L’amm.ne Raggi ancora pro-cartellopoli, senza vergogna

La decisione della giunta di sperimentare cartelloni a led rappresenta l'ennesimo escamotage per rimandare alle calende greche la riforma degli impianti pubblicitari

Partiamo da una notizia di un paio di giorni fa, letta sul sito web del Comune:

Tecnologie avanzate, eco-compatibilità e costi ridotti: al via la sperimentazione di impianti pubblicitari high-tech, come la tipologia LED o plasma. L’utilizzo di tecnologie avanzate nel settore è stato approvato in Giunta al duplice scopo di ridurre l’impatto ambientale, nonché lo smaltimento del PVC e di ogni altro materiale sin qui adoperato, e di veicolare, senza oneri aggiuntivi, anche messaggi di rilievo istituzionale o  di interesse pubblico.

 

Fico no? “Tecnologie avanzate, eco-compatibilità e costi ridotti” per i cartelloni romani. Finalmente un passo avanti in un settore fermo da decenni, si potrebbe pensare.

E infatti il solitamente evanescente assessore al commercio di Roma, Carlo Cafarotti, riprende subito la notizia sulla sua pagina facebook:

 

 

… un’innovazione a tutto campo per il settore romano” sbandiera l’assessore, ben sapendo che in tanti si berranno questo ennesimo annuncio che siamo pronti a scommettere non porterà ad un bel niente.

 

Chi ci segue sa con quanta competenza possiamo parlare di impianti pubblicitari e della riforma approvata nel 2014, riforma che insieme ad altri amici, e grazie in gran parte all’allora assessore al commercio Marta Leonori, abbiamo contribuito a scrivere e a far approvare.

Per questo non possiamo che reagire con estremo fastidio ogni qualvolta l’attuale amministrazione provi a spacciare qualche novità in una materia dove si è resa protagonista dell’immobilismo più assoluto, mantenendo una situazione che peggiore non si potrebbe.

 

Vediamo perché siamo sicuri che l’ultimo annuncio non porterà a nulla.

 

Agli inizi di febbraio abbiamo recitato il de profundis per la riforma degli impianti pubblicitari, quella che era stata approvata nella precedente legislatura dall’Assemblea Capitolina col voto favorevole degli allora consiglieri M5S, Raggi inclusa, e che la stessa Raggi ha lasciato marcire per quasi quattro anni “dimenticandosi” di attuarla.

E dire che con quella riforma si sarebbe messa fine alla cartellopoli romana, ossia alla moltiplicazione degli impianti pubblicitari spesso in violazione di norme varie, si sarebbero incrementati gli introiti per il Comune e da ultimo, ma non per importanza, si sarebbe finalmente fornita Roma di un sistema di bike sharing tradizionale, sul tipo di quello che da oltre dieci anni è presente a Londra e Parigi.

Ma no, per Virginia Raggi e la sua amministrazione quella riforma non doveva essere attuata, probabilmente per non disturbare l’ennesima lobby cittadina, quella delle ditte pubblicitarie che prosperavano, e lo fanno ancora, su una normativa inadeguata e inapplicabile.

 

Come scrivemmo nel pezzo indicato sopra, all’inizio dell’anno qualcuno in Comune ha pensato che fosse ora di finirla con quello scandalo di riforma inattuata ed ha incaricato il massimo esperto dell’amministrazione capitolina di procedere senza indugio. Peccato che nel frattempo la finanziaria del 2019 ha apportato alcune modifiche normative che costringono ad una revisione della riforma approvata nel 2014, rendendo praticamente impossibile attuarla nel tempo rimanente dell’attuale legislatura.

In realtà a voler pensar male c’è da pensare che l’amministrazione Raggi si sia decisa ad applicare la riforma ben sapendo che ciò non sarebbe stato possibile nel breve periodo, non rischiando quindi di disturbare la lobby di turno.

 

Leggere quindi oggi che l’amministrazione addirittura vuole sperimentare nuovi impianti, la cui introduzione comporterebbe ulteriori modifiche alla normativa del 2014, dimostra solo che Raggi & Co. vogliono essere sicuri al 100% che il settore degli impianti pubblicitari non venga riformato durante il loro mandato.

Ancora una volta con la scusa di voler fare qualcosa di meglio, nei fatti si procrastina alle calende greche una riforma che quattro anni fa si era ad un passo dall’attuare.

 

Trattasi dell’ennesimo atto irresponsabile nei confronti di una città che da decenni aspetta che venga fatto ordine in materia di cartelloni, per migliorare l’aspetto dei luoghi, aumentare la sicurezza di veicoli e pedoni e rimpinguare le casse del Comune.

 

Sottolineiamo ancora una volta che mentre l’amministrazione fa l’ennesimo annuncio in tema di cartelloni che non porterà a nulla, la sua scelta di non attuare la riforma approvata nel 2014 costringe oggi Roma ad essere priva di un sistema di bike sharing tradizionale. Ebbene un tale sistema sarebbe stato un elemento fondamentale per incrementare la mobilità ciclistica in città, uno dei modi migliori per consentire gli spostamenti in sicurezza in tempi di COVID19.

È una responsabilità gravissima in capo anzitutto al sindaco, Virginia Raggi, che pure quella riforma l’aveva votata, ma anche all’assessore Cafarotti che si è reso complice attivo nel boicottaggio della riforma.

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Pubblicato da Andrea Coia su Venerdì 3 luglio 2020
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