vissuto individuale che spesso ci fa riflettere su ciò che sarà il futuro prossimo una volta che saremmo usciti da questa pandemia.

Come in tutte le grandi fasi di cambiamento si impone una riflessione profonda personale e collettiva su ciò che potremmo iniziare a progettare per farci trovare pronti a ripartire domani, con maggiore consapevolezza o determinazione sul da farsi anche per evitare di compiere nuovamente gli errori che ci hanno portato a questa situazione.

In questo contesto ci aspettiamo – e auguriamo – che lo Stato, in tutte le sue articolazioni, Governo, Regioni, Comuni e singoli cittadini,  ognuno per la propria competenza e responsabilità faccia la propria parte. I cittadini, nella loro stragrande maggioranza dei casi la sta facendo. Il Governo ha stanziato ingenti somme per fare fronte alla situazione, la Regione Lazio ha messo in campo risorse economiche per il sostegno alle imprese e ai cittadini più in difficoltà e Roma Capitale cosa ha fatto?

Un segnale positivo si è visto con la mozione di Assemblea Capitolina n. 27 del 3 marzo 2020, sottoscritta da tutti i gruppi politici, con la quale si invita la Giunta e la Sindaca a “prevedere agevolazioni in merito ai tributi comunali per le attività produttive ivi incluse quelle collegate allo spettacolo e alla cultura e ricettive” nonché di “valutare di posticipare e/o rateizzare le prossime rate relative al versamento della tassa di soggiorno“.

Iniziativa di assoluto buon senso a cui la Giunta ha dato seguito con due Memorie del 27.03.2020, rispettivamente n. 21 e n. 22, con l’intento di individuare “misure urgenti a sostegno delle attività economiche e produttive“.

La Memoria n. 21 prevede l’esenzione del pagamento del canone Cosap per le rate residue per il 2020 per gli operatori commerciali titolari di autorizzazione-concessione che esercitino il commercio su area pubblica con posteggi nei mercati o al di fuori degli stessi, per i titolari di attività di somministrazione di alimenti e bevande che occupano il suolo pubblico con tavoli, sedie e altri arredi, per i titolari di autorizzazione-concessione con posteggio limitatamente, per quanto riguarda i mercati in AGS, alla quota di canone destinata a Roma Capitale.

La mozione n. 22 prevede il “differimento al 30/09/2020, senza applicazione di sanzioni ed interessi, del pagamento della rata del Canone per le Iniziative Pubblicitarie (CIP) con scadenza al 30/04/2020.

 

Il bazooka (termine che va tanto di moda in questo momento) utilizzato dall’amministrazione capitolina ha scagliato il suo spillo, per di più avvelenato.

 

Se queste sono le forme di sostegno tanto sbandierate nella memoria di Assemblea Capitolina che Dio ci aiuti. Le uniche attività produttive che riceveranno agevolazioni sono i ristoratori, gli ambulanti, gli operatori dei mercati rionali e le imprese pubblicitarie che, soprattutto queste ultime, sono il vero traino economico della città. Di tutto il resto, imprese che operano nel campo della cultura e dello spettacolo, non c’è traccia.

 

Non c’è male. Forse qualcuno si è dimenticato che in questa città operano, migliaia di commercianti e artigiani verso i quali non si sa quali forme di sostegno saranno previste e quando. Pensiamo a tutto il settore del commercio al dettaglio dell’abbigliamento,  delle calzature, del mobile, agli artigiani di varia natura; tutti esclusi. Di fatto si vanno a sostenere quelle attività commerciali, soprattutto ristoranti e bar e pubblicitarie, tra le più potenti e con mardini dj guadagno maggiori se pensiamo che per 1 mq di occupazione di suolo pubblico con tavoli e sedie pagano un canone di 2 (due) € circa al giorno, a fronte di ricavi ben più consistenti. Lo stesso dicasi per il settore dell’ambulantato, dove vige un sistema di gestione dei posteggi e dei rapporti di lavoro quantomeno opaco, anche alla luce delle ultime vicende giudiziarie che hanno riguardato il settore delle rotazioni nonché dell’ultima edizione della Festa della Befana.

Appare sempre più chiara la coerenza di questa amministrazione sul tema, in perfetta continuità di contenuti dapprima con la battaglia sostenuta contro l’applicazione della Direttiva Bolkestein, poi con l’approvazione della DAC 29/2018 sul commercio su area pubblica e da ultima la DAC 91/2019 in merito alla regolamentazione per l’occupazione del suolo pubblico e la gestione dei Piani di Massima Occupabilità.

 

Sarebbe stata l’occasione per una seria riflessione su quali prospettive dare a questa città da troppi anni abbandonata a se stessa.

Quale vocazione e quali attività commerciali e artigianali tentare di mantenere attive per salvaguardare una identità della città e in particolare del suo centro storico che negli ultimi anni ha subito profondi cambiamenti,  trasformato in una serie infinita di bar e ristoranti,  di B&B e case vacanze?

Quale visione si vuole dare a questa città quando si dovranno fare i conti con il dopo Covid e si conteranno le attività che non ce l’avranno fatta e quali strumenti ora si intende mettere in campo che domani i piccoli artigiani, i negozi di vicinato a conduzione familiare potranno utilizzare per evitare la chiusura?

Ecco, questo non c’è in quei provvedimenti, mentre si pongono in atto forme di sostegno per categorie che non ne hanno bisogno più di altri e per le quali sarebbe opportuno un serio e profondo ragionamento.

 

Un ultimo suggerimento ci sentiamo di dare. Forse sarebbe stato più utile dilazionare i pagamenti di tributi come l’IMU, la TARI, ecc. che riguardano tutte le attività commerciali e artigianali e non canoni di concessioni vari. Perché i Tributi sono una cosa diversa dai Canoni e sulla Memoria di Assemblea Capitolina si parlava dei primi e non dei secondi.

Ed anche questo suona un po’ strano, a meno che non si sia voluto scegliere di privilegiare alcuni a scapito di altri. I soliti noti … amici dei soliti altrettanto noti.

 

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