Siamo garantisti noi di diarioromano, convintamente garantisti, ed il motivo è che tale è la Costituzione Italiana, che infatti prevede la presunzione d’innocenza per tutti i cittadini.

Inoltre non ci piacciono le patrie galere, nel senso che pensiamo al carcere come estrema ratio per chi abbia commesso reati gravi, preferendo di gran lunga che vengano applicate tutte le sanzioni alternative al carcere ove possibile.

 

Per questo non abbiamo gioito quando abbia saputo dell’arresto del presidente dell’assemblea Capitolina Marcello De Vito, così come non ci siamo rallegrati quando la richiesta di scarcerazione è stata respinta dal Tribunale del Riesame.

Dal punto di vista umano ci rammarichiamo nei casi in cui la libertà di una persona viene ridotta e nonostante non abbiamo mai apprezzato particolarmente l’uomo, oltre che il politico, Marcello De Vito, ci dispiace sinceramente delle vicende che lo vedono protagonista in queste settimane.

 

Chiarito ciò, dobbiamo però far presente tutto il nostro sdegno per le dichiarazioni che De Vito ha inviato ai suoi colleghi di maggioranza.

Quello che segue è il passaggio a nostro avviso cruciale di quella missiva:

In questo periodo ho pensato spesso, per il rispetto che nutro verso l’istituzione, al fatto di dimettermi dalla carica di presidente dell’Assemblea capitolina, carica che ho amato e che ritengo di avere svolto con onore per un verso, con piena cognizione dei suoi equilibri e tecnicismi dall’altro. Ma non posso, non voglio e non debbo farlo!“.

 

Incredibile a dirsi, Marcello De Vito è infatti ancora il presidente in carica dell’Assemblea Capitolina; una sua decadenza da quella posizione è stata valutata dalla maggioranza ma infine esclusa per i forti rischi di un contenzioso con esiti imprevedibili.

L’unico modo per farlo decadere è che egli stesso si dimetta dalla carica, ma, come scritto nella lettera, De Vito ha deciso che non può, non vuole e non deve farlo.

Il risultato al momento è che il presidente in carica dell’Assemblea Capitolina, colui che guida l’aula Giulio Cesare, è in cella, privato della libertà, ma soprattutto vergogna massima per la massima istituzione rappresentativa della città di Roma.

 

De Vito nella sua lettera parla del rispetto che egli nutre verso l’istituzione ma evidentemente non deve avere idea di cosa davvero voglia dire la parola “rispetto” se con la sua scellerata decisione sta costringendo l’Assemblea Capitolina a dover annoverare il suo presidente in galera.

Quando si rispetta un’istituzione si fa di tutto per non screditarla, per non far neanche paventare il rischio che la sua onorabilità possa essere messa in discussione. Per questo nel caso di contestazioni di reato la prima cosa da fare è dimettersi da eventuali cariche istituzionali, per evitare che le vicende del singolo possano influenzare negativamente l’onorabilità di un’istituzione.

 

No avvocato De Vito, il suo ragionamento non funziona affatto e dimostra solo quanto anche lei sia evidentemente attaccato alla poltrona, al punto da mettere alla berlina l’Assemblea Capitolina pur di mantenerla.

Noi non abbiamo motivo di dubitare della buona fede di De Vito e gli auguriamo sinceramente di poter chiarire tutte le contestazioni che gli sono state mosse. Ma nel frattempo che lui impiega tutto il suo tempo a difendersi, deve dimettersi dalla carica di presidente, separando così le sue vicissitudini personali da quelle della massima istituzione rappresentativa capitolina.

Non facendolo De Vito trascina le istituzioni nella fogna in cui lui stesso è caduto, con un atteggiamento assolutamente irresponsabile di cui uno nella sua posizione dovrebbe solo vergognarsi.

 

Ci ripensi presidente De Vito, rassegni le dimissioni e si comporti da persona che le istituzioni le rispetta. In questo modo quando avrà chiarito tutti gli addebiti a suo carico potrà tornarci a testa alta nelle istituzioni, mentre perseverando nella decisione di mantenere la carica, pur essendo in carcere, connota in maniera definitivamente negativa la sua carriera politica.

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