L’assoluzione di Marino è una condanna per il PD romano

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Nel nostro piccolo non siamo mai stati particolarmente teneri con il Sindaco Marino. Sarà che ben sapevamo di alcune cose buone che stava facendo per Roma (è ad esempio grazie a lui ed al suo Assessore Leonori se a Roma è stata approvata una riforma degli impianti pubblicitari che colpevolmente l’attuale amministrazione continua a lasciare inapplicata) e per questo pretendevamo sempre di più da lui e dalla sua Giunta.

Anche quando la Giunta Marino cadde non ci stracciammo le vesti, ignari al tempo dell’ulteriore disastro che avrebbe investito con l’amministrazione del M5S.

 

Cogliendo una sollecitazione letta in un tweet della scorsa settimana di Fabio Sabatini, recuperiamo oggi la notizia del deposito delle motivazioni della sentenza realtiva alla definitiva assoluzione del Sindaco Marino dalle accuse di peculato e falso per la rendicontazione di alcune spese.

 

 

Per parlare della cosa ci permettiamo di utilizzare il post che lo stesso prof. Sabatini pubblicò lo scorso aprile sulla sua pagina facebook quando la Cassazione assolse Marino:

 

La ragione fondamentale per cui l’ex sindaco Ignazio Marino era stato condannato in appello è che circa metà delle sue cene di rappresentanza (per una spesa totale di 12.700 euro) avvennero in giorni festivi e prefestivi. Secondo la Procura, poiché le cene si svolgevano al di fuori di un normale orario di lavoro, non potevano certo essere “di rappresentanza”.

Il 99% delle cene di rappresentanza cui ho partecipato a margine di workshop e conferenze universitarie si è svolto di sabato sera. Le cene servono a chiudere un meeting, un evento, una trattativa, ed è ovvio che possano svolgersi alla fine della settimana lavorativa. Chiunque abbia delle responsabilità, nel settore privato o nelle istituzioni, non osserva un orario di ufficio. Semplicemente, lavora in continuazione. Figuriamoci il sindaco di Roma.

In una delle cene incriminate, per esempio, il sindaco ospitò il mecenate russo Alisher Usmanov al termine di una trattativa che valse alla città una donazione di più di due milioni di euro, destinati a opere di valorizzazione dei Fori Imperiali e al restauro della Sala degli Orazi e Curiazi (dove si sono svolte le celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’Unione Europea, inaugurate dalla sindaca Raggi che di tale restauro si è presa senza pudore il merito).

Era il 12 aprile 2014, un sabato, e sullo scontrino di quella cena, costata poco più di mille euro, i grillini montarono una campagna di violenza inaudita.

La sentenza della Corte di appello non stava in piedi, e adesso che la Cassazione ha assolto definitivamente il sindaco è ancora più lampante che l’ignobile messinscena degli scontrini fu solo un pretesto. La giunta Marino doveva essere fermata perché in appena pochi mesi aveva intaccato gli interessi delle cricche che da decenni spolpano Roma e che ora, grazie alla restaurazione dei 5 stelle, sono tornate a dominare incontrastate sulla città.

Ma i 5 stelle condividono la responsabilità della restaurazione con la parte peggiore del Pd. Quelli che si sono dimessi dal consiglio per far decadere l’assemblea capitolina e quindi la giunta, anticipando così le elezioni. Quel notabilato di sinistra che contro Marino ha organizzato l’opposizione più dura di tutti i tempi e ora dorme sonni tranquilli di fronte allo scempio che i grillini stanno facendo della città. E Renzi, che ha avallato sornione la fronda interna contro un sindaco evidentemente impossibile da addomesticare. Un errore politico di portata almeno pari a quella del referendum suicida del 4 dicembre 2016. Quella parte del Pd deve chiedere umilmente scusa, allontanarsi dal dibattito pubblico in punta di piedi e non candidarsi mai più, non a Roma almeno.

 

 

Ci troviamo oggi a rimpiangere amaramente il Sindaco Marino, ma ancor di più ci uniamo al prof. Sabatini nel pretendere da “Quella parte del PD” (che poi è la stragrande maggioranza del PD romano) prima le scuse e poi la sparizione dal dibattito pubblico in punta di piedi.

 

Se oggi Roma non ha un’opposizione minimamente in grado di intaccare un governo cittadino pur imbarazzante, in gran parte ciò è dovuto al “suicidio Marino” perpetrato dal PD romano e alla successiva rinuncia a trarne le dovute conseguenze.

Non si stupisca quindi Zingaretti se a Roma continuerà a non vedere segnali di ripresa del suo partito. I cadaveri non resuscitano, vanno rimossi.

 

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2 Commenti

  1. Anonimo

    Il pricipale colpevole (Orfini) tace più degli altri.

  2. Tripodi Giuseppe

    In altri paesi, per molto, ma molto meno, li avrebbero cancelli dal mondo politico. Un branco di iene che hanno la faccia come il fondo schiena. Ma ormai la storia li ha bollati come: mandante, sicario e accoltellatori. Mi auguro che non li veda mai in giro per Roma, ho con me sempre la lista dei TRADITORI, perchè non mi tratterrei a sputarli in faccia!

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