Le metro romane attraggono sempre meno passeggeri. Crollo sulla linea A

Nel 2019, i viaggiatori scendono di 5,4 milioni. Stazioni chiuse e servizio scadente allontano i romani dai treni. E per marzo rischio blocco totale

Il Comune ha da poco pubblicato le statistiche sull’utilizzo delle Metro a Roma negli anni precovid, e sono emersi dati agghiaccianti: nonostante il servizio sia aumentato del +2% tra il 2018 e il 2019, i passeggeri sono diminuiti di ben 5,4 Milioni (-3%). Il dato è ancora più grave se lo si va ad analizzare nel dettaglio.

 

Partiamo dalla Metro C. Nel 2019 il servizio è aumentato del +13,4% ed i passeggeri sono aumentati di 2,5 Milioni (+15,6%), un ottimo risultato che vede il boom del nodo di San Giovanni, entrato a pieno regime.

 

Per la Metro B, nonostante il lieve miglioramento del servizio nel 2019 (+0,4%), si è registrata una diminuzione di -0,8 Milioni di passeggeri (-1%). Il calo più evidente è ai 2 capolinea, mentre cresce Ponte Mammolo ed il ramo B1. Quintiliani si conferma la stazione meno frequentata di Roma, con una media di soli 3 passeggeri per treno in ora di punta.

 

 

La vera catastrofe è sulla Metro A. Nel 2019 il livello di servizio, pari al 95%, è diminuito solo di pochissimo (-0,8%) rispetto l’anno precedente (2018), mentre il numero di passeggeri è crollato di ben 7,1 Milioni (-6%), e questo nonostante il dato positivo di San Giovanni, che da sola ha portato un incremento di +1,7 Milioni di passeggeri. La spaventosa perdita di utenza è legata principalmente (se non esclusivamente) alla chiusura delle stazioni: Barberini (-4,9 Mln), Repubblica (-1,1 Mln), Baldo degli Ubaldi (-0,4 Mln).

Da questi numeri si può facilmente dedurre che le stazioni chiuse comportano una perdita netta di utenti, cioè i passeggeri solo in piccolissima parte utilizzano stazioni limitrofe, mentre nella maggioranza dei casi cambiano proprio tipologia di mezzo usato. In buona sostanza, la pessima gestione degli impianti scale mobili ha causato lo spostamento su bus o mezzi privati di un numero di cittadini pari, ogni giorno feriale, all’intera popolazione di Genzano o Frascati.

 

Dunque, mentre nel resto del mondo il trasporto su ferro e in particolare quello sotterraneo cresce, a Roma subisce un calo pesante a causa del peggioramento del servizio. E il futuro non offre grandi speranze. Roma Metropolitane, la società comunale che gestisce le infrastrutture e si occupa di progettare nuove linee e stazioni, sta per chiudere definitivamente.

Dal primo febbraio, una parte dei dipendenti sarà messa in cassa integrazione. Al momento il provvedimento non riguarda i tecnici e i progettisti ma solo gli amministrativi, anche se è ipotizzabile un blocco totale delle attività già da marzo e se non si trovano 6 milioni di euro per rifinanziare l’azienda.

Il Campidoglio giustifica il disastro con la consueta scusa del Covid, ma nessun nesso apparente c’è tra la pandemia e una partecipata che offre servizi fondamentali per la progettazione. Il commissario liquidatore Andrea Mazzotto ha scritto al Comune avvisandolo: entro il 31 marzo rischiamo di non onorare gli impegni correnti. Questo significa stop ai lavori per la metro C e possibile fermo dei treni sulle linee A e B.

Già lo scorso 12 gennaio avevamo dato conto del rischio paventato dai commissari liquidatori di Atac che temono un allungamento infinito dei tempi di attesa dei treni per mancanza di manutenzione.

In 15 giorni la situazione è ulteriormente peggiorata e da allungamento dei tempi di attesa, adesso si parla di un vero e proprio blocco delle metro. Non c’è da stupirsi se il numero dei passeggeri sia in calo costante.

 

 

 

 

 

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